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30 dicembre 2011


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Parole, parole, parole... (dell'anno che fu)

Un anno è fatto di 365 giorni. E ogni giorno è fatto di parole. Parole dette, parole scritte. Parole nuove. Quelle usate poco, quelle mai usate prima, quelle usate di più ultimamente. Le parole raccontano. Alcune sembrano parole assurde (o parole dell'Assurda?). Alcune sono le parole di un anno passato. Il 2011.

A: alluvioni. In Italia non si parla più di pioggia, ma di catastrofi, di frane, di danni. Di morti.
B: Bunga Bunga e berlusconismo, sono state sostituite da Bot (Buoni ordinari del Tesoro) e Btp (Buoni del Tesoro Poliennali).
C: crisi. Era stata vietata nel 2010, tenuta nascosta all'inizio del 2011, e poi eccola qui. Un pò come la polvere messa sotto il tappeto.
D: dimissioni. Quelle chieste dalla Merkel, ovvero la C***** i*********** si è inc***** il cavaliere.
E: euro. La moneta dell'Europa. La nostra moneta. Fino a fallimento contrario.
F: fiducia. Il precedente governo le usava per restare in vita, mentre quella degli italiani crollava.
G: Gheddafi. La fine di un'amicizia e di una dittatura.
H: hashtag. Un modo per mettere in relazione contenuti simili. Ma dove vai se twitter non ce l'hai?
I: Ici, anzi Imu. Perchè in questo 2011 se ne parla e nel 2012 lo si paga.
J: Jobs. Steve Jobs e la morte di un personaggio che ha cambiato per sempre certe nostre abitudini.
K: Kim Jong Il. Perchè si muore anche nei paesi che poco o nulla vogliono far sapere, e le esequie di stato sono le uniche immagini che da lì ci arrivano in diretta.
L: lacrime. Lacrime e sangue. Ovvero l'ennesima manovra.
N: Napolitano. Giorgio Napolitano, il Presidente della Repubblica che ha preso per mano l'Italia traghettandola da un governo all'altro. 
M: Mario Monti. Eletto come il salvatore della patria. Anzi, non eletto affatto.
O: Osama. Osama Bin Laden viene scoperto e ucciso. Obama ringrazia.
P: primavera. Qui non esistono più le mezze stagioni, ma di là c'è la Primavera Araba.
Q: quorum. Quelo raggiunto per i referendum.
S: spread. Sale, scende, scende, sale, sale e sale. La cosa più alta che abbiamo in Italia.
T: tariffe. Tariffe che si alzano: gas, luce, benzina.
U: unità d'Italia e i festeggiamenti per i suoi primi 150 anni. Con buona pace di Bossi.
V: Verzè. Don Verzè. Certi preti vivono in castità e in povertà. Altri no.
W: walfare. In un paese come l'Italia sta diventando un problema o un miraggio, dipende da come si guarda alla questione.
X: come la speranza del pareggio di bilancio.
Z: zingari. Ultimamente certi zingari giocano a calcio. Ci scommetterei!
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25 dicembre 2011


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Parco Natale

Avrei voluto preparare l'albero questo Natale. Palline, lucine, abbobbi, stelle filanti e capelli d'angelo. Avrei dovuto comprarli e alla fine mi sono detta: "risparmio!" Che poi il Natale mica lo festeggio a casa con il mio albero, le palline, le lucine, gli addobbi...
Avrei voluto comprare i regalini a tutti i miei "nipotini" nuovi di zecca, che poi sono i figli dei miei amici di sempre, quelli con i quali sono cresciuta e che crescendo hanno messo su famiglia, ma tutti questi bimbi sono ancora così piccoli che nemmeno sanno che cos'è il Natale e cosa sono i regali. Loro mangiano e dormono ed allora mi sono detta: "risparmio!"
Avrei voluto andare in giro per negozi, quelli con le vetrine a festa che ti invogliano a comprare, ma avrei dovuto mettermi in macchina, fare benzina e mettermi in coda per trovare un parcheggio, per ritrovarmi in un centro commerciale stracolmo di gente, carrelli, bambini che vogliono questo e quello o in giro per strade affollate, il centro pedonale e il traffico a croce uncinata per raggiungerlo e alla fine sono rimasta a casa, dicendomi: "risparmio!"
E alla fine nessuna manovra di spese per l'avvicinarsi del Natale, che poi le manovre le fanno e le approvano gli altri e a me tocca l'IMU, l'ICI, l'Iva, l'Irpef, le accise, i tagli, gli aumenti. Tutto sotto l'albero, che non ho comprato per risparmiare. Che poi alla fine non avrò l'albero, le lucine, gli addobbi, i regalini e nemmeno i risparmi. Però sarò parte attiva di questa manovra e contribuirò a salvare l'Italia. Mi tocca farlo! Perché non sono un farmacista, non sono un tassista, non sono un politico e non sono intoccabile. Ma ho il senso del risparmio e lo spirito di sopravvivenza. Sopravvivere a questo Natale senza albero, lucine, abbobbi e regalini. Che poi la vera tradizione è il presepe! E la capanna, essendo un alloggio della Chiesa, è esente dall'ICI. Ed io risparmio, o no?!
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20 dicembre 2011


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E figl so piezz e cor

Quanto costa un figlio?
Vestitini, passeggino, fasciatoio, creme e cremine, pappine e omogeneizzati, visite dal pediatra, tante visite dal pediatra, e poi scarpine e abitini da cambiare ogni mese che cresce e i primi giocattoli, i libri per le favole, le apine sulla culla, la culla, i ciucciotti, le bavette, ancora pannolini, il latte e ancora latte dopo le poppate al seno e poi crescono. Servirà la prima bicicletta, i colori, la sacca per l'asilo, l'asilo, la tata e poi crescono. Servirà la prima cartella, i libri, la carta igienica da portare a scuola, la palestra, il nuoto, le lezione di musica, quelle di danza, i compleanni da festeggiare con gli amichetti, i regalini per gli altri e poi crescono. Cambiano i libri da comprare, insieme ai quaderni e ai diari e ci vuole il computer per la ricerca e il motorino e le scarpe e gli abiti servono sempre, il pediatra viene sostituito dall'ottico, dal dentista, dal nutrizionista e poi crescono. La paghetta aumenta, il motorino viene sostituito dalla macchina, il bollo, l'assicurazione. Ci sono le rate dell'università, altri libri e lo scambio culturale all'estero e poi crescono e magari diventano autonomi anche economicamente. Prima o poi.
E mentre crescono ci sono stati i sacrifici, le notti insonne, le gioie, le preoccupazioni, le soddisfazioni, le influenze, il morbillo, la varicella, le feste della mamma e quelle del papà.
Quanto costa un figlio quando si vuole un figlio e non si riesce ad avere un figlio?
Sino a 2500 euro per saltare le liste d'attesa e provare a bruciare i tempi e le tappe per accedere alla procreazione assistita, almeno secondo le tariffe di Carlo Cetera, primario di ostetricia e ginecologia dell'ospedale di Pieve di Cadore.
Perdonatemi, ma certe forme di speculazione sono persino più assurde di altre.

