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9 ottobre 2013


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Lampedusa e i giorni che verranno

Brutta storia quella di Lampedusa, tutti quei cadaveri in fila, tutti quei morti. Immagina la povertà di quei posti per decidere di prendere un barcone e affrontare un viaggio che potrebbe darti la morte, eppure quel viaggio lo fai nonostante il rischio, sperando in un futuro migliore, o anche solo sperando in un futuro, punto. E Lampedusa è la prima terra da raggiungere, lì, piccola, in mezzo al mare. Bisognerebbe aiutarli. Aiutarli a restare in vita. E' una vergogna! Ha ragione il Papa! E' uno strazio, uno scempio che non possiamo più permettere. Nessun altro sbarco come questo, di questo giorno. 

Dobbiamo essere vicini a questi migranti e dobbiamo essere vicini ai lampedusani. Proponiamo il Nobel per la Pace per questa isola martoriata. Firmate tutti la petizione, nel giorno di lutto cittadino nel nostro bel paese. Fermiamoci per piangere quei morti di cui non sappiamo nulla, ma di cui conosciamo la storia. Sempre la stessa, il giorno dopo lo sbarco.
 
Che strazio quelle bare. Questi uomini, queste donne, questi bambini meritano di essere italiani, anche italiani, da morti. I superstiti, invece, sono i clandestini del terzo giorno dopo lo sbarco.
 
Trovano ancora corpi in fondo al mare, le bare aumentano, l'Europa ci ha lasciati soli, l'Europa non fa abbastanza per questa gente. Noi siamo qui, le nostre terre sono al di là del loro mare, ma non possiamo farcela senza uno spirito di cooperazione che vado oltre i confini del nostro paese. Le responsabilità devono essere condivise nel quarto giorno dopo lo sbarco.
 
Dobbiamo cancellare la BossiFini, o almeno modificarla, discuterne, rivederla, correggerla, ormai è chiaro che non ce la possiamo più permettere nel quinto giorno dopo lo sbarco. 
 
Certo la crisi colpisce anche da noi. Anche noi non abbiamo lavoro, anche noi facciamo fatica ad arrivare a fine mese. Stiamo diventando poveri e poi Malta li rifiuta e invece noi andiamo sempre a ripescarli in mezzo al mare, anche il sesto giorno dopo lo sbarco.
 
Che poi, a dirla tutta, questi ci rubano il lavoro, ci struprano le donne, ci vogliono imporre il loro Dio e noi li dobbiamo lasciare fare? Ma perché non vanno in Spagna, in Francia, in Germania? E poi chi è che si dovrebbe vergognare? Non certo io. Io che non voglio che facciano la fame in Italia, io che li rimanderei volentieri da dove sono venuti. Ma non state meglio a casa vostra? Pensassero prima agli italiani, i nostri politici, ai nostri figli, che sono costretti a scappare, ad andare all'estero perché, ormai, questi sono dappertutto: ai semafori per strada, ad ogni angolo con le rose, nei campi a raccogliere la nostra verdura, i nostri pomodori, già nel settimo giorno dopo lo sbarco.

Lampedusa? Che è successo a Lampedusa? Ah, ancora i morti della scorsa settimana? Oggi ci sono Barroso, Letta e Alfano, la passeggiata dei politici, ma vedrai che non cambia nulla. Vedrai che con i giorni non ne parleranno nemmeno più i giornali e, a quel punto, perché dovrei ancora pensarci io?
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2 ottobre 2013


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Non ho capito niente

Ricapitoliamo: Berlusconi ha ordinato a questi di dare le dimissioni per non essere compartecipi dell'aumento dell'IVA, l'IVA è aumentata e loro hanno ritirato le dimissioni anche se il loro capo non era d'accordo. Volevano far cadere il governo, ma poi hanno votato la fiducia e tengono in piedi il Governo. Sono al governo ma parlano come se fossero all'opposizione. Sono un partito unico, ma litigano come se fossero del Pd, con mille correnti. Berlusconi, che aveva dichiarato guerra promettendo di far cadere Letta, ci aveva giurato di essere appoggiato dai suoi per poi ritrovarsi solo,  tanto che alla fine vota la fiducia per risolvere una crisi che lui stesso aveva generato e dopo aver votato la fiducia dice: "Nessuna marcia indietro" e Formigoni fa sapere che i dissidenti del Pdl potrebbero formare un gruppo che potrebbe chiamarsi Pdl. Gli unici che mantengono la parola data sono quelli del M5S che tra le parole pronunciate minacciano anche l'ex senatrice proprio del loro gruppo, ora nel Gruppo Misto, dicendole: "Ti aspettiamo fuori!" come il bullo della scuola che gonfia il petto. Intanto il Pd incassa. Incassa qualsiasi cosa e stavolta gli va bene che è la fiducia, ma è la fiducia del Pdl. E noi che credevamo di aver visto tutto quando abbiamo visto litigare Sallusti e Cicchitto.
Forse Berlusconi è davvero (politicamente) morto o forse potrebbe ancora risorgere tra qualche giorno.
Io, che davvero non riesco più a capire, so solo che Dio è morto, Marx pure e gli unici a non stare tanto bene siamo noi, perché gli altri continuano a giocare sulla nostra pelle. (*)

(*) post generato anche da alcune considerazioni di e con Antonio Giordano, che come me, non ha capito niente.
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27 settembre 2013


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La rana e lo scorpione

C'era una volta una rana che si chiamava Letta. La rana che aveva sempre fatto la rana, un giorno pensò di essere diventato un rospo, uno di quei rospi fortunati che era stato baciato e si era trasformato in un principe. A baciarlo, però, non era stato nè una principessa, nè la fortuna, ma un signore anziano, con i capelli bianchi che voleva fare il nonno del paese, ma che in realtà ne era il reggente. A quel re, senza il figlio giusto, serviva un erede a cui lasciare il governo del paese e scelse lui: Letta la rana, che non era rospo e che divenne principe.
Il lavoro era bello duro, ma Letta la rana divenuto principe si mise all'opera: doveva portare il Paese di là, oltre lo stagno della crisi e per farlo aveva bisogno di nuovi amici, fuori dalla cerchia degli amici di sempre, perché gli amici di sempre non erano bastati, non erano stati bravi e non ci avevano creduto.
Si mise all'opera, ma capitò che un giorno tra i nuovi amici si presentò Belusconi lo scorpione, che chiese a Letta la rana di prenderlo sulla schiena e di trasportarlo per portarlo di là, oltre lo stagno della crisi.
Letta la rana temendo di essere punto durante la traversata cominciò a pensarci su, ma Berlusconi lo scorpione lo rassicurò: "Prometto di non pungerti perché se pungo te poi muoio anch'io ed io non posso e non voglio ancora morire e poi dobbiamo stare insieme per la stabilità, il bene del paese perché altrimenti sarebbero vani tutti gli sforzi di re Giorgio che da rana ha voluto farti principe, mentre non eri nemmeno un rospo."
Letta la rana si convinse e si mise in groppa Berlusconi lo scorpione, ma al momento di salire si portò con lui tutti i suoi amici. 
La traversata cominciò e mentre si andava ad un certo punto quelli cominciarono a dire: "Così non va bene, noi non vogliamo più l'Imu, buttiamola nello stagno della crisi per arrivare di là più in fretta." Letta la rana disse: "Non si può!" Allora Berlusconi lo scorpione lo rassicurò: "Se cancelli l'Imu, prometto di non pungerti perché se pungo te poi muoio anch'io ed io non posso e non voglio ancora morire e poi dobbiamo stare insieme per la stabilità, il bene del paese perché altrimenti sarebbero vani tutti gli sforzi di re Giorgio che da rana ha voluto farti principe, mentre non eri nemmeno un rospo."
Letta la rana si convinse e continuò la traversata. 
Ogni tanto ne spuntava una, un desiderio, un'esigenza, una voglia a cui Letta la rana finiva per cedere e come al solito Berlusconi lo scorpione lo rassicurava: "Prometto di non pungerti perché se pungo te poi muoio anch'io ed io non posso e non voglio ancora morire e poi dobbiamo stare insieme per la stabilità, il bene del paese perché altrimenti sarebbero vani tutti gli sforzi di re Giorgio che da rana ha voluto farti principe, mentre non eri nemmeno un rospo."
Letta la rana, però, era sempre più spaventato, e più passava il tempo e più sapeva che non rischiava solo la puntura di Berlusconi lo scorpione, ma di tutti i suoi amici. 
Lo avrebbero punto, non erano amici, non erano uguali, erano nemici, lo erano sempre stati. 
E' nella loro natura.
Letta la rana era sempre più sfiduciato. 
Chi non è nato principe non può essere un principe, soprattutto se non è mai stato un rospo e se non c'è stata nessuna principessa che ti ha scelto. Una rana deve restare rana, così come uno scorpione resterà scorpione. 
E' nella loro natura.
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23 settembre 2013


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Tu chiamale, se vuoi, cavolate

Un uomo ha ucciso un'altra donna. La sua donna. Anzi la sua ex.
L'ha strangolata.
Poi ha chiamato i carabinieri e ha detto: "Ho fatto una cavolata..."

