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12 luglio 2012


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Minestra e finestra

Silvio Berlusconi potrebbe ricandidarsi come leader del Pdl. Il suo ritorno in campo (ne è mai uscito?) potrebbe essere definitivo, ma solo dopo l'estate. Evidentemente prima ha paura che gli si sciolga il cerone, che la panzetta si veda troppo, che la tintarella non ancora perfetta lo faccia sembrare più morto che vivo, che il medico non è ancora rientrato dalle ferie per qualche lifting di ripresa, che il vento gli spettini i capelli, che ci voglia ancora un po' di tempo per far sembrare questa minestra cucinata e non solo riscaldata. In ogni caso è una politica triste, quella politica che non riesce a trovare nuove alternative, non dico valide alternativa, ma almeno nuove anche se poi prova a prometterle. Poi vengono fuori i vecchi nomi, le solite strategia, la vecchia miopia. A destra, a sinistra, di sopra, di sotto, di lato. Persino il nuovo si scopre non così tanto nuovo da preferire gli stratagemmi di una politica che non si lascia scegliere, votare e giudicare. 
Il Pdl depone Alfano per rimettersi nelle mani di Silvio. Qualcuno persino riesce ancora a pensare che lui sia l'unico a poterci governare. Giuro, l'ho sentito ieri per radio! Il Pd non riesce nemmeno a capire come fare le primarie per candidare un nome ed una faccia come premier. Renzi piace più a destra che a sinistra o più a sinistra che a destra. Non l'ha capito nessuno. Grillo starnazza perché è lui l'unica cosa nuova in questo quadro e poi si attacca al porcellum. Il Movimento 5 Stelle non dice nulla se non attraverso la bocca del suo capo (comico). Casini non fa casini perché è troppo moderato. Di Pietro starnazza, Vendola non vuole correre senza l'Idv. Fini, Fini chi? Resta la Lega, perché non c'è mai fine al peggio. Poi ci sono i tecnici che non si ricandidano, così dicono, adesso. Poi vediamo quanto saranno tirati dalla giacchetta e chi tirerà più di altri. Montezemolo dice che arriverà come un treno, quindi in ritardo. Chi rimane? E che ne so? Mica sono una che può fare analisi politica? Mica sono l'opinionista di turno che proprio non può esprimere un'opinione? Poi certo, fatemi dire la mia: che tristezza, che desolazione. 
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1 aprile 2011


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Se questo è (un) onorevole

Seduta lunga per il processo breve. 
Lunga e tumultuosa, che persino quelli della guerra dei Roses avevano fatto meno cocci rotti.
Prima si è tentato un colpo di mano, ma non basterà un colpo di spugna per ripulire questo schifo finito a colpi di giornali e lanci di tesserini.
In un mercoledì di gita a prendere il sole a Lampedusa e a cercar di diventare un lampedusano promettendo di cacciare lo straniero comprando casa per diventare un concittadino, a Roma gli amici del sultano provavano a sovvertir il normale ordine delle cose o almeno dei lavori alla Camera cercando di approvare subito il processo breve. Ma il processo di approvazione richiede tempo e nervi saldi. 
L'opposizione grida: "Vergogna, vergogna", Fini cerca di farsi garante, La Russa lo manda a fare... proprio quello, senza mezzi termini. La seduta viene sospesa e si accendono le polemiche dentro e fuori dal palazzo della politica.
Dicono che la notte porti consiglio, ma non è vero, non alla Camera. E se il giorno prima piovevano monetine sulla maggioranza accusata di essersi venduta al presidente caimano, il giovedì piovono giornali sulla testa di Fini. A lui dovremmo chiedere se fanno più male le parole dette (gli insulti di La Russa il giorno prima) o quelle scritte (e stampate) su un quotidiano del giorno dopo. 
Anche il ministro Alfano si improvvisa tiratore scelto e scaglia il suo tesserino raccolto da Di Pietro. 
Intanto La Russa stabilisce un primato: sarà il primo ministro ad avere sanzioni disciplinari. Si difenderà dicendo che la miglior Difesa è l'attacco (verbale)?
Poi ci sono i problemi procedurali e allora va messo a verbale che verbalmente la verbalizzazione non è stata verbalizzata correttamente. Il verbale va riscritto o lo scritto va riverbalizzato.
Intanto il Pdl grida a Fini: "Dimissioni!". L'Italia dei Valori grida ad Alfano: "Dimissioni!". Il Pd grida a La Russa: "Dimissioni!". Bossi grida. Ed anche il suo verbale risulta scorretto. Davanti alla Camera tutti gridano: "Dimissioni!" Se se ne andassero tutti, non sarebbe una cattiva idea.
Il leader dell'Udc prende la parola e dice: "a fare Casini basto io!".
La Lega invoca responsabilità: "Oggi il Paese ci guarda. Era L'altro giorno che le telecamere erano a Lampedusa".
Berlusconi dà i numeri: "se prima eravamo in 10 a ballare l'alligalli, dalla prossima settimana saremo in 330 a ballare l'alligalli".
La seduta si scalda ancora quando si chiede che ognuno applauda solo con le proprie mani e quando Ileana Argentin, deputata del Pd, fa notare: "Voi sapete che non posso applaudire e che per farlo mi servono le mani di qualcun altro", qualcuno urla: "Falla stare zitta, quell'handicappata del cazzo!"
Il Pdl allora chiede ufficialmente alla Camera di rinviare l'esame del processo breve a martedì, giustificandosi: "Per oggi abbiamo finito gli insulti."
Alla fine la conferenza dei capigruppo stabilisce che l'esame del processo breve slitta in coda agli altri provvedimenti. Ovvero la prossima volta si parlerà prima degli interventi per i piccoli comuni, della legge comunitaria e della modifica del bilancio e solo dopo ci si mette i guantoni e ci si prende a botte.
In sintesi: ci è toccato vedere tutto questo schifo per non concludere (per fortuna) nulla. 
Complimenti vivissimi.
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17 dicembre 2010