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11 dicembre 2011


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P(orca)M(iseria)10

Vivo in una città oltre la soglia.
Vivo in una città oltre i limiti.
Vivo in una città che è sempre al di sopra.
Vivo in una città con valori altissimi.
Di Pm10.
Vivo in una città dove andare in bici tutti i giorni è come praticare uno sport estremo.
Vivo in una città dove i polmoni di un ciclista (non fumatore) somigliano a quelli di un turco con la sigaretta in mano.
Vivo in una città dove il sole e il bel tempo spaventano più degli alluvioni.
Vivo in una città dove per legge ti viene imposto di andare a piedi, per ricordarti che ci sono altri mezzi per muoverti.
Vivo in una città dove per due giorni si fa il blocco dell'auto senza che questo risolva qualcosa.
Vivo in una città dove le strade vengono pulite non perché ci siano troppe cacche di cani sui marciapiedi.
Vivo in una città dove la pioggia si invoca e non per la paura della siccità.
Vivo in una città dove la parola smog viene utilizzata per indicare un colore.
Vivo in una città dove devo temere la crisi, la delinquenza, il traffico, l'inflazione, la droga, la depressione, la stagnazione, ma più di ogni altra cosa devo temere l'aria che respiro.
Vivo in una città dove, comunque vada, devo respirare per forza, perché se non respiri muori, ma se respiri potrebbe essere solo questione di tempo.
E se il tempo è bello, allora la faccenda è brutta, brutta assai.
Vivo in una città e non vi ho detto qual è. Provate a indovinare.
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5 dicembre 2011


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La provincia che voleva essere un principato

Nel 2011 l'Italia era divisa in regioni. Ogni regione aveva un capoluogo e ogni regione era divisa a sua volta in province. Qualcuno avrebbe voluto abolire quelle province e qualcuno tornava a ripeterlo a cavallo di ogni campagna elettorale: "Aboliamo le province e risparmiamo!" Perché è dimostrato: le province ci costano!
Alcuni presidenti di provincia erano molto spaventati, altri lasciavano correre sapendo quanto mare ci fosse tra il dire e il fare. Solo uno, però, ebbe un'idea geniale: trasformare la propria provincia in una regione. Anzi fece di più, siccome voleva essere originale pensò di trasformare la propria provincia in un principato: il Principato di Salerno!
La notizia si diffuse e fece ridere non poco persino qualche salernitano incredulo, eppure la macchina si era messa in moto sul serio, se ne parlava in diversi consigli comunali di diverse città, tanto da entrare negli ordini del giorno sbalzando questioni ben più importanti: lavoro, gestione, amministrazione della cosa pubblica, problemi legati alla viabilità, alla sanità, alla raccolta dei rifiuti. Si doveva parlare del principato. Stava diventando una questione di principio.
E' come lo si fa un principato nel 2011? Possiamo dividere le terre in feudi, la popolazione in vassalli, valvassini e valvassori, instauriamo lo ius primae noctis, tasse sul raccolto o ci ispiriamo al più moderno Principato di Monaco con una Grace Kelly che muore tragicamente in un incidente auto dopo aver abbandonato il cinema per sposare un vero principe e aver messo al mondo dei figli principeschi che con i loro matrimoni hanno già riempiti le pagine del gossip di mezzo mondo?
E il principe? Chi è il principe? Chi fa il principe? E fatemi vedere il principe, andiamo a vedere il principe, voglio vedere il principe!
Il principe non c'è e per il principato ci vorrebbe un referendum, ma la Corte Costituzionale dice no a quel referendum, perché lo ritiene "non legittimo". Niente corse scissioniste, il volto della Campania non si cambia. Ma il presidente della (ancora solo) provincia di Salerno, Edmondo Cirielli non ci sta! E fa sapere che (ri)correrà al galoppo su un cavallo bianco, alla Corte di Giustizia dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo, facendo appello al primo articolo della Carta delle Nazioni Unite che sancisce il diritto all'autodeteminazione.
La Lega Nord plaude all'iniziativa e fa sapere che per il viaggio manderà scorte di Grana Padano.
Ma nel 2011 io sono, ancora, una cittadina italiana e vorrei restarlo senza dover dire di vivere in Padania ed essere nata nel Principato di Salerno.
Per questo mi vien da chiedere: "ma che testa ha il Presidente della provincia di Salerno?"
Lui, forse, in futuro, spera coronata.
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28 novembre 2011


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La coppia scoppia!

I rapporti di coppia non sono sempre facili. 
C'è bisogno di comprensione, compromessi, c'è bisogno di stima, di complicità e a volte nonostante tutto le coppie scoppiano. Anche quelle che non ti aspetti, quelle che vorresti restassero sempre insieme, perché insieme ci piacciono tanto, perché insieme ti fanno credere che sia possibile e ci rimani male quando qualcuno ti comunica: "Non stanno più insieme, non lo sapevi?"
Non lo sapevo! E ti viene quella faccia da ebete, da no, vi prego no, fatelo per me, fatelo per noi che c'abbiamo creduto, rimettetevi insieme, riprendete i cocci e ricostruite tutto.
Non stai nemmeno lì a chiedere che cosa sia successo, non lo vuoi sapere come se non fosse mai successo, vuoi solo che le cose tornino com'erano, come ci piacevano, vuoi solo poterli pensare come la coppia più bella del mondo. Infondo li avevi visti insieme nelle difficoltà, nelle sfide importanti, nella gioia, nella grande gioia. E avevi persino lottato con loro e gioito con loro, difendendoli dinanzi ai maligni, dinanzi a chi diceva: "Vedrai non funzionerà. Finiranno per entrare in competizioni e si tireranno i piatti dietro. Succede sempre così con determinate coppie!"
Succede sempre così.
E niente sono valse le serate a confrontarsi con gli amici, a chiedere consigli, a mediare, a dire: "facciamo un ultimo sforzo, riproviamoci ancora una volta!"
Niente, alla fine te ne vai sbattendo la porta, sperando che l'altro ti riacchiappi, che ti dica che è vero che basta poco, che è vero che ci stiamo sbagliando e che separati no, non è possibile!
Infondo loro non sono mica Albano e Romina?!
Loro sono Giuliano Pisapia e Stefano Boeri.
E a me quanto piacerebbe credere ancora nel rapporto di coppia!
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24 novembre 2011