Anch'io ho fatto delle cavolate nella mia vita: ho fatto le scale con la bicicletta; mi sono fatta bionda; ho messo delle scarpe scomodissime un giorno che dovevo stare in piedi tutta la giornata; ho mangiato 3 chili di ciliegie in una sola volta; ho tifato Juventus (ma solo quando c'era Platini); ho scotto gli spaghetti; sono scappata di casa per andare a vedere una partita di pallavolo; sono partita per le vacanze senza aver fatto il pedicure; ho cantato le canzoni di Pupo a squarciagola; ho fatto il bagno dopo aver mangiato; ho bevuto rum di pessima qualità; ho indossato giacche con le spalline negli anni '80; ho dormito scoperta quando faceva freddo; ho messo degli slip rossi la notte di capodanno; ho mischiato l'acqua con il vino buono; ho messo la benzina al posto del diesel nel serbatoio della mia macchina; ho votato Pd.

Si anch'io ho fatto delle cavolate, per questo conosco il reale peso di una cavolata.

Un uomo ha ucciso un'altra donna.
Ha detto di aver fatto una cavolata, perché non conosceva il reale peso di una cavolata. 
Figuriamoci quello dell'amore. 
Figuriamoci quello della vita.


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16 agosto 2013


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Forza Assurda

Partiamo dal presupposto che non sono alta.
Ora, poniamo, per esempio, che io debba fare la carta d'identità e che per questo mi rechi agli uffici preposti. Mettiamo, per caso, che io voglia barare: mi recherò all'ufficio con tanto di tacco alto o zeppa nascosta dal pantalone lungo. Mettiamo caso che l'addetto allo sportello alla fine se ne accorga. Io proverò a fare sorrisini, ammiccamenti, battutine e proverò a corromperlo, ma quello niente, fermo, giusto, decide che la verità debba trionfare e scrive quello che va scritto ristabilendo il vero.
A me, evidentemente, la verità non piace e non mi rassegno. Inveisco contro l'addetto allo sportello e mi dico una perseguitata, parlandovi del suo clamoroso errore.
Ora, poniamo, per esempio, che io abbia abbastanza soldi da spendere per cercare di convincervi che io sia davvero alto. voglio convincere proprio tutti, eh! Anche quelli che non mi conoscono. 
E' estate, è agosto e fa caldo. Sono tutti al mare. Allora mi viene un'idea, se volete un pò vintage, ma carina ed efficace: prendo degli aerei che con tanto di striscioni andranno in giro dicendo: "L'Assurda è alta".
Chi non alza il naso all'insu, sbirciando da sotto l'ombrellone cosa ci sarà mai scritto su quello striscino che va aventi e indietro? Ma badate bene, non lo dicono gli altri, lo dico io, pago io gli aerei e li mando in giro. Non è come quando un fidanzatino vuole dichiarare il suo amore per la sua bella al mondo intero, per far sapere agli altri che lei è la donna più bella del mondo e lui l'uomo più fortunato. No, sono io che me la canto e ma la suono. Che tristezza.
Però vi convinco. Poi un giorno ci incontriamo per strada, io sono, persino, senza tacchi e voi vi accorgete di quanto io (non) sia alta. Vi rendete conto che l'addetto allo sportello non ha mentito, non ha sbagliato ed io non sono vittima di un errore, sebbene abbia detto il contrario. 
Ora, ce la farete ancora a credere che io sia alta? 
E a questo punto vi chiedo: avete visto degli aerei con strani messaggi in questi giorni, sulle spiagge italiane? 
Dite che il paragone non regge? Avete ragione: la mia era una piccola menzogna, mica cercavo di frodare lo Stato italiano?!
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5 agosto 2013


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Armiamoci e andateci

Consigli utili per la riuscita di una buona guerra civile.

Per le donne:
- venite con le unghie ben affilate. Passate prima dalla manicure.
- Marciare in una guerra civile non sarà cosa facile. Sostituite i tacchi a spillo con le zeppe.
- La guerra non è una festa, quindi evitare vestiti sgargianti. Si consiglia il tubino nero e lo chignon.
- Indossate solo gioielli eleganti. La nostra è una guerra civile, ma anche una guerra di classe.
- Muovetevi in sincro, come i balletti del Bagaglino e ricordate: quelle più gnocche davanti e le più bruttarelle dietro. Anche se poi, a ben pensarci, quelle bruttarelle sono comuniste.
- Alla guerra potete portare anche i vostri cagnolini, purché entrino nell'ultimo modello di bauletto di Luis Vuitton.

Per gli uomini:
- indossate magliette con messaggi chiari. Purchè siano firmate.
- Preparatevi alla guerra come fa Bondi. Leggete le sue poesie.
- Mettete scarpe da ginnastica. Quelle che indossate per andare in barca andranno benissimo.
- Immedesimatevi nel vostro capo e diventate evasori e se lo siete già smettete anche di chiedere lo scontrino al bar.
- Se proprio non volete essere riconoscibili durante la guerra, mettete i vostri occhiali scuri, preferibilmenti quelli all'ultima moda.
- Alla guerra potrete recarvi con il vostro Suv, purché lo lasciate nel parcheggio dei bus, noleggiati per portare gli anziani con colazione a sacco.

La direzione distribuirà bandiere, bottigliette di champagne, cd di Apicella, aperitivi a base di ostriche dopo le 18:30.
La guerra dovrebbe cominciare subito, ma la direzione si riserva la possibilità di rimandare tutto a settembre, a causa delle possibile colate di cerone dovute al caldo eccessivo.
Sono vietate qualsiasi attività di pensiero che si allontanino dal pensiero di Gasparri.
La guerra civile non comincerà mai prima delle 10 del mattino e si fermerà per consentire i pranzi e le cene eleganti e le attività di shopping in centro. 
Astenersi amanti della Costituzione e comunisti.

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26 luglio 2013


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Parole evasive. Porole eversive.

Ci sono ragioni profonde che spingono molti soggetti verso comportamenti di cui farebbero a meno. Esiste una connessione stretta tra pressione fiscale, spesa ed evasione. Esiste, dunque, un'evasione di sopravvivenza.

Quella appena scritta, in Italia, è un'affermazione vera. Una terribile ovvietà per chi vive nel nostro paese, qualcosa che tutti sanno e che tutti si dicono. Eppure c'è tutta una serie di persone che non dovrebbe mai pronunciare una frase del genere.

Non dovrebbe dirlo il dottore che lavora nella sanità pubblica, ma che, se hai qualche problema di salute ti strizza l'occhio e alla prima visita ti dice: "se vuole le faccio saltare un pò di attesa e la visito nella clinca dove si servono delle mie prestazioni."

Non dovrebbe mai dirlo il commercialista che anzichè aiutarti a pagare meno tasse ti dice come fare ad evaderle.

Non dovrebbe mai dirlo chi va in giro con la porsche cayenne, ma non ha dichiarato nemmeno la sua vecchia 126.

Non dovrebbe dirlo l'architetto che ti manda un preventivo per quei lavori in casa e poi ti dice: "Ma non ti preoccupare, che poi facciamo come ho fatto con la ristrutturazione della mia villa al mare."

Non dovrebbe mai dirlo quel vip italiano che ha tanto successo in patria e all'estero, che lo vedi sempre in giro tra le località più cool del paese e che poi ha la residenza a Montecarlo.

Non dovrebbe mai dirlo il dipendente, quello che le tasse le paga tutte, perché sarebbe un po' come darsi la zappa sui piedi.

Non dovrebbe mai dirlo il professionista che sa che può permettersi di speculare sulla povera gente, perchè è gente povera.

Non dovrebbe mai dirlo il politico, perché dovrebbe essere lì affinchè tutti paghino le tasse, magari abbassando quella pressione fiscale troppo alta.

