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9 novembre 2016


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L'Eletto

Per fortuna mio figlio ha soli 5 mesi, altrimenti come glielo spiegavo che Donald Trump é il 45esimo Presidente degli Stati Uniti d'America?
Poi ci penso e mi viene in mente che avrei potuto dirgli: "Figlio mio, vedi questa è la dimostrazione che se ci è riuscito Trump, può riuscirci chiunque."
Mi fermo e penso alle parole che avrei utilizzato e all'insegnamento che si nasconde dietro queste parole. Ci rifletto ancora su e mi dico che questa è la cosa più sbagliata da dire. 
Si, sbagliata, perché io non voglio insegnare a mio figlio che chiunque possa essere il Presidente di chicchessia, io voglio insegnare a mio figlio che solo i migliori, i più capaci, i più intelligenti, i più sensibili e anche i più visionari possono ricoprire ruoli così importanti. Non si deve essere Presidenti per forza.
Si può essere operai, professori, cantanti, medici, scultori, ingegneri, vigili del fuoco, qualsiasi cosa si voglia scegliere, ma per ogni cosa ci vuole impegno e testa sulle spalle. Per fare il Presidente, poi, ce ne vuole molto di più, perché un Presidente è una guida. Quello, come altri e più di altri, è un ruolo di grandi responsabilità, eh no, non tutti possono e devono essere Presidenti. 
Sicuramente non dovrebbe esserlo uno come Donald Trump.
La ricchezza, l'ambiguità, la violenza, l'essere razzista, l'odio, l'arrivismo non sono le qualità ed i tratti tipici di un Presidente. Non in una società illuminata. 
"Figlio mio, vedi questa è la dimostrazione che quando ci riesce uno come Trump, dovremmo fermarci e ricordarci che no, per certe cose, non può riuscirci chiunque."
Non è discriminazione, è buon senso e il buon senso dovrebbe tornare ad essere un faro illuminante nel prossimo futuro. Quello che ricomincerà dopo i prossimi 4 anni.
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12 marzo 2014


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Parità degenere

Le donne capaci non hanno bisogno di quote rosa. 
E quelle donne capaci più degli uomini occuperanno i posti che non riusciranno ad occupare gli uomini.
Pensateci: le donne sono più capaci degli uomini a riordinare la casa, a cucinare per la famiglia, a fare la spesa; sono insuperabili con il ferro da stiro, veloci nel cambio dei pannolini, dolci e severe nel crescere i figli, pazienti nelle riunione con gli insegnanti. Sono più brave e infatti in tutti questi posti ci sono donne, mica gli uomini?!
Che poi te lo immagini un mondo governato dalle donne? Come minimo ti istituiscono la malattia forzata in quei giorni lì, oppure, che so, l'obbligo di asili nido in tutte quelle aziende con donne in età da figli piccoli, o l'inserimento di una dieta ipocalorica in mensa, oppure ti immigini se decidessero anche per la parità di stipendio con gli uomini? 
Una parità tutta a loro vantaggio, insomma.
Eh no, troppo facile così. Che poi bisogna davvero avere troppa poco stima delle donne per trattarle come una categoria protetta e le donne non hanno mica bisogno di essere protette. E poi protette da chi? Dagli uomini? Proprio gli uomini che le ritengono così indispensabili? Indispensabili in casa, come angelo del focolare; indispensabili nella famiglia, come pilastro morale e figura di riferimento per i figli; indispensabili nella cura della scelta delle cravatte. No, la donna è una figura centrale, importante, fondamentale nelle quattro mura domestiche.
E poi, diciamolo, donne importanti in ogni campo ci sono già e fanno strada, anzi, a volte, sono molto più caparbie degli uomini. Sono quelle donne che si comportano come degli uomini e riescono ad essere anche più cattive e sono proprio quelle donne il guaio delle donne. Di quelle donne, le donne dovono aver paura: quelle che dicono che le donne capaci non hanno bisogno di quote rosa e di solidarietà femminile; quelle che pensano come uomini spaventati, che mettono in mostra i muscoli per apparire forti e che si dicono intelligenti.

No, un paese civile non ha bisogno delle quote rosa. Ecco perché in Italia erano indispensabili.

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14 febbraio 2014


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Vota e fai votare?