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Grana Padano ergo sum


La Padania esiste, perché c'è il Grana Padano.
Dicono. Anzi lo dice il leghista Gianluca Buonanno.
Allora io dico: la Lucania esiste perché c'è l'amaro Lucano; Parma esiste perché c'è il prosciutto di Parma; Bruxelles esiste perché ci sono i cavoletti; il Montenegro esiste perché c'è l'amaro Montenegro; Saronno esiste perché c'è l'amaretto; Treviso esiste perché c'è la trevisana; Benevento esiste perché c'è la strega; Moena esiste perché c'è il puzzone (e bisogna capire se esserne fieri!); la Sicilia non sa se esiste per il cannolo o la cassata; Cremona esiste perché c'è la crema.
Ma vi dirò di più: le galline esistono per le zampe di gallina; il porco c'è per il piede di porco; il topo esiste perché usiamo il mouse; la trippa perché c'è Giuliano Ferrara; il cane esiste per poter fare cagnara; le fate ringraziano le proprie mani; le papere i propri piedi.
E Babbo Natale esiste perché ha una casella postale e ha fatto il testimonial della Coca Cola.
Ho qualche dubbio, invece, sull'asino che vola, gli extraterrestri e l'uomo perfetto. Non ho ancora incontrato nessun rappresentante di queste tre specie.
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22 novembre 2011


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Cesare e la Chiesa

C'era un paese affacciato sul mare. Era stato culla di cultura e patria di grandi bellezze. La storia nasceva e passava di là, un tempo.
Le cose cambiarono. Il tempo passò. Le bellezze rimasero, della cultura qualcuno ancora ne aveva un ricordo, ma sembrava non bastare.
Il paese andò in crisi. Si giustificarono dicendo che era il mondo ad essere in crisi, ma gli altri stavano meglio.
Cambiarono il governo, forse non così in fretta come avrebbero dovuto, ma lo fecero.
I tempi erano duri e allora si chiesero dei sacrifici a tutta la popolazione. Si disse: "Dovremmo inventarci vecchie e nuove tasse, dovremmo attuare delle misure che non piaceranno. Si dovranno fare dei sacrifici e dovranno farli tutti!"
Uomini e donne, vecchi e bambini. E chi ha di più, dovrebbe dare di più. 
Fu allora che si fece innanzi la Chiesa di quel paese, che disse: "Siamo pronti a cedere parte del nostro vasto patrimonio immobiliare per aiutare il paese a contrastare la grave crisi economica. La Chiesa si adopererà per alleviare le sofferenze dei più bisognosi."
La Chiesa fa la Chiesa o è la fantasia che supera la realtà? 
Forse, dipende solo dalla realtà di cui si sta parlando. Per gli altri si potrà sempre dire: "ma noi non siamo loro!" 
Accidenti, accidentaccio!
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17 novembre 2011


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Il governo del futuro

Ho guardato la foto di questo nuovo governo: uomini e donne, vestiti scuri, sobrietà e compostezza. 
Ho avuto paura.
Ho avuto paura perché questa gente non rideva, ma sorrideva e c'è una bella differenza.
Ho avuto paura perché questa gente dice che la crisi c'è e non la nasconde sotto il tappeto.
Ho avuto paura perché nessuno ha raccontato una barzelletta.
Ho avuto paura perché ho sentito pronunciare una parola "vecchia", talmente "vecchia" che mi è sembrata nuova: sacrificio.
Ho avuto paura perché guardandoli mi sono accorta che la politica ha fallito e che quei politici che hanno fallito dovrebbero essere sostituiti, ma a sostituirli non ci sono nuovi giovani politici, ma tecnici esperti, perché non abbiamo altro.
Ho avuto paura perché pur se rappresentano le eccellenze mi sono resa conto che non mi fido.
Ho avuto paura perché mi sono ritrovata a pensare, da blogger: "mi mancherà Brunetta, che forniva ottimi spunti per i miei post!" Poi ho letto la sua ultima intervista sul Corriere e mi sono resa conto che certa gente non perderà mai l'occasione per stare zitta.
Ho avuto paura che le parole di Berlusconi non fossero un addio, ma un avvertimento. O una minaccia.
Ho avuto paura dello spread, perché per la prima volta mi sono detta che lui se ne potrebbe fregare di questo governo.
Ho avuto paura che il vento nuovo fosse già finito.
Ho avuto paura che questo presente torni ad essere troppo presto esattamente come il passato.
Speriamo che passi.
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15 novembre 2011


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L'Italia s'è desta?

Un giorno ve lo chiederanno: "dov'eravate e cosa stavate facendo quando avete avuto la notizia delle dimissioni di Berlusconi?"
Il fatto è serio. Il berlusconismo non è arrivato alla sua maggiore età. Conoscendo il premier Bunga Bunga, forse ce lo saremmo dovuti aspettare!
Io ho cenato con degli amici, siamo andati avanti a brindare per un pò ed ogni volta abbiamo dovuto trovarci motivi diversi, per alzare i calici. Lui dal Colle non scendeva! Noi avevamo altri impegni. Della cena non è rimasto che qualche avanzo. Io ero in tram quando mi è arrivato un sms da un uomo di sinistra: "Ora Berlusconi si è dimesso..."
Avrei voluto urlare, anche solo un piccolo gridolino di liberazione, ma non ho potuto: sabato sera ero completamente afona! E non perché avessi urlato prima. Solo un bruttissimo scherzo del destino, o una cosa assurda! Ho chiamato i miei genitori e mia madre dall'altro capo del telefono a stento mi sentiva, eppure non si è preoccupata per la mia voce. Ha urlato per me. Una signora bionda sul tram ha capito, e ha urlato anche lei.
Poi ho fermato una coppia per strada, ho avvisato anche loro, come si avvisa qualcuno che la "guerra è finita", "il coprifuoco è stato abolito", "l'Italia ha vinto i mondiali". Ero pronta ad incassare un chissenefrega e invece è arrivato un: "signorina, lei ci sta dando la più bella notizia della giornata!"
Anche questo è strano in un paese che si era dimenticato di essere normale.
Il giorno dopo, il muro fuori dalla finestra era grigio come sempre e il lunedì lo spread è rimasto alto. Termini Imerese chiuderà con una settimana in anticipo. 
Ci aspettavamo una nuova Italia? 
L'Italia è sempre la stessa. Quello che potrebbe cambiare, potremmo essere noi italiani e magari, un giorno, sapremmo scegliere politici migliori da non dover sostituire con dei tecnici dell'economia. Intanto mi godo la mia nuova faccia. Una faccia normale.
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8 novembre 2011


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Mi dimetto, lo prometto e se prometto io mantengo...

Berlusconi sale al Quirinale. Questo è quello che si sono detti lui e Napolitano.

Berlusconi: "Io mi ero perso nella figa e tu, tu dalla rabbia ormai non mi credevi più e adesso che sono salito qua ti dico mi dimetto, si, e non lo avrei detto mai."

Napolitano: "e adesso giura, adesso giura, adesso giura che non hai paura, che non è una fregatura dirmi mi dimetto, perché per delle dimissioni, senza reali dimissioni sparano lo spread su! e noi cadiamo giù!"

Berlusconi: "mi dimetto e lo prometto, e se prometto poi mantengo."

Napolitano: "ti dimetti e se ci tieni, tu prometti e poi mantieni. Prometti, prometti!"