Non dovrebbe mai dirlo il politico del Pdl, eppure non fanno altro che ripeterlo da anni.

Non dovrebbe mai dirlo il politico del Pd, perché il politico del Pd dice di essere diverso dal politico del Pdl.

Non dovrebbe mai dirlo un viceministro dell'Economia perché non aiuta l'economia.

Oggi, invece, in un governo di larghe intese capita anche questo.
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17 luglio 2013


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Io lo so che tu lo sai, che non lo sai che io lo so

Come vengo a saper male le cose! 
Perché dovete sapere che proprio non sapevo!
Ora so che non è facile crederlo, ma vi assicuro che non so come sia potuto succedere che io non sapessi, solo che non sapevo, del resto sono sempre l'ultimo a sapere le cose, perché certe volte succede così, certe cose proprio non si sanno fino all'ultimo ed io non so come sia possibile, ma non sapevo e anche se qualcuno dice il contrario sappiate che non sapevo di sapere, sapete come capita a volte? Forse mi sarò distratto. Del resto, sapete come diceva il filosofo? So di non sapere. Sapesse quanto è vero! Ma se solo avessi saputo... Non so, sarebbe stato tutto diverso. 
Sappiate, però, che adesso mi impegno a sapere. Sappiate, però, che adesso ho sete di sapere. Sappiate, però, che adesso so tutto. Solo che non ho ancora capito nulla.
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24 giugno 2013


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Che tu sia (con)dannato!

Ci sono donne che fanno le puttane e ci sono donne che fanno i giudici e i pubblici ministeri.
Io sto nel mezzo.
Tra quelle che non credevano che Ruby fosse la nipote di Mubarak, tra quelle che figuriamoci se quello non sapeva che fosse minorenne, tra quelle che chiamiamole pure cene eleganti anzichè festini a base di sesso, tra quelle che tutte educande a quelle feste e nessuna escort educata, tra quelle che alla fine lui se n'è fregato perché credeva che...
Insomma quel processo non ci ha raccontato niente di nuovo, ma la sentenza si. La sentenza ci dice che un reato è un reato e in quanto reato deve essere punito. 
In Italia, questa, può essere una notizia.
Peccato, però, che ad essere condannato ci sia Silvio Berlusconi. Così si parlerà di sentenza politica, di giustizia comunista, di rivincita, di vendetta della magistratura, di accanimento politico, di persecuzione, persino di giudizi bacchettoni, di moralisti del cavolo, di puzza sotto il naso, di invidia del pene, di becero conformismo, di cazzi suoi e cazzi miei. E si perderà di vista il fatto che è sbagliato adescare una minorenne promettendo mari e monti (e tanti soldi!) per avere in cambio delle prestazioni sessuali.
Peccato, però, che ad essere condannato ci sia Silvio Berlusconi. Perché parleremo di prossima vita del governo, scommettendo sui tempi di durata, sull'interdizione, sulla punizione, sui pubblici uffici e le stanze private, sui beni confiscati, sulla pena esemplare, sui commenti degli amici, sui commenti dei nemici. E lui sarà ancora lì, tra i titoloni dei giornali, nei servizi del giornalismo estero, in tutti i telegiornali.
Peccato. Se lo avesse ammazzato (politicamente) il voto qualche mese fa sarebbe stato tutto diverso. Lo avremmo interdetto noi tutti, con la democrazia delle nostre scelte e oggi ci ricorderemo solo del fatto che è sbagliato adescare una minorenne promettendo mari e monti (e tanti soldi!) per avere in cambio delle prestazioni sessuali.
Invece adesso ci toccherà gioire per la sua condanna, ma non per la sua sconfitta e la consapevolezza, ancora una volta, che solo parzialmente siamo un paese normale.
Speriamo, almeno, che questo sia un inizio per migliorare.
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18 aprile 2013


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La verità mi fa male, lo so!

Io vi chiedo scusa, perché, è vero, alle ultimi elezioni ho votato PD.
Io vi chiedo scusa, perché davvero ho pensato che loro sarebbero stati quelli che ci avrebbero portati fuori da 20 anni di berlusconismo.
Io vi chiedo scusa, perché ho creduto alla forma di democrazia di un partito che sceglieva di interpellare i propri elettori per prendere le grandi decisioni sui nomi e le persone da scegliere.
Io vi chiedo scusa, perché mi sono fidata di Bersani quando diceva: "MAI con Berlusconi!"
Io vi chiedo scusa, perché li ho difesi quando si parlava di inciuci in nome di un cambiamento a cui loro avrebbero contribuito.
Io vi chiedo scusa, perché mai come stavolta io ho scelto loro e non Vendola o qualche sinistra più a sinistra.
Io vi chiedo scusa, perché la colpa del fallimento elettorale l'ho data a chi ha votato gli altri.
Io vi chiedo scusa, perché mi sono ostinata a considerare giusto un partito morto o che non sa fare altro che operarsi per il proprio suicidio.
Io vi chiedo scusa, perché non mi sono unita ai cori dei: "vaffanculo", "siete tutti morti", "vi mandiamo tutti a casa".
Io vi chiedo scusa, perché quelli che io ho votato non hanno avuto coraggio, non hanno avuto sensibilità, non hanno avuto lungimiranza e non hanno avuto rispetto, per me e per quelli come me, ma anche per quelli come voi.
Io vi chiedo scusa, perché questo paese, soprattutto adesso, avrebbe bisogno di altro.
Io vi chiedo scusa, perché, forse, sono migliore di loro, ma ho finito per non dimostrarvelo.
Io vi chiedo scusa, perché avevo dato loro un'altra chance e poi un'altra ancora.
Io vi chiedo scusa, perché ho lasciato che mi tradissero.
Io vi chiedo scusa, perché adesso sono furente, incredula, delusa, smarrita.
Io vi chiedo scusa, ma vi prometto che, alla luce di quello che sta succedendo oggi, non lo farò più.
Votare Pd, intendo.
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10 aprile 2013


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Okkupiamo!

"La nostra è una protesta seria!" 
Prima o poi c'era sempre qualcuno che, con voce forte e piglio indignato, veniva fuori con questa frase.
Le proposte, naturalmente, venivano fatte nelle riunioni quando ci si vedeva tutti, anzi si organizzavano riunioni apposta per decidere cose fare e come farlo.
Erano giornate importanti, anche se c'era sempre chi le considerava momenti di ricreazione allargata.
C'era sempre quello che prendeva la parola, senza dire mai niente e c'era quello che le sparava grosse. Poi c'era il moderato considerato mollaccione e il facinoroso considerato un figaccione. Poi c'era il facinoroso considerato pericoloso e il moderato considerato saggio.
Nella migliore delle ipotesi erano le menti eccelse a dettare la linea, nei casi meno fortunati un leader oculato, nella peggiore delle ipotesi pochi molto carismatici con idee un po', diaciamolo, del cazzo. Capita. Ci vuole senso critico.
Del resto si poteva dare colpa all'inesperienza. 
Siamo alle prime armi. No, siamo pacifisti!
Dateci tempo. Non c'è più tempo. Bisogna fare qualcosa!
"Ma se provassimo ad ascoltare anche quelli che vogliamo combattere?"
"Che senso avrebbe ascoltare quelli che vogliamo combattere?" 
"Alcuni di loro non sono poi così male!" 
"Ma sono sempre loro e noi non siamo loro, noi siamo noi."
"Però vivono questo posto esattamente come noi."
"Loro sono attaccati ai soldi, non gli interessa davvero il nostro futuro."
"Ma è la cooperazione ed il confronto che ci aiuterà a costruire il nostro futuro!"
"Se continui su questa linea possiamo sempre metterla ai voti e vediamo chi ti segue, ma se poi non ti seguono tu sei fuori!"
"Perché non la penso esattamente come voi?"
"Perchè non possiamo permetterci spaccature!"
"Ma io..."
"E poi, pensaci bene: quando ci ricapita? Dai, che sarà divertente. Li spaventiamo un pò, impareranno ad avere paura di noi, a rispettarci. Ma senza rompere niente, una volta che siamo dentro. Mi raccomando!"
"Ok."
"Allora siete d'accordo tutti?"
"Siiiiiiiiiii!"
E' deciso: OKKUPIAMO! (*)

(*)tratto dai miei ricordi del 3zo anno di liceo.
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5 aprile 2013


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Bel tempo (di una volta).

