Visualizzazione post con etichetta crisi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta crisi. Mostra tutti i post
2
commenti

31 gennaio 2013


Seguimi su Facebook

Basta ca ce sta 'o sole...

E' successo all'improvviso. 
Una mattina vai alla fermata e niente, aspetti invano.
Poi qualcuno avvisa: "Inutile, oggi non passano!" 
"Perché?" chiedi. 
"Non hanno i soldi."
"I soldi per fare cosa?"
"I soldi per fare benzina. E' finito il gasolio e loro non hanno i soldi per il rifornimento. Per questo, oggi, non passano."
Anche a scuola era già successo che finissero i soldi e che finisse la carta igienica.
Negli ospedali potrebbero finire i medicinali.
"Potete andare a piedi."
Come dire: "Arrangiatevi, potete fare da soli." 
Del resto a scuola la carte igienica la compriamo noi. Negli ospedali come faremo con le medicine?
Eggià arrangiamoci, penso, ma per muoversi a piedi c'è bisogno di tempo. Basterebbe il tempo, ma pure quello costa e sono finiti i soldi.
E dopo la carta igienica, dopo il gasolio, con la paura dei medicinali, che cos'altro può succederci?
Lo zucchero? Ci sarà lo zucchero per zuccherare il caffè?
Il pane? Avremo il pane per fare la scarpetta?
Le patate? Ci saranno le patate fritte per accompagnare l'hamburger. E il ketchup? E la maionese? E l'hamburger?
Si sono mangiati i soldi e non ci hanno invitati tutti al banchetto.
Allora mi sono ricordata di mio nonno, di quando raccontava: "Non c'era niente, non trovavi nulla. Né gasolio per il trattore, né i medicinali per curarti, né pane, figurarsi la carta igienica e lo zucchero..."
Già, non c'era niente, ma allora c'era la guerra. Allora erano in guerra. 
Noi non siamo in guerra, qualcosa deve esserci. Deve esserci il gasolio, c'è anche la carta igienica nelle scuole e per adesso in ospedale devi solo pagare un ticket, ma le medicine sono lì.
Noi non siamo in guerra, allora io mi metto ad aspettare, che tanto prima o poi l'autobus passa. Tanto ho il mio smartphone e inganno l'attesa sfidando i miei amici a ruzzle su facebook.
1 commenti

22 marzo 2012


Seguimi su Facebook

Articolo 18. Di qua e di là.

Io non capisco perché per fare una riforma del lavoro bisogna per forza mettere mano all'articolo 18, come se fosse l'unica condizione sine qua non legata alla ripresa. Si mette mano all'articolo 18 e la crisi sparisce? Una crisi fatta di incertezza lavorativa, può sparire modificando l'unico articolo che fa sentire più sicuri i lavoratori? Si può ridurre tutto ad un baratto che sembra sempre più un ricatto? Noi di qua, voi di là. Padroni contro lavoratori, lavoratori a tempo determinato contro i precari, che baratterebbero, forse, volentieri, un pizzico di sicurezza per allontanarsi dalla totale insicurezza? Eppure questo paese viene tenuto in piedi dalle tasse degli operai e degli impiegati! Dobbiamo per forza andare a passo di gambero, facendo un passo avanti solo facendone due indietro?

Io non capisco perché per fare una riforma del lavoro non bisogna affatto mettere mano all'articolo 18, come se fosse l'unica condizione sine qua non per sedersi ad un tavolo di trattativa. Si mette mano all'articolo 18 e magari il lavoro riparte. Non basterebbe questo a voler provare? Non basterebbe questo per provare a creare nuove assunzioni, facendo una lotta seria al precariato? Non basterebbe questo a dire che chi rischia non sono tutti i lavoratori, ma solo i fannulloni, i nullafacenti, gli incompetenti? Non basterebbe questo per dare più fiducia agli imprenditori, ai padroni? Noi di qua, voi di là. Lavoratori contro imprenditori, imprenditori contro i sindacati. Eppure questo paese viene tenuto in piedi dall'intraprendenza di chi investe per tenere in piedi le attività che danno lavoro, quindi dagli imprenditori. Dobbiamo per forza rinunciare ad andare a passo di gambero per restare fermi al palo?