Berlusconi: "ti giuro dimissioni, dimissioni in eterno, e quando mi dimetterò me ne andrò all'inferno, ma solo dopo la legge di stabilità, sperando poi che mai si farà. Lo grido cento, mille volte a sera. Sono disperato e non mi resta che una preghiera: spero di non svegliarmi già in galera, quando solo sarò."

Napolitano: "prometti, per sempre sarà. Prometti indietro non si tornerà! E adesso se c'è una crisi la mandiamo via, perché i problemi tuoi non sono più i problemi miei. Bisogna che tu non sia più con noi e tutti gli altri poi, non ti chiameranno mai! E adesso giura, adesso giura sopra la mia Costituzione che non è certo dedicata a te e che invece io ho consumato con i baci e pianti, perché per colpa tua non ci credevo più!"

Berlusconi: "mi dimetto e lo prometto, e se prometto poi mantengo."

Napolitano: "ti dimetti e se ci tieni, tu prometti e poi mantieni. Prometti, prometti!"

ADESSO GIURA!


*T'appartengo di Assolo, Franco Migliaccio, E. Migliaccio, Stefano Acqua, E. Migliacci.
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7 novembre 2011


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Il (nostro) Diluvio Universale

Allora  Dio guardò l'Italia e disse: "E' venuta per me la fine di questo paese, perchè l'Italia è piena di brutture. Ecco io manderò il Diluvio, cioè le acque sull'Italia. Farò piovere sull'Italia per 40 giorni e 40 notti, anzi no. Per come siete messi vanno bene anche solo 4 ore, ma in quelle 4 ore cadrà la pioggia di un inverno intero. Quattro ore qua e poi quattro ore là. I muri di Pompei si sbricioleranno, la città eterna tremerà sotto il fragore dei tuoni e Alemanno dirà che non era possibile prevederlo. I tombini salteranno. Le acque diventeranno poderose e si porteranno via i paesi. Costoni di montagne cadranno e copriranno di fango vie che non saranno più vie. Le città si allagheranno e gli autobus andranno sott'acqua. I fiumi usciranno dai loro letti e si riprenderanno le terre dove hanno costruito e dove hanno condonato. Nei torrenti correranno i rifiuti che hanno prodotto senza saperli smaltire. I politici chiederanno lo stato di calamità e i cori dell'imprevedibilità continueranno ad alzarsi da un capo all'altro del Paese, ma saranno sempre in ritardo. E non ci sarà tempo per una visita del primo ministro in un Paese che affonda non solo nei propri confini. E poi dopo che la pioggia sarà caduta e che l'acqua avrà devastato, allora compariranno gli angeli. Gli angeli del fango, quelli che da soli, senza aspettare gli aiuti di stato si rimboccheranno le maniche e con le loro braccia proveranno a ripulire questo paese. Saranno loro che avranno il compito di ricostruire e di partire da zero. E dovranno essere loro quelli che porteranno la memoria. E quella memoria dovrà servire per difendere quelle stesse terre, per non consegnarle più a chi specula e cementifica. Dovranno essere le loro voci ad alzarsi per dire basta. Dovranno essere loro a ricordarsi che la pioggia non deve far paura. In un paese dove certi uomini e certe speculazioni fanno più paura della pioggia."
Per questi giorni, Dio avrebbe potuto dirlo sul serio, perchè questo è stato il nostro diluvio universale e rischiamo di averne uno a settimana.
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2 novembre 2011


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Su e giù dal Colle

La crisi è crisi.
E' un via vai di gente, di finte proposte, di preoccupazioni, di allarmismi, di correnti, di pensieri e parole, di salite e discese.
Le borse vanno giù e allora i politici vanno su. 
Su al Colle.
Bersani sale al Colle.
Casini sale al Colle.
Tremonti sale al Colle.
Berlusconi dovrebbe salire al Colle.
Fini c'è già stato al Colle.
Tutti su da Napolitano, indispettito perchè in tempi di crisi anche le tartine costano e questi politici mangiano, mangiano e mangiano. Si sono mangiati il Paese!
Eppure io ne inviterei qualche altro. Su anche Bossi, Calderoli, magari anche Scilipoti che tiene in piedi il governo e che crede di essere il nuovo che avanza. E su anche chi scalpita, ovvero il giovane Renzi. Destra e sinistra, tutti su! Su Angelino Alfano, leader (?) del Pdl, e di tutti i suoi tesserati. 
E le donne? Volete lasciare giù le donne? Su le quote rosa, su la Bindi, su la Gelmini, su la Prestigiacomo, persino la Santanchè. 
Su, sempre più su.
E quando saranno tutti su, proviamo a fare un giochino.
Chi buttereste per primo giù dal Colle?
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28 ottobre 2011


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Dimettiti tu, che a me vien da ridere

"Il problema è che qualcuno possa pensare di comportarsi contro gli interessi del proprio Paese, in questo modo causando uno spiacevole incidente con un paese amico. Per questo confido nel senso dello Stato e del dovere di responsabilità..."
Un modo cordiale per chiedere delle dimissioni. L'ho sentito per radio, poi ho aspettato il commento per capire chi parlava di chi. Chi chiedeva le dimissioni di chissà chi per far bene a questo paese in questi giorni? Dite che c'entra Berlusconi? In un certo senso fuochino!
Chiedere le dimissioni! A forza di sentirselo dire ha cominciato a chiederle anche lui, ma stavolta non parlava in terza persona! Si riferiva a Bini Smaghi che dovrebbe lasciare il board della Banca Centrale Europea, dopo che Draghi, altro italiano, è stato designato come presidente proprio della Bce, per far posto ad un francese.
Delle dimissioni per far contenta la Francia. Toh, guarda!
Sentire Berlusconi far certi discorsi mi ha fatto pensare al bue che diede del cornuto all'asino, o a quel tale che disse: "Fate come dico io, ma non fate come faccio io..."
Coerente e credibile come solo lui sa essere.
Poveri (asini) noi!
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24 ottobre 2011


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72 ore

C'era un presidente Italiano, uno tedesco (donna) e uno francese.
Erano tutti sulla stessa barca, che rischiava di affondare. La tedesca e il francese provavano a lavorare e ad evitare che la barca imbarcasse acqua. L'italiano raccontava barzellette per rendere più piacevole l'avvicinarsi dell'abisso. Ma le barzellette dell'italiano divertivano poco. La verità è che non si rideva con lui, ma si rideva di lui e infatti quando al francese e alla tedesca si chiese: "dareste mai l'unico secchiello per togliere l'acqua da questa nave al presidente italiano?" i due si guardarono, risero di gusto e dissero: "come no?!"
Allora il presidente italiano si arrabbiò e disse che era un complotto, che era incompreso, che lui era il migliore e che in realtà era lui l'unico unto dal Signore!
Tutti lo guardarono con attenzione poi esclamarono: "Benissimo, ti crediamo! Perciò ti diamo tre giorni per risorgere!"
Quello che non è stato fatto in anni si può fare in tre giorni? Ci vorrebbe un miracolo!
Non so voi, ma io se non vedo non credo...
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17 ottobre 2011