Questo è un paese dove non ci si capisce più nulla. Parlare di politica è praticamente impossibile, anche per i politici. Sarà per questo che alcuni di loro, i politici, si mettono a parlare del tempo, ma anche il tempo da qualche problema. La primavera tarda ad arrivare e la cosa da un tantino di fastidio a tutti, ma a qualcuno più che ad altri. 
Quello affetto da meteropatia è Zaia, presidente della regione Veneto ed esponente della Lega. "Basta pioggia! (in Veneto)" avrebbe dovuto dire e invece no, invece ha detto: "Basta dire che in Veneto piove!" E anzichè prendersela con il caso, con il destino, con la sfiga, con l'inquinamento atmosferico, con il surriscaldamento del pianeta, con marzo pazzo e aprile con l'ombrello, se la prende con il meteo: "Cancellate il Veneto dalle previsioni!"
Ma se cancelliamo il Veneto dalle previsioni, smetterà di piovere? 
Non è un pò come dire che ci sono i ristoranti pieni nel bel mezzo della crisi, o come dire che quelle erano cene eleganti, o come dire che quello dietro alla testa di Aldrovandi morto è un cuscino rosso, o come dire che Ruby era la nipote di Mubarak, o come dire che la fidanzata di Berlusconi è una ragazza dai principi solidi, o come dire che mi hanno ristrutturato casa a mia insaputa, o come dire che ho preso una laura (finta)?
Insomma se piove, piove e qui piove sul bagnato, perché intanto non esiste più la mezza stagione e speriamo che sia vero che non può piovere per sempre, ma per ora è st'acqua qua. Come diceva qualcuno.
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28 marzo 2013


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Il nuovo che è avanzato.

Quindi, ricapitolando, l'idea che mi sono fatta suona un po' così:
- Bersani è la vecchia politica, non ha vinto, anche se toccherebbe a lui governare, per la legge dei grandi (mica tanto!) numeri. Bersani è vecchio, ed è talmente vecchio che ha capito che il suo tempo è quasi scaduto, che lui presto sparirà e che l'unica cosa che può fare, affinchè con lui non sparisca tutto il Pd, è lavorare per un vero cambiamento, di quelli che nemmeno ha mai sperato, di quelli per cui non si è mai realmente impegnato, che poi, a ben pensarci, se l'avesse fatto non saremo a questo punto e lui, forse, sì che avrebbe vinto.
- Berlusconi è vecchio e dirgli solo vecchio è fargli un complimento, ed è talmente vecchio che non guarda al futuro, ma al passato: "Se vinco farò lo stesso governo del 2011, ma con Terzi al posto di Frattini!" E noi che avevamo rivalutato Frattini! E' talmente vecchio, che l'unica cosa che gli importa è vivere al meglio i suoi ultimi anni e al diavolo se il suo meglio coincida con il nostro peggio!
- Grillo è il nuovo, ma è il nuovo in mezzo a questo vecchiume! 
Che poi a ben guardare usa lo stesso linguaggio della Lega di 20 anni fa, solo un tantino più aggressivo, solo un tantino più volgare, solo con qualche vaffanculo in più, ma io sta cosa l'ho già vista e se l'ho già vista allora non è proprio nuova.
Che poi a ben guardare il nuovo è nello streaming degli accordi con gli altri, ma non nello streming delle riunione interne, quelle con i capi per intenderci, perché fate gli streaming con chi dico io, ma non fateli quando ci sono io!
Che poi a ben guardare il nuovo è nel dire sempre no, solo no, nient'altro che no, lo giuro! E allora a ben guardare il cambiamento, più che cambiamento è immobilismo, è stare fermi, arroccati nelle proprie posizioni, ma io sta cosa l'ho già vista e se l'ho già vista allora non è proprio nuova.
Che poi a ben guardare il nuovo è nel dire: "Lasciate fare a noi, che se lasciate fare a noi, noi diciamo SI al cambiamento! e se non lasciate fare a noi, noi non vi facciamo lavorare per il vostro cambiamento!" Insomma il nuovo sta nel ricattare politicamente gli altri, ma io sta cosa l'ho già vista e se l'ho già vista allora non è proprio nuova. 
Che poi a ben guardare il nuovo è nel tornare al voto con una legge ellettorale vecchia, brutta, sbagliata di quelle che rendono il paese ingovernabile a meno che non si prenda il 51%, ma meglio sarebbe il 100%, che poi è quello che vorrebbe Grillo, ma il 100% in democrazia non esiste e allora se non è democrazia il nuovo sta nel potere totalitario, assoluto, senza gli altri, quelli vecchi che ormai sono circondati e morti, ma io sta cosa l'ho già vista (anzi per mia fortuna non l'ho proprio vista, ma ne ho sentito parlare) e se l'ho già vista (anzi per mia fortuna non l'ho proprio vista, ma ne ho sentito parlare) allora non è proprio nuova.

Che poi a ben guardare non è affatto un bel vedere.
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20 marzo 2013


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La Chiesa e i poveri (italiani)

Ma certo che mi piace il Papa Francesco!
Ma certo che l'entusiasmo ha colpito anche me, che mi dico laica.
Ma certo che ho apprezzato il gesto di non mettere un anello d'oro, di non indossare scarpe rosse, di non abbigliarsi con mantelle d'ermellino, di non rinchiudersi dietro vietri blindati di un auto che cammina in mezzo alla folla.
Ma certo che mi hanno colpito le sue parole sulla tenerezza, gli abbracci, i baci, le pacche sulla spalla, le corse verso i bambini, i disabili, i fedeli in prima fila.
Ma certo che sono stata felice di sapere che ha pagato il conto dell'albergo, anche se poi, a pensarci bene, quell'albergo adesso è suo.
Ma certo che fa ben sperare l'ultizzo dei mezzi pubblici e gli autobus collettivi di prelati.
Ma certo che mi fa simpatia quel suo accento argentino che mi ricorda più Maradona che Belen.
Ma certo che mi sembra un'ottima cosa che voglia essere più vicino ai poveri, anche perché, noi, poveri stiamo diventando, ma proprio tanto poveri, sempre più poveri. 
E allora il Papa, che è così vicino ai poveri, proprio da qui potrebbe cominciare. 
Potrebbe cominciare a dare una mano ai poveri a cui è più vicino: gli italiani!
Basterebbe, Sua Santità, abbandonare alcuni privilegi fastidiosi, che non sono l'anello, le scarpe, il mantello, ma qualcosa di reale e concreto, qualcosa che avvicini la Chiesa agli altri poveri, italiani: l'Imu!
Basterebbe dire: è giusto pagare, come quelli che hanno un'unica casa, come quelli che di case ne hanno due,come quelli che di case ne hanno anche più di due, come quelli che hanno un negozio, come quelli che hanno un albergo, come quelli che hanno un terreno agricolo. Come quelli che pagano, perché in Italia l'Imu si paga.
Forse la Chiesa sarebbe un po' più povera, ma quanto ci piacerebbe una chiesa povera per i poveri.
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8 marzo 2013


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Non si vive di mimose



Tu che fai, uomo, regali una mimosa alla tua donna?

Tu regali una mimosa alla tua compagna, salvo poi prenderla a sberle se quando torni a casa il colletto della camicia non è stirato a dovere?
Tu regali una mimosa alla tua collega, salvo poi vantarti del fatto che lavori meno di lei e guadagni più di lei perché sei uomo?
Tu regali una mimosa alla tua amica, salvo poi guardarle il culo quando questa, dopo che ti ha ringraziato, ti saluta e se ne va?
Tu regali una mimosa alla tua collaboratrice, precaria, e la festeggi alla notizia della sua prossima gravidanza, salvo poi firmare la sua lettera di licenziamento lasciandola a casa con la prole?
Tu regali una mimosa alla tua segretaria, salvo poi complimentarti con lei solo quando la sua scollatura è più generosa e la sua gonna e più corta?
Tu regali una mimosa alla tua fidanzata, salvo poi spaccarle la faccia se ti sembra che abbia guardato un altro?
Tu regali una mimosa alla madre di tuo figlio, salvo poi non aiutarla mai nella gestione della famiglia e della casa?
Tu regali una mimosa alla ragazza incontrata in discoteca l'altra sera, salvo poi infamarla se lei non ci sta e non te la dà?
Tu regali una mimosa alle tue dipendenti, salvo poi non rispondere mai alla loro richiesta di un asilo aziendale, che ti potresti permettere e che le aiuterebbe a lavorare meglio?
Tu regali una mimosa alla tua stagista, salvo poi sapere che non ci pensi nemmeno ad assumerla, che poi ha già quasi 30 e sai mai che alla fine sogna un marito e dei figli?
Tu regali una mimosa alla tua sottoposta, salvo poi annoiarla con quelle tue battutite pieni di doppi sensi e con quel tuo fare da maschilista retrogrado, che pensi di poterti permettere perché sei un maschilista retrogrado?
Tu regali una mimosa alle tue elettrici, salvo poi riempirti la bocca con i bei discorsi sui diritti delle donne, ma senza fare mai nulla di veramente concreto per cambiare le cose?
Tu regali una mimosa al tuo capo donna, salvo poi partecipare a tutte quelle voci che dicono che quel posto se l'è guadagnato andando a letto con chissà chi, perché, si sa, le donne solo così riescono ad ottenere dei posti di comando?
Tu regali una mimosa alla tua impiegata, salvo poi pensare che quella promozione, che lei si merita perché lavora sodo, non gliela darai mai perchè ha rifiutato le tue avances e tu pensi che una donna, per avere un posto di comando, deve per forza andare a letto con qualcuno?

