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20 giugno 2012


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#SAVE 194

Ma credete davvero che questo fosse un paese migliore quando si abortiva illegalmente?
Perché la questione diventerà questa. Perché se si mette a repentaglio una legge tanto da doverla ridiscutere, tanto da poter pensare di metterla in dubbio si continuerà ad abortire e si ricomincerà a farlo come si faceva prima della legge 194.
Così oggi la Corte Costituzionale dovrà esprimersi sul quesito di legittimità costituzionale sollevato da un giudice che si rifaceva ad un pronunciamento della Corte di giustizia europea che definisce l'embrione come "soggetto da tutelarsi in maniera assoluta". E cosa potrebbe succedere se questa linea dovesse passare? Tuteliamo un soggetto embrione prima di tutelare una persona, ovvero la donna, la madre? Non sarebbe come continuare a ragionare se è nato prima l'uovo o la gallina? Tuteliamo un essere che sarà prima di tutelare un essere che è? E la libertà di scelta? La libertà di scegliere qualcosa che riguarda il nostro corpo, la nostra salute può passare attraverso il dubbio di un giudice? E' davvero così sconveniente, così orribile, così aberrante continuare a difendere una legge che non trasforma una donna in un'assassina se decide di prendere una scelta dolorosa. L'idea della vita in assoluto può essere sufficiente per decidere della vita e delle scelte di una persona? Io non lo so. Le domande così grosse, forse, non mi sono mai piaciute e sicuramente non mi piacciono adesso, ma mettere in discussione la legge 194 per qualcuno potrà essere un modo per schierarsi a favore della vita, a me sembra solo un modo per schierarsi contro l'essere umano. Nel senso di restare umani.
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6 ottobre 2011


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La morte è una livella?

La morte a volte è ingiusta, anzi no. La morte è sempre ingiusta, ma a volta sembra proprio farlo apposta.
Lo scorso lunedì a Barletta crolla una palazzina, muoiono 5 persone, tutte donne, 4 lavoravano in un laboratorio tessile che si trovava al piano terra dell'edificio. La quinta vittima era una ragazzina di 14 anni, figlia dei titolari dell'attività.
La tragedia diventa una notizia, ma si aspetta la sentenza del processo Meredith a Perugia e quella morte, anche a distanza di anni, attira un pubblico maggiore. La morte non è tutta uguale.

Il giorno dopo, la tragedia della morte delle donne di Barletta potrebbe diventare indignazione. I presupposi ci sono tutti: una palazzina crolla nonostante alcune segnalazioni su certi scricchiolii, le donne lavoravano a poco meno di 4 euro all'ora e in nero, lo stesso colore del lutto. Sembra la fotografia di un paese che crolla e scavando tra quelle macerie ci si dovrebbe rendere conto di quanto siamo poco civili. 
Già, la tragedia potrebbe essere un notizione, ma la sentenza del processo Meredith a Perugia è stata pronunciata la sera prima. Amanda e Raffaele sono liberi. C'è chi si indigna, ma per questo. L'indignazione non è tutta uguale.

Oggi a Barletta si svolgono i funerali delle vittime di quel crollo. Potrebbe essere il tempo della riflessione, del lutto, del ricordo. 
I funerali potrebbero essere notizia di primo piano, ma c'è un altro lutto da piangere. Muore Steve Jobs. Questa è la notizia.
Il lutto non è tutto uguale.

E' andata male, malissimo. La morte è stata ingiusta. 
E il mondo, oggi, forse è un posto peggiore. 
A qualcuno viene l'idea di migliorarlo con il partito della gnocca.
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13 febbraio 2011


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Se non ora quando?