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Ritorno al passato

E chi parla più di protesta?
C'è il carabiniere che scappa dal suo blindato bruciato, che si salva correndo smarrito coperto di insulti.
Ci sono i sanpietrini divelti. Ci sono le auto andate in fiamme.
C'è il fumo dei lacrimogeni sparati.
Ci sono quelli vestiti di nero, armati come se fossero andati alla guerra.
C'è la Madonna infranta sull'asfalto, andata in mille pezzi, e lei non era nemmeno scesa per strada, sono stati i violenti ad andarla a cercare.
Ci sono le dichiarazioni dei politici, i telegiornali andati in onda, le prime pagine dei giornali usciti il giorno dopo, ci sono gli speciali e gli approfondimenti.
C'era la protesta, ma si fa la conta dei danni.
C'era l'indignazione, ma è rimasta la rabbia.
C'erano le persone normali, ma resterà il ricordo dei teppisti.
Poteva essere il momento per riflettere. Rimarranno le parole del Ministro dell'Interno Maroni: "La gestione dell'ordine pubblico ha evitato il morto."
Siamo stati il bel Paese, poi siamo rimasti nel passato, mentre gli altri, senza violenza, chiedevano un futuro.
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13 ottobre 2011


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Elogio dello sbadiglio

Continuavano a ripetermelo al mio corso di teatro: "Sbadigliate, gente, sbadigliate!"
Cominciavano, così, quelle ore di lezioni. Tanti sbadigli. Grossi sbadigli. E chi non riusciva a sbadigliare poteva piazzarsi davanti a quello più bravo sperando di essere contagiato. 
Nemmeno la mano davanti alla bocca, niente, non ci si doveva trattenere.
Bocca aperta il più possibile per agevolare tutte le contrazioni muscolari della faccia e non solo. Inalare e respirare, allargare il torace e stiracchiarsi, permettere al corpo di rilassarsi e lasciare andare i muscoli, liberandoli da ogni tipo di contrazione. Dovevamo, poi, accompagnare lo sbadiglio anche del suono e dai versi tipici del gesto, per far lavorare le corde vocali. 
Potevamo andare avanti anche per molti minuti. Lo sbadiglio era essenziale. Doveva venire bene. Dovevamo farne tanti.
Non siamo mai stati così bravi. 
Non come lo è stato Umberto Bossi, oggi. 
Del resto non c'era Silvio Berlusconi ad infonderci fiducia con i suoi discorsi.
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12 ottobre 2011


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Tu chiamale, se vuoi, distrazioni

Abbiamo un governo distratto.
Non un governo a pezzi, ma un governo distratto.
Anzi un governo solido. Solido ma distratto.
Perché andare sotto in una votazione importante, perché il voto sul rendiconto dello Stato si, era una votazione importante, non è stato l'ennesimo spettacolo deprimente che questo governo ha offerto, no! E' stata una distrazione.
Tremonti, ad esempio, non è entrato in aula ed è rimasto sull'uscio a guardarsi il tutto perché era distratto, per distrazione non è entrato.
Bossi è rimasto in transatlantico a parlare con i giornalisti per distrazione. I giornalisti non hanno capito un granché, ma forse lui stava dicendo che siamo tutti sulla stessa barca. O forse no.
Scajola, dopo il pomeriggio passato con Berlusconi, si è distratto. Era lì che continuava a ripetere: "solo due chiacchiere tra buoni amici!" Poi si è perso la votazione, ma a sua insaputa. Così, distrattamente.
Scilipoti si è distratto e con lui si sono distratti i responsabili, ma la loro, ci tengono a farlo sapere, è stata una distrazione responsabile. O irresponsabile. E comunque qualcuno avrebbe potuto avvisarli di stare più attenti.
Anche Berlusconi si è distratto. Si è distratto quando non è riuscito a dissimulare la rabbia; si è distratto quando il suo viso si è trasformato in una maschera di incredulità, non mascherando nulla; si è distratto quando si è trovato dinanzi Tremonti e l'ha spostato di peso.
Abbiamo un governo distratto. Si è distratto sulla crisi. Era distratto mentre Trichet ci diceva: "datevi una mossa!"
E dopo questa bocciatura la maggioranza si è detta momentaneamente distratta, forse troppo distratta, per discutere il disegno di legge sulle intercettazioni. 
Tu guarda se dobbiamo affidarci alla distrazione!
Ma per un governo distratto, ci consola il Presidente della Repubblica con la sua "vigile attenzione".
Per il resto, basta avere (la) fiducia.
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10 ottobre 2011


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Democrazia in salsa verde

A me la Lega ha sempre fatto un pò paura.
Non solo per gli argomenti del loro programma: "caccia al negro, all'immigrato, al musulmano, al burqa, ai barconi, al kebab e all'amaro del capo".
Non solo per lo spirito iniziale per fare politica: "Roma ladrona!" e dimostriamo di essere più bravi di loro! Ed effettivamente ci sono riusciti.
Non solo per le parole pacate dei loro leader, accompagnate spesso da una gestualità irriverente, schiaffi alla decenza e alla buona educazione.
Non solo per la fantasia su popoli e territori e cerimonie inesistenti, con tanto di ampolle e processioni.
Non solo per la strana geografia che hanno in mente: "Beh, la Padania è chiaro a tutti cos'è. E comunque si identifica col Nord che sono le Alpi e poi comprende tutta quella Val Padana, che è anche sulla cartina geografica, che è bagnata dal fiume Po, che poi dà la vita a tutto questo grande territorio." Parola di Renzo Bossi.
Non solo per l'idea di discendenza politica di padre in figlio, in un partito dove la madre della stupidità sembra sempre incinta.
Non solo perché non hanno delfini da proporre, ma solo trote e non sono nemmeno salmonate!
Non solo perché, secondo loro, tra poco io dovrei essere pronta ad imbracciare le armi in nome di una secessione che nessuno vuole contro il tricolore che è la mia bandiera.
Non solo perché ce l'hanno duro e guardandoli in faccia non abbiamo ancora capito cosa.
Mi fanno paura perché se non cacci il negro, l'immigrato, il musulmano, se non odi il kebab, il burqua, l'amaro del capo, se non partecipi al coro di "Roma ladrona" e non somigli a loro rubando come hanno imparato a fare loro; se non ti esprimi con insulti e parolacce e se non sei pronto ad andare in giro in processioni con spadoni, elmetti e croci, a dire che la Padania si identifica col nord che sono le Alpi; se non ti accontenti di essere figlio di nessuno e non cerchi di essere ugualmente stupido, e se non ti dichiari fan delle trote, allora non puoi scendere in campo. Perché nel partito che rappresenta un popolo che non esiste la democrazia si fa così, inventandosela come la geografia. E se non vi sta bene, allora dovrete constatare che la Lega ce l'ha duro. Il pugno. Guai a dire il contrario.
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7 ottobre 2011


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Nobel per la gnocca!