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L'uomo dell'anno

Il personaggio dell'anno è Mark Zuckerberg, creatore di Facebook, il social network più popolare del mondo. Il suo faccione da 26enne californiano campeggia sulla copertina del Time. Lui è il miliardario più giovane del mondo. Eppure i lettori della rivista avevano scelto un altro uomo: Julian Assange, il padre di Wikileaks.

In un modo o nell'altro vince la rete che ci mette in piazza. Ma i piccoli segreti battono i grandi segrete. E in ogni caso, noi scopriamo l'acqua calda.


E se provassimo a scegliere l'uomo dell'anno in Italia?!

Uno dei candidati sarebbe potuto essere Gianfranco Fini, se solo questo governo fosse caduto. Se solo il delfino fosse riuscito a mangiare lo squalo, ma non è accaduto. Il politico che non è caduto sotto i mattoni di Montecarlo è stato battuto da 3 voti, partoriti anche dai “suoi” traditori, ovvero quelli che avevano detto di voler tradire il “padre/padrone”, salvo poi non farlo finendo per trafire il “figlio/ribelle”.


Allora vince Berlusconi?! No. La sua è una vittoria a tempo, o del tempo. Berlusconi è ancora il Presidente del Consiglio di questo governo, di un governo che potrebbe sgretolarsi nel giro di poco tempo o che potrebbe vedere nuovi acquisti, magari aspettando i saldi di gennaio. Da oggi ogni deputato potrebbe costare meno del 13 dicembre.


Il vero uomo dell'anno è l'Onorevole Domenico Scilipoti.

Ginecologo, agopuntore, ex Italia dei Valori, ora esponente del Movimento di Responsabilità Nazionale e salvatore della Patria con questa legislatura. Insomma lui è tra i più “fiduciosi” di questo governo, e sembra essere uno di quelli a cui Berlusconi (il IV), più di ogni altro, abbia riconosciuto il suo “valore”.

Domenico Scilipoti rappresenta il valore di questo governo.

Nel suo sito si legge (http://www.domenicoscilipoti.it/):

“E' da sempre mio desiderio realizzare una autentica unità politica e morale di tutta la Nazione e chi è stato artefice del proprio male, non potrà essere la cura. Ci vuole il nuovo che avanza e nutro la convinzione che non può esistere giustizia sociale senza libertà politica così come ne era convinto Giuseppe Saragat. La vera anomalia Italiana è la legge elettorale, Di Pietro nella precedente legislatura non ha nemmeno sollevato il problema. Oggi è vitale cambiarla per la democrazia del paese.”

Il nuovo che avanza in questo Paese ha il faccione di Domenico Scilipoti.

Chissà se il Time ci farà la prossima copertina.


 

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