Tu che fai, uomo, regali una mimosa alle donne che ti stanno accanto?
Ma se anche una sola volta ti sei comportato come in uno di questi esempi, facci un favore: lascia stare, non regalarci mimose.
Non è di mimose che abbiamo bisogno.
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5 marzo 2013


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Fuoco nemico

Sei punti di innesco, quattro a benzina, due di sostanze chimiche a Città della Scienza. 
Incendio doloso.

Voi ci siete mai stati alla Città della Scienza?
Io si, e sono sempre state giornate con il sole.
Ero all'Università, allora, c'erano mostre di disegnatori, fumetti, c'era fermento, c'era vita.
C'erano i bambini che imparavano la scienza. C'erano i loro genitori che imparavano la scienza. C'ero io che imparavo la scienza. 
Quel posto era magico, perché ti dava la possibilità di imparare, di capire piccole grandi cose che altrimenti non avremmo capito. Era come uscire da quello che si leggeva sui libri di scuola ed esserci in mezzo. Io lo so non perché l'ho letto, io lo so perché l'ho fatto. Ti sentivi grande e ti sentivi piccolo. Imparo questo, ma quante cose potrei imparare ancora?
L'approccio empirico era divertente.
Io credo che da qualche parte, alla Città della Scienza, qualcuno insegnava anche che il fuoco può nascere per caso, ma non sempre è così. Non ci vuole la Scienza.
Stamattina ardo anch'io, di rabbia. 
Quello era un posto nuovo, un posto altro. Un simbolo, una speranza? No, era qualcosa di meglio, era un posto vero, un posto vivo.
E' andato tutto in fumo. Sono bravi questi che non conoscono il significato di metafore a cancellare l'aspetto metaforico. Loro sono letterali. La Città della Scienza è andata in fumo per colpa del fuoco, quello fatto di alte fiamme, perchè lì il fuoco già c'era, ma era un fuoco diverso, era un fuoco amico, quello alimentato dal vento buono. 
Stanotte di vento non ce n'era, nessun tipo di vento, ma il fuoco si.
Adesso ci sono solo macerie. Solo macerie.
Oggi non si dovrebbe parlare d'altro. Oggi si dovrebbe parlare solo di queste macerie, perchè non sono solo le macerie di Napoli, dei napoletani. 
Oggi dovremmo essere tutti lì, tra quelle macerie per dire che appartengono a tutti e per dire che quelle macerie siamo noi.
Dovremmo essere talmente tanti che se davvero ci fosse il dolo, chi ha appiccato le fiamme dovrebbe avere paura, paura di tutti.
Dovremmo essere lì, a dire che questo fuoco riesce solo a ricordarci che possiamo essere Fenice. Dovremmo essere lì a dire: "Scusateci se abbiamo permesso che il vostro fuoco fosse più forte del nostro, ma grazie per averci ricordato che il nostro deve essere più forte del vostro." 

Sei punti di innesco, quattro a benzina, due di sostanze chimiche a Città della Scienza. 
Incendio doloso.

Se fosse davvero così, adesso tocca a noi ardere, mentre loro dovrebbero marcire in galera e poi bruciare all'inferno. Se non lo facessimo saremo condannati, esattamente come loro.
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1 marzo 2013


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Sogno di uno scrutatore

Riflessioni da un seggio.

L'idea di dover votare su pezzi di carta colorata e per farlo di dover tornare al proprio Comune di residenza e sfilare al cospetto di persone sedute ai banchetti delle scuole elementari mi infastidisce. Mi sembra un rito, di quelli che non si mettono in discussione, perchè si è sempre fatto così: nostalgia da tempi andati, insomma. Ogni giorno migliaia, milioni di transazioni monetarie passano sulla rete, in tutta sicurezza, e non ci facciamo il minimo scrupolo... perchè non farci passare anche un voto?

Ho un sogno: uno scrutinio universale, per davvero, un voto così facile che non farlo è solo una scelta, vera, dove votano tutti, ma proprio tutti, dovunque essi siano purchè siano legittimati a farlo. Il diritto è libertà e la libertà è poter scegliere.

Per combattere il tuo nemico devi conoscerlo, così, mi sono iscritto alle liste come scrutatore e puntuale, alla prima tornata, arriva la chiamata! Ho così l'opportunità di studiare la cosa dall'interno, finalmente un faccia a faccia, per scoprire come girano gli ingranaggi della macchina elettorale, partendo dalla ruota più piccola (io)... e le ruote girano, l'avresti mai detto?!? I meccanismi sono collaudati e oliati, tra le mura di una bella scuola elementare, tra le facce scocciate delle forze dell'ordine e quelle speranzose dei giovani in cerca di un ripescaggio, tutto fila.

Presidenti, segretari, scrutatori e bidelli, plichi, matite, schede e cassettoni, buste e verbali, non manca niente, anzi, qualcosa avanza pure. Le schede sono quasi 1000, moltiplicate per 3, e vanno tutte firmate e timbrate. Si corre veloci, tra sigle e timbrature, ma il motivo di tutto ciò mi sfugge: alcuni timbri sono così lievi e alcune sigle così incomprensibili che non vedo come dovrebbero autenticare il tutto.
I registri sono divisi tra uomini e donne, per cui le signore e i signori fanno file separate, vengono gestiti su banchi separati e ho scoperto poi che c'è sempre più fila al tavolo delle donne che a quello degli uomini, come al bagno degli autogrill.

A parte qualche fanatico votatore della prima ora, gli orari della messa la fanno da padrone: non l'avrei detto che siamo ancora un paese così cattolico, povero illuso. E' divertente poi vedere come i primi giovani arrivino non prima di metà pomeriggio... o forse è deprimente? Non l'ho capito, fatto sta che i giovani non solo se la dormono, ma non si vedono proprio all'orizzonte, tanto che, sul piccolo campione della sezione, la percentuale di under 25 che vota è sotto la percentuale dei votanti. Peccato, perchè da loro, in salute e volenterosi, uno si aspetterebbe legittimamente qualcosa di più. Davvero in pochi sanno che ci vogliono 25 anni per votare al Senato: ricordo che a me, a scuola, l'avevano insegnato. Quando gli dici "voti solo alla Camera" ti chiedono "perchè", domanda assurda seconda solo alle risposte che ti danno quando chiedi il telefono cellulare.

Eh sì, perchè ci sono quelli che alla domanda : "hai il telefonino?" ti dicono "no", ma si vede lontano un km che mentono, e lo sapete, tutte e due. Quelli che ti vogliono dare il numero di telefono e quelli che "no, il numero non te lo do"... ma chi lo vuole? che me ne faccio? Quelli che gli squilla in cabina, e quelli che rispondono pure! E c'è pure il registro di chi ti lascia il cellulare, che poi li devi rincorrere comunque, tutti così abituati a tenerlo sempre addosso che non ne concepiscono la separazione. E poi ci sono quelli riluttanti, che non sanno dire le bugie, ma vedi nel loro volto una sofferenza nel lasciartelo e, guarda un po', c'hanno tutti l'iphone, 5! E' un vero spasso chiederlo ai giovani, che figurati se non ce l'hanno, dai! Ma i migliori sono quelli che ti dicono che è spento... che senso ha? ripeto: non è che sei al cinema e non devi disturbare, è che magari lo accendi e fai la foto e ti vendi il voto, anche se, Saviano docet, la mafia poi vuole la prova tangibile, la scheda bianca.