E' stato assegnato a tre donne il premio Nobel per la Pace.
La Commissione motiva così la scelta: "Premiate per la loro lotta non violenta per la sicurezza delle donne e il diritto delle donne alla piena partecipazione al processo di costituzione della pace"
Le tre donne sono: Ellen Johnson-Sirleaf, presidente della Liberia; Leymah Gbowee, anch'ella di origine liberiana, che lanciò una mobilitazione femminile contro la guerra civile, e l'attivista yemenita per la democrazia Tawakkul Karman.

Alla notizia la Lega commenta: "Fatevi scopare!"
Berlusconi, invece, fa notare che era stato quasi profetico: "L'avevo detti io?! Forza gnocca! Và da sè, che più sono e meglio è!"

Vi giuro che provo solo ad essere assurdamente ironica, sperando che la Lega e Berlusconi non mi prendano in parola. La paura, però, c'è!
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6 ottobre 2011


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La morte è una livella?

La morte a volte è ingiusta, anzi no. La morte è sempre ingiusta, ma a volta sembra proprio farlo apposta.
Lo scorso lunedì a Barletta crolla una palazzina, muoiono 5 persone, tutte donne, 4 lavoravano in un laboratorio tessile che si trovava al piano terra dell'edificio. La quinta vittima era una ragazzina di 14 anni, figlia dei titolari dell'attività.
La tragedia diventa una notizia, ma si aspetta la sentenza del processo Meredith a Perugia e quella morte, anche a distanza di anni, attira un pubblico maggiore. La morte non è tutta uguale.

Il giorno dopo, la tragedia della morte delle donne di Barletta potrebbe diventare indignazione. I presupposi ci sono tutti: una palazzina crolla nonostante alcune segnalazioni su certi scricchiolii, le donne lavoravano a poco meno di 4 euro all'ora e in nero, lo stesso colore del lutto. Sembra la fotografia di un paese che crolla e scavando tra quelle macerie ci si dovrebbe rendere conto di quanto siamo poco civili. 
Già, la tragedia potrebbe essere un notizione, ma la sentenza del processo Meredith a Perugia è stata pronunciata la sera prima. Amanda e Raffaele sono liberi. C'è chi si indigna, ma per questo. L'indignazione non è tutta uguale.

Oggi a Barletta si svolgono i funerali delle vittime di quel crollo. Potrebbe essere il tempo della riflessione, del lutto, del ricordo. 
I funerali potrebbero essere notizia di primo piano, ma c'è un altro lutto da piangere. Muore Steve Jobs. Questa è la notizia.
Il lutto non è tutto uguale.

E' andata male, malissimo. La morte è stata ingiusta. 
E il mondo, oggi, forse è un posto peggiore. 
A qualcuno viene l'idea di migliorarlo con il partito della gnocca.
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4 ottobre 2011


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Di rettifica in rettifica

Stamattina Alessandro Capriccioli in un post del suo blog, Metilparaben, ha citato anche me.
Quello che stiamo cercando di fare è continuare a riflettere intorno alla norma "ammazzablog" di cui si è tornato a discutere, e ad aver paura, in questi giorni.
Certo si voleva dar vita ad un gioco, ad una provocazione, ad un paradosso.
C'è un tempo per scrivere e un tempo per rettificare. Oggi.
E ci sarà un tempo per rettificare, e rettificare, e rettificare, e rettificare. E chissà se resterà un tempo (e la voglia) per scrivere. Domani.

Di seguito il post di Metilparaben e la mia rettifica. In attesa di rettifica.

Questa è una prova generale di quello che potrà accadere se il comma 29 dell'articolo 1 del DDL di riforma delle intercettazioni, sinteticamente definito comma "ammazzablog", dovesse entrare in vigore così com'è. Buona rettifica a tutti.

Alessandro Gilioli è un giornalista milanese che lavora all'Espresso, vive a Roma e tifa per l'Inter; Giulia Innocenzi è nata a Rimini, è bionda e ha lavorato ad Annozero; Luca Sappino è il più giovane di tutti, va in giro in bici e conduce una trasmissione alla radio; Vittorio Zambardino ha un blog che si chiama "Scene digitali", tifa per il Napoli e scrive delle cose molto interessanti su Facebook; Giuseppe Civati è consigliere regionale in Lombardia, è chiamato "Pippo" dagli amici e ha un blog in cui ha sostituito la "v" del suo cognome con una "w"; Guido Scorza fa l'avvocato, è un esperto di diritto delle nuove tecnologie e prende spesso l'aereo; Fabio Chiusi ha la barba, l'ho incontrato lo scorso week end a Riva del Garda e ha un blog che si chiama "Il nichilista"; Daniele Sensi vive ad Asti, ascolta Radio Padania per monitorare quello che dice ed è successo che gli abbiano rimosso dei filmati da YouTube; Luca Nicotra è il segretario dell'associazione "Agorà digitale", fa parte del Comitato Nazionale di Radicali Italiani e usa Ubuntu; Arianna Ciccone è una donna davvero in gamba, organizza il Festival Internazionale del Giornalismo e stamattina ci ho parlato al telefono; Serena Prinza ha un blog sull'Unità, una volta è venuta a trovarmi al mare e vive a Milano.



Serena Prinza mi chiede di pubblicare la seguente rettifica. Io ottempero, entro 48 ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia:

Gentile Alessandro Capriccioli, le chiedo di rettificare quando segue: io non ho nessun blog, sarebbe una cosa Assurda, e soprattutto non sull'Unità, ma su l'Unità ed in ogni caso pensavo che fossero loro a tenere un blog su di me. Inoltre io non credo di vivere a Milano, ma sono convinta di vivere ancora in una città in Campania, solo che da qualche anno ha la nebbia, i leghisti, gli aperitivi, le rotaie del tram e la madonnina. Circa una visita al mare, non ne so, del resto non ho segni di tintarella, quindi credo di non esserci stata, o se c'ero dormivo. Serena Prinza.
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3 ottobre 2011


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And the winner is... un altro!

Non ho vinto.
Non sono nemmeno arrivata seconda, ma mica sono Toto Cutugno, io?!
Non sempre si può vincere.
Andrà meglio il prossimo anno.
L'importante è partecipare.
Bisogna saper perdere.
Essere qui è già una vittoria.
Infondo io sono ancora piccola.
Si sa, il primo anno nessuno vince nulla.
Onore al merito a chi ce l'ha fatta.
Stavolta doveva essere solo una vetrina.
Ringrazio tutti quelli che mi hanno sostenuto.
Dedico, comunque questo (non) premio a tutti quelli che mi vogliono bene.
In ogni caso, questa esperienza, mi sprona nell'andare avanti.
Sono contenta per il fatto che qualcuno abbia creduto in me.
Abbiamo perso una battaglia non la guerra.
Le sconfitte fortificano e aiutano a crescere.
L'obiettivo finale resta, comunque, Londra nel 2012.
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30 settembre 2011


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Vediamoci! (in streaming)

Lasciatemi dire una cosa. Domattina mi sveglierò presto, prestissimo per me, mi metterò in macchina e guiderò fino a Riva del Garda verso il mio primo BlogFest.
Farò cose, vedrò gente... e sarà anche merito vostro. Perché voi che leggete questo blog, e che leggete tutti i blog che leggete, dovreste essere lì con me e con noi. Ma forse non ci sarete e allora vi lascio un link, una finestra aperta su ciò che succederà domani.
Lo streaming sarà attivo dalle ore 12 del 1mo ottobre. Buona visione!