Io so che il Pd ama fare le elezioni. Aveva preso questa abitudine di votare per le primarie per decidere qualsiasi cosa: candidati a sindaci, candidati alla segreteria, candidati a premier, candidati a candidati. Sempre in fila, spicci a portata di mano, tutti belli composti, facce stanche, ma sguardo verso il futuro. 
Poi arrivarono le elezioni, quelle vere, e il Pd non vinse, anzi perse quel segretario premier che quel popolo sempre in fila, spicci a portata di mano, tutti belli composti, facce stanche, ma sguardo verso il futuro, aveva scelto.
E poi che accadde? Si votò per il Presidente della Repubblica e stavolta il popolo non c'entrava e quelli, i politici, riuscirono a far vincere qualcuno, un nuovo presidente?  No.
Infatti ci ritroviamo con Napolitano che convoca Letta, che è del Pd, che si mette a governare con il Pdl, che si spacca dopo che Berlusconi è diventato per (la) legge un delinquente e allora rinasce Forza Italia, che passa all'opposizione, e Alfano cresce e diventa leader (lui?!) del Nuovo Centro Destra perdendo consensi e punti percentuali nei sondaggi del che sarà e il M5S che fa? Si costerna, si indigna, si impegna poi getta la spugna con gran dignità.
Intanto il Pd, che senza elezioni non sa stare, cerca un nuovo segretario e mette su nuove primarie e quel popolo sempre in fila, spicci a portata di mano, tutti belli composti, facce stanche, ma sguardo verso il futuro.
Cuperlo, Civati, Renzi. 
Vince Renzi, che spinge sull'acceleratore, che vuole una nuova legge elettorale, che parla con Berlusconi, che riorganizza i club, che supera il 37% grazie (anche) a Casini, che ancora aveva un peso Casini? Che così dicono quelli dei sondaggi del che sarà e che, sai mai, potrebbe anche tornare un suo governo, perché Renzi per governare ha avuto l'idea del premio di maggioranza che scatta ad un certo punto, ma non è certo che lo prenda lui, punto.
E tu ci credi ai sondaggi?
Secondo me Renzi ci crede e a forza di premere l'acceleratore, corre, corre, corre e anziché prendere la strade delle elezioni, prende la Smart ed entra a Palazzo Chigi e mette sotto Letta, che non va più bene perché è troppo lento, perché il governo deve cambiare marcia, cambiando verso, per andare verso qualcos'altro, verso cosa non si sa.
Cambia orizzonte, cambia ritmo, non cambia musica. 
Che poi non ci sto più a capire niente! Ma Renzi, che il popolo del Pd sempre in fila, spicci a portata di mano, tutti belli composti, facce stanche, ma sguardo verso il futuro, non era stato eletto affinché il Pd andasse, ad un certo punto, verso nuove elezioni per, finalmente, vincere definitivamente, come diceva Renzi?
Renzi, mai una gioia, mai una soddisfazione, fa tutto da solo, democraticamente. 
Ma la democrazia è un'altra cosa. Il guaio è che non sono sicura che sia meglio.
Intanto, peggio di così... 
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1 marzo 2013


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Sogno di uno scrutatore

Riflessioni da un seggio.

L'idea di dover votare su pezzi di carta colorata e per farlo di dover tornare al proprio Comune di residenza e sfilare al cospetto di persone sedute ai banchetti delle scuole elementari mi infastidisce. Mi sembra un rito, di quelli che non si mettono in discussione, perchè si è sempre fatto così: nostalgia da tempi andati, insomma. Ogni giorno migliaia, milioni di transazioni monetarie passano sulla rete, in tutta sicurezza, e non ci facciamo il minimo scrupolo... perchè non farci passare anche un voto?

Ho un sogno: uno scrutinio universale, per davvero, un voto così facile che non farlo è solo una scelta, vera, dove votano tutti, ma proprio tutti, dovunque essi siano purchè siano legittimati a farlo. Il diritto è libertà e la libertà è poter scegliere.

Per combattere il tuo nemico devi conoscerlo, così, mi sono iscritto alle liste come scrutatore e puntuale, alla prima tornata, arriva la chiamata! Ho così l'opportunità di studiare la cosa dall'interno, finalmente un faccia a faccia, per scoprire come girano gli ingranaggi della macchina elettorale, partendo dalla ruota più piccola (io)... e le ruote girano, l'avresti mai detto?!? I meccanismi sono collaudati e oliati, tra le mura di una bella scuola elementare, tra le facce scocciate delle forze dell'ordine e quelle speranzose dei giovani in cerca di un ripescaggio, tutto fila.

Presidenti, segretari, scrutatori e bidelli, plichi, matite, schede e cassettoni, buste e verbali, non manca niente, anzi, qualcosa avanza pure. Le schede sono quasi 1000, moltiplicate per 3, e vanno tutte firmate e timbrate. Si corre veloci, tra sigle e timbrature, ma il motivo di tutto ciò mi sfugge: alcuni timbri sono così lievi e alcune sigle così incomprensibili che non vedo come dovrebbero autenticare il tutto.
I registri sono divisi tra uomini e donne, per cui le signore e i signori fanno file separate, vengono gestiti su banchi separati e ho scoperto poi che c'è sempre più fila al tavolo delle donne che a quello degli uomini, come al bagno degli autogrill.