A dirla tutta vedi un giro tanta approssimazione, un margine di errore umano molto alto, una logistica tutta da verificare, per cui il voto diventa qualcosa che ti devi conquistare, in cui ci devi mettere del tuo. Il mio sogno di suffragio universale è lontano... però il 76% della Lombardia di questi giorni non è mica male! Alla fine la maggior parte delle persone va via sorridendo, perchè votare ti fa sentire parte di qualcosa, perchè tu sei uno come sono uno tutti gli altri (e non mi date del grillino che il concetto di "una testa un voto" non l'hanno certo inventato loro). E quando i conti tornano e tutti si sigilla e si manda al Ministero, ti senti di aver partecipato davvero alla vita del Paese, della società... quasi quasi andrebbe fatto fare a tutti, altro che militare! Bisogna affondare le mani nelle schede per capire.

Le possibilità di sbagliare sono tante, è vero, la discrezionalità è enorme, ok, però, sai che c'è? Forse è proprio qui che sta il bello: il destino del Paese è nelle mani delle persone più semplici, normali, umili, che possono sbagliare, sì, perchè è la vita. Sarò banale ma prendiamo autobus guidati da persone come noi, viviamo a decine di metri dal suolo in case costruite da muratori, non da scienziati, che poi sbagliano pure loro. E alla fine quando apri le urne e conti i voti ti senti investito di una bella responsabilità e cerchi di essere giusto e corretto, e conti e riconti, l'amico e l'avversario, tutti uguali.

Io resto della mia idea: sogno un suffragio universale vero, un voto così sempliche che possano votare tutti e tutti possano far sentire la propria voce. Sogno un voto più sicuro e con un margine di errore molto più basso di quello attuale e penso che la tecnologia e la rete possano svolgere un ruolo importante in tutto ciò, ma ammetto che si perderebbe questo straordinario momento di partecipazione, e questo un po' sarebbe un peccato. (*)

(*) Scritto da Antonio Giordano.
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28 febbraio 2013


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(Chi) Vince chi perde

Devo ammetterlo: io non so se mi sono ancora ripresa e sarà per questo che più passa il tempo e più le cose non mi sono tanto chiare.
Allora, il Pd è arrivato primo, ma non ha vinto. Ha la maggioranza alla Camera, ma questo conta ben poco se non si ha la maggioranza anche al Senato. Quindi la camera è declassata? Cos'è, uno sgabuzzino?
Il Pdl non ha vinto, anzi ha perso più o meno 6 milioni di voti, ma esultano come se fossero arrivati primi, a differenza di chi è arrivato primo, perchè queste elezioni hanno sancito il grande ritorno di Berlusconi. Quindi pur avendo perso sono strafelici perché, in fondo, si aspettavano di sparire.
Sparire, il rischio che hanno corso quelli della Lega, che hanno perso, in termini di voti, in Lombardia, in Piemonte e in Veneto, ma che poi ottengono la presidenza della regione lombarda con la vittoria di Maroni e che governano nelle regioni economicamente più ricche d'Italia.
Quelli che sono spariti davvero, invece, sono i comunisti che in Puglia non votano Vendola, che in Italia non votano Ingroia, figuriamoci Bersani, che ora qualcuno vorrebbe far sparire, ma che corrono tutti verso il Movimento arrabbiato 5 Stelle, quello di Grillo, per intenderci, che non vuole fare il premier in caso di vittoria, che non vuole andare alla Camera, nè al Senato e che per questo non chiede di essere eletto in prima persona, perché c'è la gente del movimento, la gente comune che deve rappresentarci e che poi dopo aver preso il 25% grida alla vittoria. E lui sì che ha vinto, ma non è arrivato primo, come avrebbe voluto. Però adesso detta l'agenda, la strategia, le alleanze, le non alleanze, la salita al Colle per le consultazioni e il movimento resta fermo, mentre il capo si muove, parla, decide. Il movimento collettivo è il pensiero di un uomo espresso attraverso le pagine di un blog, un blog si sostituisce alle sedute parlamentari, agli incontri di vertice. Con un blog si governa l'Italia e quel blog (cazzo!) non è il mio, perché io sì, che non sono arrivata prima. Vuoi vedere allora che ho vinto?
La democrazia, che doveva essere espressione dal basso, adesso si esprime attraverso i commenti del post di uno.
Poi Napolitano va in Germania e lì, all'estero, viene preso in giro da chi non capisce come si faccia ad essere ostaggio dei clown. Lui ascolta e si incazza e si meraviglia. Ma cosa si meraviglia se sono anni che appena un italiano va all'estero si sente fare la stessa domanda?! In Italia sta cambiando tutto, solo la nostra percezione all'estero non cambia, solo all'estero non (ci) capiscono (?!).
Anch'io non capisco, non capisco più come si fa a vincere e come si fa a perdere. 
Poi penso a Fini e un'idea più chiara sulla sconfitta mi viene. Poi penso a Scilipoti e dovrebbe essermi più chiara l'idea di vittoria?!
Niente, ho mal di testa, ho mal di pancia, sono costipata, sono confusa, sono disillusa, penso di fare le valigie, ma so che, almeno io, tenderei ad escludere il Guatemala.
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22 febbraio 2013


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Momenti indimenticabili (di una campagna elettorale da dimenticare)

Domani silenzio. Domani pausa. Domani riflessione.
Domani.
Oggi una considerazione: è stata la campagna elettorale più brutta che io ricordi, disseminata di fregature e di momenti (in)dimenticabili.

Momento 1: il ballottaggio delle primarie per la scelta del candidato del Pd. Matteo Renzi viene criticato perché ci ricorda Berlusconi. Il popolo di sinistra ha così tanta paura di Berlusconi che non vuole un clone. Così è tornato l'originale.
Momento 2: non si parla più di programmi, ma di agende e le agende, si sa, durano più o meno 12 mesi. Esattamente come il prossimo governo.
Momento 3: il ritorno del caimano, che poi ha generato tante altre fregature a seguire.
Momento 4: il ritorno di una campagna elettorale che non gira intorno ai temi politici, ma intorno a Berlusconi.
Momento 5: la presentazione delle liste e dei simboli. I soliti nomi e i grandi esclusi che scappano con le liste: tu non porti me, io sputtano te.
Momento 6: adotta un cane per la campagna elettorale! Ma poi non lo abbandonare in cabina elettorale appena dopo il voto. 
Momento 7: Michele Santoro e quei giornalisti poco giornalisti, che per fare spettacolo non hanno fatto i giornalisti e che hanno fatto un brutto spettacolo di se stessi.
Momento 8: Mussolini. Per non parlare degli ultimi 20 anni, ci siamo messi a discutere su quello che c'era da salvare del ventennio fascista. Ve lo dico io: niente! E se i treni arrivavano in orario, bastava farlo capostazione.
Momento 9: la sostituzione di impegni fattibili con le promesse improbabili e le proposte shock e l'Imu e 4 milioni di posti di lavoro e l'uscita dall'euro e rimanere nell'euro e vai avanti tu che a me vien da ridere.
Momento 10: Balotelli. Perchè chi vota pensando ad un giocatore della propria squadra di calcio vota con i piedi, mica con la testa?!
Momento 11: le alleanze. Berlusconi voleva Monti, poi scarica Monti, Monti va con Casini e Fini, ma strizza l'occhio a Bersani, che sta con Vendola e che non vuole Monti, ma preferirebbe Ingroia, che non vuole andare con Bersani e che non vuole andare con Monti, figuriamoci con Berlusconi, che critica Giannino, che se proprio dovesse scegliere un altro sceglierebbe Grillo, che manda tutti affanculo!
Momento 12: i comizi in piazza. E giù i paragoni: "la mia piazza è più piena della tua!" Vedere foto per credere e magari prendere righello per misurare.
Momento 13: i video elettorali, quelli che copiano il video visto a Sanremo, ma per offendere e quelli che copiano il video di quelli che copiano il video visto a Sanremo, ma per scusarsi per chi ha offeso.
Momento 14: il finto master. E le finte lauree e lo Zecchino d'Oro e il Mago Zurlì e Pinocchio e il gatto e la volte e io, ve lo giuro, sono laureata in Scienze della Comunicazione. E non lo dico per vantarmi.
Momento 15: Celentano che canta per Grillo e Bennato che non canta per Grillo. E gli insulti che si beccano entrambi.
Momento 17: quelli che votano perché sono arrabbiati e non perchè sono indignati. Quelli dai discorsi violenti, perché ti è mai venuto in mente che a forza di gridare la rabbia della gente non fa che aumentare? La forza certamente deriva dall'unione, ma il rischio è che la forza soverchi la ragione.
Momento 16: la lettera. Vengo con questa mia a dirvi che vi sto prendendo per i fondelli e voi in fila, pecoroni, che credete che qualcuno vi restituisca il malloppone. 
Momento 18: il dibattito tv che non si è fatto perché se prima eravamo in 6 ad andare in tv, poi siamo diventati in 5 ad andare in tv e se prima eravamo in 5 ad andare in tv, poi volevano andarci in 4 ad apparire in tv e se prima eravamo in 4 a voler andare in tv, poi hanno confermato in 3 a voler andare in tv e se prima erano in 3 a voler andare in tv poi c'è chi ha fatto sapere che sarebbe solo andato in coppia ad apparire in tv e se sono rimasti in 2 a dover andare in tv uno dice all'altro: "Da soli non è bello andare in tv".
Momento 19: la Merkel. Ti tiro per la giacchetta e la giacchetta gnernò, gnernò. Ti tiro per il pantalone e il pantalone gnernò, gnernò. Ti tiro per la gonnella e la gonnella gnernò, gnernò. Ti tiro per la sottana e la sottana gnernò, gnernò. E basta!
Momento 20: le condizioni metereologiche, che quando non si ha molto da dire si finisce a parlare del tempo.