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29 settembre 2011


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Facciamogli la festa! (di compleanno)

Nel paese del Bunga Bunga arrivò il compleanno del piccolo presidente.
L'età era importante, di quelle sagge che meritano rispetto e la si voleva festeggiare in pompa magna, ma non si sapeva come. 
Il presidente era uomo burlone, non certo da festa ingessata. Tutti parlavano delle sue feste e di quanto ci si divertiva, ma per certi ospiti l'etichetta è tutto e quindi bisognava fare una scelta. I suoi consiglieri invocavano sobrietà, infondo c'era la crisi, ma lui niente, lui urlava: "e quando mi ricapita di rifare 75 anni?!"
Gli inviti partirono e furono invitati proprio tutti, ma non tutti si dissero disponibili.
Obama fece sapere di essere impegnato con la moglie in spiaggia ad abbronzarsi e la tintarella era una cosa seria, che richiedeva la giusta dedizione.
La Regina d'Inghilterra si disse indisponibile, perché giudicava la festa non alla sua altezza. Non sapeva che il presidente avrebbe messo i tacchi.
Sarkozy fece sapere che Carla Bruni aveva appena rotto le acqua e che da un momento all'altro il bambino sarebbe potuto nascere. In realtà aveva saputo che il presidente avrebbe messo tacchi più alti dei suoi.
La Merkel disse che era troppo stanca per alzare il culo(ne) dalla sedie e prendere un aereo per venire in Italia.
Avrebbe voluto invitare anche Gheddafi, ma non sapeva dove recapitare l'invito.
Su Zapatero era indeciso, non gli andava di avere un capo di governo comunista, ma soprattutto non gli andava di avere un capo di governo che aveva rimesso il suo mandato per crisi e che permetteva al proprio paese di indire nuove elezioni. 
Napolitano, invece, aveva fatto sapere che in questi giorni faticosi andava sempre a letto presto.
Poi pensò di invitare il Papa, la Chiesa, i vescovi, gli arcivescovi, i cardinali, la curia, che si limitarono a rispondere: "Per l'amor di Dio...", rivolgendo lo sguardo verso l'alto.
Poi gli venne in mente di emulare John Fitzgerald Kennedy e allora provò a convincere Marilyn Monroe di cantargli "Happy Birthday Mr President", ma lei aveva una scusa perfetta: "Sono morta!"
Brunetta, invece, entusiasta rispondeva all'invito, ma nessuno sembrava vederlo.
Anche Bossi disse qualcosa, ma nessuno sembrava capirlo.
A questo punto la festa rischiava di essere un fiasco colossale, ma per fortuna gli venne un'idea geniale: chiamare Lavitola e lasciare che si occupasse di tutto lui. Ma Lavitola rispondeva solo a Mentana in diretta.
Non restava che Tarantini! Lui chiese solo: "Dieci ragazze per te, posson bastare?" In seguito,  provò a giustificarsi dicendo che stava solo canticchiando un motivetto sotto la doccia.
Ma ad inguaiare il presidente fu la sua stessa risposta: "Ne voglio una per ogni anno, quindi 75!" Poi provò l'impresa impossibile: fare in modo che gli amici credessero che era riuscito a soddisfare tutte in una sola notte. Gli amici ci pensarono un attimo e poi dissero: "ma se Ruby è la nipote di Mubarak, questa perché dovrebbe essere una bugia?"
Poi belarono tutti insieme "Tanti auguri a te!"
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27 settembre 2011


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Sono un pericolo o sono in pericolo?

Non c'ho dormito stanotte!
Credevo che il problema dell'Italia fosse la crisi, il poco lavoro, lo spread, le borse in picchiata, arrivare a fine mese, la mafia, la criminalità, la violenza per le strade, le mancate riforme strutturali, la Marcegaglia incazzata, la crisi dei valori, il degrado morale, le puttanelle in anticamera (da letto), l'evasione fiscale, la mancata emissione degli scontrini, l'ignoranza dei nostri rappresentanti, Standard & Poor's che taglia il rating (e se hai capito, mò traducilo!), la secessione, i tunnel mai costruiti e le autostrade non ancora terminate, la mancata credibilità di questo governo, la Fiat che ogni due per tre cerca di chiudere uno stabilimento, l'aumento dell'iva, il prezzo alle stelle della benzina, Mazzarri che esagera con il turnover, Luis Enrique, una tremenda inondazione, le cavallette...
No! Il problema dell'Italia è sempre lo stesso: le intercettazioni!
Ma non ne avevamo già parlato? Non avevamo già bloccato il bavaglio che volevano imporci? Non dovevamo concentrarci su altro?
Certo, ma proprio perché i primi interventi sono stati bloccati, i cittadini informati, allora bisogna intervenire più prepotentemente!
E allora si va oltre: non solo, non vogliamo essere intercettati, ma vorremo anche che voi stesse zitti!
Voi chi? 
I blogger!
Allora si è pensato ad una norma (il comma 29 del Ddl Alfano sulle intercettazioni) che fa più o meno così: se io scrivo qualcosa su qualcuno (fosse anche la verità), che a questo qualcuno non piacesse, io avrei 48 ore di tempo per ritrattare o rimuovere ciò che ho scritto (senza che nessuno si preoccupi se sto dicendo il vero o il falso), pena una multa dell'importo massimo di dodicimila euro.
E piuttosto che pagare multe a destra e a manca, sarei costretta a chiudere il blog.
Ops...
Comincio ad avere paura che qualcuno possa giustificare un'idiozia del genere dicendo: "quelle entrate risolverebbero la crisi, il poco lavoro, lo spread, le borse in picchiata, arrivare a fine mese, la mafia, la criminalità, la violenza per le strade, le mancate riforme strutturali, la Marcegaglia incazzata, la crisi dei valori, il degrado morale, le puttanelle in anticamera (da letto), l'evasione fiscale, la mancata emissione degli scontrini, l'ignoranza dei nostri rappresentanti, Standard & Poor's che taglia il rating (e se hai capito, mò traducilo!), la secessione, i tunnel mai costruiti e le autostrade non ancora terminate, la mancata credibilità di questo governo, la Fiat che ogni due per tre cerca di chiudere uno stabilimento, l'aumento dell'iva, il prezzo alle stelle della benzina, Mazzarri che esagera con il turnover, Luis Enrique, una tremenda inondazione, le cavallette..."
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21 settembre 2011


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L'isola che c'è, ma che non vorrebbe esserci!