A parte qualche fanatico votatore della prima ora, gli orari della messa la fanno da padrone: non l'avrei detto che siamo ancora un paese così cattolico, povero illuso. E' divertente poi vedere come i primi giovani arrivino non prima di metà pomeriggio... o forse è deprimente? Non l'ho capito, fatto sta che i giovani non solo se la dormono, ma non si vedono proprio all'orizzonte, tanto che, sul piccolo campione della sezione, la percentuale di under 25 che vota è sotto la percentuale dei votanti. Peccato, perchè da loro, in salute e volenterosi, uno si aspetterebbe legittimamente qualcosa di più. Davvero in pochi sanno che ci vogliono 25 anni per votare al Senato: ricordo che a me, a scuola, l'avevano insegnato. Quando gli dici "voti solo alla Camera" ti chiedono "perchè", domanda assurda seconda solo alle risposte che ti danno quando chiedi il telefono cellulare.

Eh sì, perchè ci sono quelli che alla domanda : "hai il telefonino?" ti dicono "no", ma si vede lontano un km che mentono, e lo sapete, tutte e due. Quelli che ti vogliono dare il numero di telefono e quelli che "no, il numero non te lo do"... ma chi lo vuole? che me ne faccio? Quelli che gli squilla in cabina, e quelli che rispondono pure! E c'è pure il registro di chi ti lascia il cellulare, che poi li devi rincorrere comunque, tutti così abituati a tenerlo sempre addosso che non ne concepiscono la separazione. E poi ci sono quelli riluttanti, che non sanno dire le bugie, ma vedi nel loro volto una sofferenza nel lasciartelo e, guarda un po', c'hanno tutti l'iphone, 5! E' un vero spasso chiederlo ai giovani, che figurati se non ce l'hanno, dai! Ma i migliori sono quelli che ti dicono che è spento... che senso ha? ripeto: non è che sei al cinema e non devi disturbare, è che magari lo accendi e fai la foto e ti vendi il voto, anche se, Saviano docet, la mafia poi vuole la prova tangibile, la scheda bianca.

A dirla tutta vedi un giro tanta approssimazione, un margine di errore umano molto alto, una logistica tutta da verificare, per cui il voto diventa qualcosa che ti devi conquistare, in cui ci devi mettere del tuo. Il mio sogno di suffragio universale è lontano... però il 76% della Lombardia di questi giorni non è mica male! Alla fine la maggior parte delle persone va via sorridendo, perchè votare ti fa sentire parte di qualcosa, perchè tu sei uno come sono uno tutti gli altri (e non mi date del grillino che il concetto di "una testa un voto" non l'hanno certo inventato loro). E quando i conti tornano e tutti si sigilla e si manda al Ministero, ti senti di aver partecipato davvero alla vita del Paese, della società... quasi quasi andrebbe fatto fare a tutti, altro che militare! Bisogna affondare le mani nelle schede per capire.

Le possibilità di sbagliare sono tante, è vero, la discrezionalità è enorme, ok, però, sai che c'è? Forse è proprio qui che sta il bello: il destino del Paese è nelle mani delle persone più semplici, normali, umili, che possono sbagliare, sì, perchè è la vita. Sarò banale ma prendiamo autobus guidati da persone come noi, viviamo a decine di metri dal suolo in case costruite da muratori, non da scienziati, che poi sbagliano pure loro. E alla fine quando apri le urne e conti i voti ti senti investito di una bella responsabilità e cerchi di essere giusto e corretto, e conti e riconti, l'amico e l'avversario, tutti uguali.

Io resto della mia idea: sogno un suffragio universale vero, un voto così sempliche che possano votare tutti e tutti possano far sentire la propria voce. Sogno un voto più sicuro e con un margine di errore molto più basso di quello attuale e penso che la tecnologia e la rete possano svolgere un ruolo importante in tutto ciò, ma ammetto che si perderebbe questo straordinario momento di partecipazione, e questo un po' sarebbe un peccato. (*)

(*) Scritto da Antonio Giordano.
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22 febbraio 2013


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Momenti indimenticabili (di una campagna elettorale da dimenticare)

Domani silenzio. Domani pausa. Domani riflessione.
Domani.
Oggi una considerazione: è stata la campagna elettorale più brutta che io ricordi, disseminata di fregature e di momenti (in)dimenticabili.