Noi di qua, voi di là.
Non lo so, non sono convinta.
1 commenti

22 novembre 2011


Seguimi su Facebook

Cesare e la Chiesa

C'era un paese affacciato sul mare. Era stato culla di cultura e patria di grandi bellezze. La storia nasceva e passava di là, un tempo.
Le cose cambiarono. Il tempo passò. Le bellezze rimasero, della cultura qualcuno ancora ne aveva un ricordo, ma sembrava non bastare.
Il paese andò in crisi. Si giustificarono dicendo che era il mondo ad essere in crisi, ma gli altri stavano meglio.
Cambiarono il governo, forse non così in fretta come avrebbero dovuto, ma lo fecero.
I tempi erano duri e allora si chiesero dei sacrifici a tutta la popolazione. Si disse: "Dovremmo inventarci vecchie e nuove tasse, dovremmo attuare delle misure che non piaceranno. Si dovranno fare dei sacrifici e dovranno farli tutti!"
Uomini e donne, vecchi e bambini. E chi ha di più, dovrebbe dare di più. 
Fu allora che si fece innanzi la Chiesa di quel paese, che disse: "Siamo pronti a cedere parte del nostro vasto patrimonio immobiliare per aiutare il paese a contrastare la grave crisi economica. La Chiesa si adopererà per alleviare le sofferenze dei più bisognosi."
La Chiesa fa la Chiesa o è la fantasia che supera la realtà? 
Forse, dipende solo dalla realtà di cui si sta parlando. Per gli altri si potrà sempre dire: "ma noi non siamo loro!" 
Accidenti, accidentaccio!
0
commenti

12 ottobre 2011


Seguimi su Facebook

Tu chiamale, se vuoi, distrazioni

Abbiamo un governo distratto.
Non un governo a pezzi, ma un governo distratto.
Anzi un governo solido. Solido ma distratto.
Perché andare sotto in una votazione importante, perché il voto sul rendiconto dello Stato si, era una votazione importante, non è stato l'ennesimo spettacolo deprimente che questo governo ha offerto, no! E' stata una distrazione.
Tremonti, ad esempio, non è entrato in aula ed è rimasto sull'uscio a guardarsi il tutto perché era distratto, per distrazione non è entrato.
Bossi è rimasto in transatlantico a parlare con i giornalisti per distrazione. I giornalisti non hanno capito un granché, ma forse lui stava dicendo che siamo tutti sulla stessa barca. O forse no.
Scajola, dopo il pomeriggio passato con Berlusconi, si è distratto. Era lì che continuava a ripetere: "solo due chiacchiere tra buoni amici!" Poi si è perso la votazione, ma a sua insaputa. Così, distrattamente.
Scilipoti si è distratto e con lui si sono distratti i responsabili, ma la loro, ci tengono a farlo sapere, è stata una distrazione responsabile. O irresponsabile. E comunque qualcuno avrebbe potuto avvisarli di stare più attenti.
Anche Berlusconi si è distratto. Si è distratto quando non è riuscito a dissimulare la rabbia; si è distratto quando il suo viso si è trasformato in una maschera di incredulità, non mascherando nulla; si è distratto quando si è trovato dinanzi Tremonti e l'ha spostato di peso.
Abbiamo un governo distratto. Si è distratto sulla crisi. Era distratto mentre Trichet ci diceva: "datevi una mossa!"
E dopo questa bocciatura la maggioranza si è detta momentaneamente distratta, forse troppo distratta, per discutere il disegno di legge sulle intercettazioni. 
Tu guarda se dobbiamo affidarci alla distrazione!
Ma per un governo distratto, ci consola il Presidente della Repubblica con la sua "vigile attenzione".
Per il resto, basta avere (la) fiducia.
0
commenti

6 settembre 2011


Seguimi su Facebook

Sciò, però!