Lampedusa va a fuoco! E' esplosa la rivolta!
Sarà perché non è arrivato uno speciale regime fiscale. Sarà perché ancora si attende il rimboschimento dell'isola e i campi da golf. Sarà perché che fai la sera senza un casinò che sarebbe dovuto essere aperto? Sarà che alla fine nessuno ha imbiancato le case come quelle di Portofino. Sarà...
Intanto la cronaca ci dice che i poveri immigrati (nullatenenti), arrivati lì in mezzo al mare, minacciano di far saltare bombole di gas, contro i poveri poliziotti (con uno stipendio sotto i 2000 euro) accorsi con i manganelli per garantire l'ordine e l'incolumità dei poveri lampedusani (perché avere una casa al mare non significa essere ricchi), guidati dal loro povero sindaco (lui avrà lo stesso stipendio di un qualsiasi parlamentare?), armato di bastone.
Mia nonna diceva che "il cane mozzica lo stracciato".
Certo, si potrebbe invocare l'aiuto dello Stato, del presidente del consiglio. Si potrebbe chiedere di risolvere la situazione in 48 ore. Forse correremo il rischio di sentirci dire: "eh no! voi mi rubate le battute!"
Oggi questa è Lampadusa e non è l'isola che non c'è.
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17 settembre 2011


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Io mi dimetto!

Non ho mai pagato per fare sesso. E non ho mai chiesto soldi per fare sesso.
Non ho mai presentato Sanremo, non ho mai chiesto a nessuno di piazzare mio fratello in una fiction. Non sono ministro, non sono nemmeno consigliere regionale. Non vivo all'Olgettina. Non andrei mai a letto con un 75enne, nemmeno se fosse l'uomo più potente d'Italia.
Sono demodè? Sono all'antica? Sono una brava ragazza? Sono normale? Sono stupida? Sono solo una racchia che fa come la volpe che non arriva all'uva?
Fate vobis! 
Io preferirei la carriera politica della Merkel, che con il suo culone non appetibile (perdonatemi, ma nemmeno mi và di scrivere certe cose per citazione) tiene a galla un paese, alla carriera politica della Minetti, che sappiamo tutti essere meglio senza t-shirt, almeno in quel caso sembra riuscire a mostrare se non delle doti, delle zinne!
Io preferirei concentrarmi sui problemi di un'Italia che va a rotoli, piuttosto che sui problemi di un premier che va a puttane!
Io preferirei che si usasse il termine puttana, al termine escort, per tutte quelle ragazze che si mettono in fila davanti alla porta di una camera da letto con i loro sogni e con delle richieste da esaudire in cambio di toccatine nelle parti intime.
Io preferirei che non ci fossero eroine che dicono no, perché in certi casi, in questo caso, un no non sarebbe stato eroico, ma doveroso, naturale, normale se ci si considera delle donne del 21esimo secolo e non delle becere cortigiane dai tempi bui.
Io preferirei che a delle non dimissioni del nostro presidente del consiglio, seguissero le nostre dimissioni! Dimissioni da italiani, se a rappresentarci e a governarci c'è certa gentaglia.
Perché mi chiedo: dove sono andati i tempi di una volta, per Giunone, quando ci voleva per fare il mestiere anche un pò di vocazione... (*)
Non solo quello della puttana, ma anche per quello del Presidente del Consiglio.

(*) La città vecchia di Fabrizio De Andrè
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15 settembre 2011


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C'è puzza di...

Non ci si crede alle notizie che vengono pubblicate sui giornali!
Oggi ci è toccato leggere: "Camera, seduta sospesa per puzza".
Sarà stata una seduta del governo della Fattoria degli animali di Orwell tenuta in una stalla, o nel porcile?
No, si parla di Montecitorio. Roma. Italia.
Qualcuno l'ha fatta grossa.
Qui la cosa puzza.
Aveva ragione Berlusconi: "E' un paese di merda!"
L'aria si è fatta irrespirabile.
Questa finanziaria è una grossa cagata!
Aveva ragione Berlusconi: "I comunisti non si lavano!" o comunque, evidentemente, si lavano troppo poco.
Chi la fa l'aspetti.
Qui tira una brutta aria.
Il parlamento è già stato acquistato dai cinesi che l'hanno trasformato in un grande ristorante cinese.

In ogni caso la maggior parte dei parlamentari si è detto perplesso: "Ci avevano detto che pecunia non olet..."
C'è del marcio in Italia!
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8 settembre 2011


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La manovra violenta

Stamattina mi sono svegliata indolenzita. Capita, mi sono detta.
Sono arrivata al lavoro e ho letto i giornali e ho scoperto che in realtà mi ero svegliata più povera, ma me lo aspettavo.
Eppure sono un tipo curioso così i termini di questa nuova manovra li ho voluti leggere tutti, questi sono quelli che mi hanno colpita:
- L'Iva passa dal 20% al 21%. E io pago o comunque ne faccio le spese.
- Contributo di solidarietà sopra i 300 mila euro. Una super tassa del 3% su questi redditi. Io non la pago, ma forse sarebbe stata l'unica tassa che avrei voluto pagare. 
- Aumento dell'età pensionabile delle donne nel settore privato. Ed io pago o comunque ne faccio le spese.
- Cambia l'Articolo 8 e saranno possibili deroghe alle leggi nazionali sul contratto di lavoro per gli accordi nazionali e territoriali. Ed io pago o comunque ne faccio le spese.  
- Soppressione delle province rinviata a un disegno di legge costituzionale. Ci penseranno domani, dicono. Intanto io pago o comunque ne faccio le spese.
- Indennità parlamentari: riduzione dei tagli delle indennità dei membri di Camera e Sanato, almeno di sei volte di meno di quello che era previsto nel testo originario e ammorbidimento dell'incompatibilità del loro mandato con altri incarichi pubblici. 
Questi non solo non pagano e non ne fanno le spese, ma come dice un detto: "fottono e se ne fottono" (e scusate il francesismo!).

In tempi di crisi tutti devono fare dei sacrifici. 
E per spiegare dei punti di questa manovra uno dei nostri cari ministri, Maurizio Sacconi, ricorre ad un aneddoto violento. Qualcuno la chiama barzelletta, ma le barzellette devono far ridere.
"Faccio un esempio un pò blasfemo per rispondere alla Cgil rispetto agli scenari apocalittici che ha fatto. Vale quello che disse una suora in un convento del '600, dove entrarono dei briganti. Le violentarono tutte tranne una. Il Santo Uffizio la interrogò e le chiese: 'Ma come mai non è stata violentata?' Lei rispose: 'Perché ho detto di no...'"

L'aneddoto mi piace. Questa manovra è fatta da alcuni briganti, che provano a salvare il loro didietro, ma non questo Paese, ed io vorrei essere quella suora non violentata perché ho avuto la possibilità di poter dire di no.
Invece stamattina mi sono svegliata indolenzita.
 

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