Non ho una sciarpa bianca. Ne farò a meno. Ma sarò in piazza.
Sarò in piazza perché trovo assurdo dover scendere in piazza per ricordare e ricordarci che in questo paese le donne sono altro rispetto alle escort sgallettate che si assicurano il futuro concedendosi ai party del bunga bunga.
Sarò in piazza perché questo paese, per come è oggi, non mi invoglia ad essere madre.
Sarò in piazza perché tutte le mie amiche invece stanno diventando madri e perché loro in piazza non ci saranno ed è la possibilità di creare qualcosa di meglio, che passa proprio da queste piazze, che voglio garantire ai loro figli, che sarebbero potuti essere miei.
Sarò in piazza perché mia madre non mi ha cresciuto con l'idea che investire su sè stessi significa farsi fare un preventivo da un chirurgo plastico.
Sarò in piazza perché mio padre non mi avrebbe mai detto: "concedersi ad un ricco signorotto anziano sarà la nostra fortuna."
Sarò in piazza perché questo paese non mi piace e ogni giorno mi viene voglia di scappare, ma ogni giorno resto.
Sarò in piazza perché alcune mie amiche sono scappate e adesso vivono all'estero con la sensazione di perdersi momenti importanti della nostra storia.
Sarò in piazza perché credo che le piazze non cambino gli equilibri di un paese, poi ho visto l'Africa del nord e ho capito che noi non siamo neppure l'Africa.
Sarò in piazza perché mi sono vergognata di essere italiana e invece dovevo solo vergognarmi di chi mi governava.
Sarò in piazza perché so che molte donne non ci andranno e perché non voglio cercare di capire chi non c'è, ma voglio conoscere le storie di quelle che oggi sono qui.
Sarò in piazza perché sono troppo giovane e non ho combattuto le grandi battaglie delle donne che ci hanno garantito i diritti che abbiamo oggi e sono troppo vecchia per non sapere che nulla di ciò che le donne hanno conquistato fino ad ora ci è dato per sempre.
Sarò in piazza perché le prostitute prima di diventare donne di villa erano donne di strada. Io preferisco la piazza.
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19 gennaio 2011


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Tutte ad Arcore

Se proprio c'è bisogno di fare iniezioni io proporrei infermiere vere.
E se proprio c'erano delle persone al posto giusto, erano quelle fanciulle in divisa che giocavano con le manette a quelle feste. Le manette scattavano ai polsi degli invitati e degli invitanti?
La realtà non sempre supera la fantasia, ma la fantasia a volte si fa beffe della realtà.
Le donne in divisa, quelle vere, si indignano. Sono le sole?
Al signorotto piacciono le fanciulle. Sembra che ne vorrebbe sempre di più, come un ingordo ad un banchetto di portate piccanti. E allora diamogliene di più.
Partecipiamo tutte al festino. Mamme, nonne, giovani donne, mature o non mature. Portiamoci dietro le studentesse e persino le adolescenti, quelle che aspirano a fare le veline. Facciamolo per capire, per farle capire e per farci capire. O semplicemente per farci aprire. Aprire le porte di casa.
Andiamo lì con i nostri contratti part time, a progetto, a tempo determinato. Andiamo lì con le nostre rate del mutuo, con il leasing della macchina, con le bollette da pagare. Tutte, a nostro modo, bisognose di un aiuto o di un bonifico.
Andiamo lì a piedi, o con le nostre macchine. Senza autisti, né direttori, né manager e talent-scout.
Andiamo lì con le nostre storie, le storie normali di chi lavora, sgobba, studia, cresce e sogna.
Andiamo lì con i tacchi, le scarpe da ginnastica, il trucco sfatto e persino con le tette piccole.
Andiamo lì con un cervello. Un cervello che funziona, pensa e critica.
Andiamo lì con l'indignazione che dovrebbe contraddistinguerci e renderci come le altre donne, quelle che fuori da questo paese non capiscono questa anomalia.

Andiamo lì e facciamogli il nostro festino. E già che ci siamo, chiediamogli di dimettersi.
Nel caso dovesse accontentarci allora potremmo festeggiare anche noi; nel caso non dovesse farlo magari potremmo comunque spiegargli che le donne non sono tutte uguali e che c'è una netta differenza tra noi e le sue donnine.
 

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