Adesso il Paese si salverà! 
Gli italiani hanno dimostrato di aver capito che questo governo sta manovrando male. Gli italiani hanno urlato, fischiato, sfilato. Gli italiani hanno dimostrato di non essere un paese di merda, ma di essere nella cacca! E la puzza comincia a farsi sentire. Altro che futuro roseo...
L'Italia sembra non saper crescere. Come i cani che somigliano al proprio padrone.
Il lavoro manca. Quindi a che serve uno statuto dei lavoratori? L'avrà pensata così Maurizio Sacconi, ministro del lavoro, quando ha deciso di inserire la modifica dell'articolo 8 dello Statuto dei lavoratori.  
Questo Paese ha bisogno di una svolta! E se non ci si fida più del Presidente del consiglio si potrebbe puntare sul nuovo che avanza. Si è fatto avanti il Presidente della Repubblica, che ieri ha preso in mano la gestione della crisi economica e finanziaria.
Questo governo non ha più alibi, ma si avvale della facoltà di non rispondere.
La Camusso si arrabbia: "Siamo sull'orlo dell'abisso!"
L'esecutivo promette: "Con questa manovra si fa un passo avanti!"
Appunto, ci salvi chi può! Si è alzata (l')Iva...
1 commenti

2 agosto 2011


Seguimi su Facebook

Deputati in Terra Santa

"Si parla tanto di crisi..."
"Ma in vacanza ci vai?"
"Devo, dove lavoro chiudono per due settimane, ma va bene così."
"E che fai?"
"Se riesco, qualche giorno fuori dall'Italia, poco meno di una settimana. Per fortuna ci sono i voli low cost e poi raggiungo i parenti al sud, sai ci si ritrova al mare da una zia. E va benissimo, perché ne ho sentiti tanti che quest'anno le vacanze niente o solo qualche fine settimana... E tu?"
"Bhè, io ho più di un mese di vacanza!"
"Vacanze forzate anche le tue? Capita che in tempi di crisi ti tengono a casa e almeno smaltisci le ferie."
"No, noi decidiamo da soli quando chiudere e quando riaprire, diciamo con una specie di sondaggio."
"Ah, bello!"
"Ad esempio, quest'anno chiudiamo più tardi proprio perché c'è la crisi."
"Prima facevate due mesi?"
"Quasi, ma il problema è che anche ad agosto ci chiedono delle risposte, delle azioni da mettere in atto. Pensa che qualcuno aveva anche proposto campeggi collettivi per studiare e risolvere la crisi."
"Ah. E dimmi, in merito alla crisi che fate?"
"Ne parliamo. Oddio, ne parliamo ultimamente, perché prima quello che facevamo era NON parlarne."
"E parlare della crisi serve a risolverla?"
"Non lo so, ma almeno avremmo fatto la nostra parte."
"Con più di un mese di vacanza?"
"C'era anche chi aveva chiesto di rientrare prima, di fare solo un mese, ma noi siamo persone rispettose."
"Rispettose di cosa?"
"C'era chi, dal 3 al 9 settembre, aveva prenotato il pellegrinaggio in Terra Santa..."
"Il pellegrinaggio dopo le vacanze?"
"Si, lo organizzano dal 2004."
"E chi lo paga?"
"Tutti!"
"Tutti quelli che vanno?"
"No, credo anche chi non va..."
"E nessuno si lamenta?"
"Ultimamente un pizzico di malumore c'è."
"Scusa, ma che lavoro fai?"
"Il deputato."
0
commenti

15 novembre 2010


Seguimi su Facebook

Dice che dice... Bhooo

Dice che c'è crisi. C'è grossa crisi.
Dice che così non si va lontano. E si dice che le elezioni siano vicine.
Dice che è meglio dimettersi, per aprire un nuovo corso.
Dice che è successo un miracolo, il miracolo di (a) Milano. Dice che da qui si deve passare per capire il Paese.
Dice che il Pd ha perso le elezioni, le elezioni primarie.
Dice che Bersani ha guadagnato la prima serata.
Dice che il governo ha perso la propria maggioranza.
Dice che il Cavaliere è dimezzato.
Dice che Bossi resta, almeno per ora.
Dice che lo Stato deve garantire che davvero la legge sia uguale per tutti. Chi lo dice? Fini.
Dice che tira un vento nuovo.
Dice che stasera comunque piove. E quindi: "governo, ladro!"
Dice che questo Paese è fatto ancora di brava gente.
Dice che la tv aveva spento le coscienze.
Dice che la tv sta riaccendendo le coscienze.
Dice che quella gente davanti alla tv ha cambiato canale. Chi l'ha detto? L'auditel.
I punti di share domattina ci diranno dove andrà questa nazione, dopo che un "uccellino" ci aveva già annunciato la vittoria di Pisapia.
 

Copyright © 2010 Le parole dell'Assurda | Premium Blogger Templates & Photography Logos | PSD Design by Amuki