Domani silenzio. Poi ci metteremo tutti (!) una croce su.


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20 febbraio 2013


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Dalle stelle alle s...edie

E si che però le piazze le ha riempite.
Ma io Piazza Duomo, dove ero ieri sera, l'ho vista piena così altre volte. Per il Pd, quando fa il Pd. L'ho vista più piena di così, quando c'era da festeggiare un vento nuovo che arrivava da sinistra e che era Pisapia. L'ho vista così per Walter Veltroni nel 2008. Poi è andata come è andata.
E si che però sa parlare alle piazze.
Ma lo fa urlando, urlando così forte che certe volte nemmeno si capisce quello che dice. Esattamente come avevano fatto i nuovi partiti prima di lui, quasi 20 anni fa. Mi viene in mente la Lega Nord.
E si che sa interpretare il sentimento della gente.
Ma è la rabbia e la rabbia non porta certo a governare nel modo più giusto. La rabbia, chessò, ti porta a fare anni di analisi per poi capire, alla fine, che l'aggressività non ci rende migliori.
E si che ha un progetto forte, un programma nuovo.
Ma che recitano più o meno così: non ruberemo come loro. Non sprecheremo come loro. Non ci allontaneremo dal cittadino come loro. Ma se volessi fare come loro ce lo diresti?
E si che ha riavvicinato un sacco di giovani alla politica.
Ma sono gli stessi giovani che spesso di politica ne sanno davvero poco, quelli passati per la strada dell'antipolitica e arrivati fin qui ad urlare: "tutti a casa, vi mandiamo tutti a casa", manco stessi seguendo, allo stadio, la tua squadra del cuore e quel miracolo che mi aspettavo, io, non l'ho visto.
E si che la folla partecipava entusiasta.
Ma rideva soprattuto alle battute del capo comico, ai nomignoli dati agli avversari, ai vaffa a cui veniva mandato questo e quello e rispondeva agli incitamente di chi guidava gli applausi.
E si che ha fatto tutto senza andare in tv.
Ma dal palco non faceva altro che dire: "le tv sono tutte qui", "facciamogli vedere a questi della tv, quanti siamo e quanto siamo incazzati", "le tv vi stanno inquadrando, mostrate quanto siete belli".
E si che dietro c'è una squadra piena di vera competenza.
Ma quando ongi quando un candidato prendeva la parola, dopo aver ripetuto spesso quello che aveva appena detto il capo comico, si affrettava a dire: "ma adesso passo la parola al Capo..."
E si che la democrazia nasce dal basso.
Ma poi dovrebbe volare alto e non privilegiare un mezzo e una parte a cui a quel mezzo c'arriva, perchè la democrazia non dovrebbe essere selettiva, o così selettiva.
E si che andranno in parlamento.
Ma io non vedo l'ora! E speriamo che questa sia l'occasione per dimostrare la forza di un movimento vero, non solo di un gruppo che segue le invettive di un comico incazzato.
E si che hanno convinto tante persone.
Ma non hanno convinto me. Di spettacoli a gratis ne ho visti di migliori.

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11 febbraio 2013


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(Non) Habemus Papam

Morto un Papa se ne fa un altro. 
Così ero abituata. Non si scende dalla croce.
Poi ecco che tutto cambia. Non ci sono più le certezze di una volta. Dovevo aspettarmelo dopo che anche Sentieri ha avuto una fine, niente sarebbe stato più come prima, ma forse questo è troppo.
Dimesso un Papa se ne fa un altro.
Dimesso. Il Papa. Il Papa che non dovrebbe dimettersi mai. 
Dimesso. Non un politico, no perché quelli che dovrebbero dimettersi non si dimettono mai. E potrebbero dimettersi e si sentono un pò Dio, come se fossero unti dal signore, la politca come missione divina. 
Poi il Papa si dimette. E non un Papa qualsiasi. Si dimette il Pastore Tedesco. Quello forte. Quello tutto d'un pezzo. Finisce che lo riscopriamo vecchio, stanco, umano. Non ci sono più i Papi di una volta e per una volta si parla davvero di Papi e non di papi, insomma.
La verità è che sono confusa.
Non da cattolica, ma da laica. 
E più facile che un Papa si dimetta che io prenda la pensione.Una volta non era così. Ai miei tempi c'era il posto fisso, adesso no. Siamo tutti precari. Potere temporale e potere ai temporali. Che poi nevica, Papa dimesso. Già, dice che lo avevano visto un pò dimesso. Un pò?! Ma poi lo ha annunciato in latino. Un Papa vivo che annuncia le proprie dimissioni in una lingua morta. 
Credevo di averle viste tutte e invece no, non avevo mai visto un ex Papa.
Ma non lo troveremo ai giardinetti a dar da mangiare ai piccioni. 
Dio si è fatto uomo. 
L'uomo non si è fatto Dio. L'uomo si è fatto vecchio.
Ma se un Papa può decidere di dimettersi per finire i suoi giorni come meglio crede, io perché non posso fare lo stesso? Perché di questo si tratta: io decido della mia vita e del mio tramonto, a dispetto di tutti gli altri, a dispetto di Dio, anche se a suo cospetto dovrò trovarmi un giorno.
Eppure a me piace l'idea che qualcuno accetti l'idea di diventare vecchio. Un vecchio, che dice: "Sono vecchio, largo ai giovani!" Non in chiesa, ma nella Chiesa.
Benedetto. Che tu sia benedetto.
Abbiate fede, non vi parlerò di fede. Io al dito non ne porto nessuna, forse per questo poco so della materia. Vi parlo di uomini perché sono un'umanista. Cerco di capire l'uomo, quando l'uomo smette di essere Papa e fa un gesto laico. Il dubbio, la paura, gli anni, il corpo cede, la mente vacilla, la lingua sbiascica. Ora so che si può dire: adesso basta.
Bisogna averne memoria.



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31 gennaio 2013


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Basta ca ce sta 'o sole...

E' successo all'improvviso. 
Una mattina vai alla fermata e niente, aspetti invano.
Poi qualcuno avvisa: "Inutile, oggi non passano!" 
"Perché?" chiedi. 
"Non hanno i soldi."
"I soldi per fare cosa?"
"I soldi per fare benzina. E' finito il gasolio e loro non hanno i soldi per il rifornimento. Per questo, oggi, non passano."
Anche a scuola era già successo che finissero i soldi e che finisse la carta igienica.
Negli ospedali potrebbero finire i medicinali.
"Potete andare a piedi."
Come dire: "Arrangiatevi, potete fare da soli." 
Del resto a scuola la carte igienica la compriamo noi. Negli ospedali come faremo con le medicine?
Eggià arrangiamoci, penso, ma per muoversi a piedi c'è bisogno di tempo. Basterebbe il tempo, ma pure quello costa e sono finiti i soldi.
E dopo la carta igienica, dopo il gasolio, con la paura dei medicinali, che cos'altro può succederci?
Lo zucchero? Ci sarà lo zucchero per zuccherare il caffè?
Il pane? Avremo il pane per fare la scarpetta?
Le patate? Ci saranno le patate fritte per accompagnare l'hamburger. E il ketchup? E la maionese? E l'hamburger?
Si sono mangiati i soldi e non ci hanno invitati tutti al banchetto.
Allora mi sono ricordata di mio nonno, di quando raccontava: "Non c'era niente, non trovavi nulla. Né gasolio per il trattore, né i medicinali per curarti, né pane, figurarsi la carta igienica e lo zucchero..."
Già, non c'era niente, ma allora c'era la guerra. Allora erano in guerra. 
Noi non siamo in guerra, qualcosa deve esserci. Deve esserci il gasolio, c'è anche la carta igienica nelle scuole e per adesso in ospedale devi solo pagare un ticket, ma le medicine sono lì.
Noi non siamo in guerra, allora io mi metto ad aspettare, che tanto prima o poi l'autobus passa. Tanto ho il mio smartphone e inganno l'attesa sfidando i miei amici a ruzzle su facebook.
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28 gennaio 2013


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La Memoria

Dire: "...il fatto delle leggi razziali è stata la peggior colpa di un leader, Mussolini, che per tanti altri versi aveva fatto bene..." è un po' come dire che con Casapound si possono avere delle idee condivisibili, alcune più, alcune meno, o come dire, se volete, che se una donna subisce violenze bisogna chiedersi oggettivamente se quella donna non se l'è cercata. 
Perdonate, ma certe differenze tra alcune affermazioni io le vedo poco, così come non vedo la differenza tra la violenza che un essere umano fa nei confronti di un altro essere umano, o di un popolo nei confronti di un altro popolo, non solo ebreo.
Perdonate, ma certe parole, dette ad un certo punto, così come dette sempre, dimostrano che non c'è rispetto per le vittime, per nessuna vittima, che non c'è rispetto per la storia, per nessuna storia, che non si ha memoria mentre si parla di memoria, che non si ha buon senso perché non si è capaci di vera compassione.
Io proverei a rifletterci quando si ricorda una storia che è sempre più lontana da noi, perché la maggior parte dei testimoni sta venendo meno; io proverei a rifletterci anche non andando tanto lontano, ma restando negli ultimi vent'anni; io proverei a rifletterci pensando all'altro giorno, a ieri, a oggi. Io proverei a rifletterci quando saremo chiamati a decidere del prossimo futuro.
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9 gennaio 2013


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Ce l'ho, ce l'ho, mi manca...

Un attimo prima delle presentazioni delle liste elettorali per le prossime elezioni.

"Allora c'abbiamo messo dentro tutti?"
"Più o meno si."
"Facciamo un controllo."
"Il medico c'è."
"Il medico c'è sempre."
"Gli avvocati non mancano mai."
"Gli avvocati possono sempre tornarci utili."
"Poi ci sarebbe un costruttore."
"Sostituiscilo con un architetto, che poi ci accusano di essere amici dei palazzinari, invece gli architetti li possiamo spacciare per artisti e poi in giro senza far niente ce ne sono molti di più."
"Ok. Poi ci sarebbe un ristoratore."
"No, un ristoratore no. Lo sai che è meglio essere liberi, che poi finisce che il ristoratore per il solito magna magna vuole farci mangiare solo nel proprio ristorante e addio cene di qua e cene di là!"
"Tolgo il ristoratore."
"A giornalisti come siamo messi?"
"Gli altri stanno messi meglio."
"Ma, chessò, non possiamo chiamare qualcuno di Libero o de Il Giornale?"
"Mmmm, ma non so se ce li fanno passare come giornalisti."
"E a sportivi come siamo messi?"
"Ne abbiamo persa una che si faceva toccare da Berlusconi."
"Perché, mo' si fa toccare da altri?"
"Sembrerebbe di si!"
"E Balotelli?"
"E' una mela marcia e non vogliamo che rovini lo spogliatoio."
"Appunto, e noi lo ficchiamo nelle liste, una in più, una in meno chi vuoi che se ne accorga? E a comici?"
"Bene, ma gli altri non sono da meno. Ce ne sono parecchi che fanno ridere."
"A pregiudicati?"
"Ce ne siamo tenuti parecchi, dopo aver affossato le liste pulite, ma sembra che abbiamo fatto un favore anche agli altri, insomma ognuno c'ha i suoi."
"Bene e a pluripregiudicati?"
"Non abbiamo voluto esagerare, ma siamo riusciti a tenerci Dell'Utri."
"Ben fatto, certo ci sarebbe stata qualche altra brava persona che avremmo dovuto accontentare, ma così almeno abbiamo accontentato la più brava di tutte. E le donne?"
"Abbiamo le amazzoni, sono meno che dall'altra parte, ma sono sicuramente molto più belle."
"I giudici?"
"Una parte fa partito a sé."
"I traditori?"
"La Lega è tornata, alcuni, invece, sono andati con Monti, altri cantano l'inno: Fratelli D'Italia, l'Italia s'è desta..."
"La società civile c'è?
"C'è! Solo che forse è un tantino meno civile che da altre parti."
"Persone dello spettacolo?"
"C'è la Santanchè (la Santa che?!)."
"Ma la Santanchè (la Santa che?!) non è un personaggio dello spettacolo."
"Certo che lo è, quando parla dà sempre spettacolo."
"Un imprenditore?"
"Ci stiamo lavorando, ma sarà sicuramente da sogno!"
"I cattolici?"
"Mmmm, stavolta sarebbe meglio puntare sui gay."
"Perfetto, mi sembra che ci siano tutti. E il premier l'abbiamo scelto?"
"All'occorrenza."



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1 gennaio 2013


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2012 - 2013

Ho buttato dal balcone la legge elettorale, che non mi piace, che non mi fa scegliere e che renderà questo paese più ingovernabile e più debole.

Ho buttato dal balcone i vecchi premier, quelli dalle maschere di cera, e di cerone, quelli che difendono i patrimoni e non le patrimoniali, quelli che, scaduto il loro tempo, decidono sempre di ripresentarsi.

Ho buttato dal balcone i rimborsi elettorali, i lecca lecca, i matrimoni delle figlie, le multe, i libri comprati, le lauree finte, le macchine potenti, le vacanze che non ci si poteva permettere.

Ho buttato dal balcone gli affitti a mia insaputa, le ristrutturazioni a mia insaputa, i giri in barca a mia insaputa, le mazzette intascate a mia insaputa, gli insulti detti a mia insaputa, le feste a cui sono andata a mia insaputa e anche quelle che io ho organizzato a mia insaputa.

Ho buttato dal balcone le giunte regionali che lucravano, mangiavano, si ingrossavano e quelle dove la maggioranza aveva più consiglieri in carcere che tra i banchi nelle assemblee plenarie.

Ho buttato dal balcone le fidanzate troppo giovani per leader troppo vecchi, quelle dal: "mi sono innamorata di lui per la sua intelligenza", quelle dalla nuova verginità, che nemmeno si sono ricordate quando hanno perso quella vecchia, che hanno dato via sicuramente troppo presto.

Ho buttato dal balcone la guerra che nessun gay ha dichiarato, perché nessun gay offende la pace.

Ho buttato dal balcone le parole di un prete, forti come pietre verso donne che qualcuno altro, prima, aveva salvato dalla lapidazione.

Ho buttato dal balcone la crisi e chi usa la crisi come scusa per sfruttare e impoverire chi è in crisi.

Ho buttato dal balcone le solite facce, i soliti culi, le solite bocche piene, insomma la solita politica.

Ho buttato dal balcone le nuove facce, i nuovi culi, le nuove bocche piene che urlando si vogliono far strada facendoci credere che sono la nuova politica.

Ho buttato dal balcone il centro che aspetta troppo per occupare un posto al centro, la sinistra che ha paura di stare a sinistra, la destra che si è dimenticata di come si sta a destra e quella che se lo ricorda benissimo, tanto da voler essere come quel tale che dal balcone faceva i proprio proclami.

Ho buttato dal balcone gli evasori, perché senza di loro saremmo più ricchi, con una vera sanità pubblica, una vera scuola pubblica, una vera assistenza pubblica.

Ho buttato dal balcone tutto quello che non andava riciclato e differenziato, per poi fare spazio al nuovo, perché il mondo non solo non era finito, ma cominciava un nuovo anno.

Ho buttato dal balcone tutto questo e ce n'erano di cose da buttare!
Poi mi sono girata e mi sono accorta che mi era rientrato tutto dalla finestra.




 

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