Momento 1: il ballottaggio delle primarie per la scelta del candidato del Pd. Matteo Renzi viene criticato perché ci ricorda Berlusconi. Il popolo di sinistra ha così tanta paura di Berlusconi che non vuole un clone. Così è tornato l'originale.
Momento 2: non si parla più di programmi, ma di agende e le agende, si sa, durano più o meno 12 mesi. Esattamente come il prossimo governo.
Momento 3: il ritorno del caimano, che poi ha generato tante altre fregature a seguire.
Momento 4: il ritorno di una campagna elettorale che non gira intorno ai temi politici, ma intorno a Berlusconi.
Momento 5: la presentazione delle liste e dei simboli. I soliti nomi e i grandi esclusi che scappano con le liste: tu non porti me, io sputtano te.
Momento 6: adotta un cane per la campagna elettorale! Ma poi non lo abbandonare in cabina elettorale appena dopo il voto. 
Momento 7: Michele Santoro e quei giornalisti poco giornalisti, che per fare spettacolo non hanno fatto i giornalisti e che hanno fatto un brutto spettacolo di se stessi.
Momento 8: Mussolini. Per non parlare degli ultimi 20 anni, ci siamo messi a discutere su quello che c'era da salvare del ventennio fascista. Ve lo dico io: niente! E se i treni arrivavano in orario, bastava farlo capostazione.
Momento 9: la sostituzione di impegni fattibili con le promesse improbabili e le proposte shock e l'Imu e 4 milioni di posti di lavoro e l'uscita dall'euro e rimanere nell'euro e vai avanti tu che a me vien da ridere.
Momento 10: Balotelli. Perchè chi vota pensando ad un giocatore della propria squadra di calcio vota con i piedi, mica con la testa?!
Momento 11: le alleanze. Berlusconi voleva Monti, poi scarica Monti, Monti va con Casini e Fini, ma strizza l'occhio a Bersani, che sta con Vendola e che non vuole Monti, ma preferirebbe Ingroia, che non vuole andare con Bersani e che non vuole andare con Monti, figuriamoci con Berlusconi, che critica Giannino, che se proprio dovesse scegliere un altro sceglierebbe Grillo, che manda tutti affanculo!
Momento 12: i comizi in piazza. E giù i paragoni: "la mia piazza è più piena della tua!" Vedere foto per credere e magari prendere righello per misurare.
Momento 13: i video elettorali, quelli che copiano il video visto a Sanremo, ma per offendere e quelli che copiano il video di quelli che copiano il video visto a Sanremo, ma per scusarsi per chi ha offeso.
Momento 14: il finto master. E le finte lauree e lo Zecchino d'Oro e il Mago Zurlì e Pinocchio e il gatto e la volte e io, ve lo giuro, sono laureata in Scienze della Comunicazione. E non lo dico per vantarmi.
Momento 15: Celentano che canta per Grillo e Bennato che non canta per Grillo. E gli insulti che si beccano entrambi.
Momento 17: quelli che votano perché sono arrabbiati e non perchè sono indignati. Quelli dai discorsi violenti, perché ti è mai venuto in mente che a forza di gridare la rabbia della gente non fa che aumentare? La forza certamente deriva dall'unione, ma il rischio è che la forza soverchi la ragione.
Momento 16: la lettera. Vengo con questa mia a dirvi che vi sto prendendo per i fondelli e voi in fila, pecoroni, che credete che qualcuno vi restituisca il malloppone. 
Momento 18: il dibattito tv che non si è fatto perché se prima eravamo in 6 ad andare in tv, poi siamo diventati in 5 ad andare in tv e se prima eravamo in 5 ad andare in tv, poi volevano andarci in 4 ad apparire in tv e se prima eravamo in 4 a voler andare in tv, poi hanno confermato in 3 a voler andare in tv e se prima erano in 3 a voler andare in tv poi c'è chi ha fatto sapere che sarebbe solo andato in coppia ad apparire in tv e se sono rimasti in 2 a dover andare in tv uno dice all'altro: "Da soli non è bello andare in tv".
Momento 19: la Merkel. Ti tiro per la giacchetta e la giacchetta gnernò, gnernò. Ti tiro per il pantalone e il pantalone gnernò, gnernò. Ti tiro per la gonnella e la gonnella gnernò, gnernò. Ti tiro per la sottana e la sottana gnernò, gnernò. E basta!
Momento 20: le condizioni metereologiche, che quando non si ha molto da dire si finisce a parlare del tempo.

Domani silenzio. Poi ci metteremo tutti (!) una croce su.


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9 gennaio 2013


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Ce l'ho, ce l'ho, mi manca...

Un attimo prima delle presentazioni delle liste elettorali per le prossime elezioni.

"Allora c'abbiamo messo dentro tutti?"
"Più o meno si."
"Facciamo un controllo."
"Il medico c'è."
"Il medico c'è sempre."
"Gli avvocati non mancano mai."
"Gli avvocati possono sempre tornarci utili."
"Poi ci sarebbe un costruttore."
"Sostituiscilo con un architetto, che poi ci accusano di essere amici dei palazzinari, invece gli architetti li possiamo spacciare per artisti e poi in giro senza far niente ce ne sono molti di più."
"Ok. Poi ci sarebbe un ristoratore."
"No, un ristoratore no. Lo sai che è meglio essere liberi, che poi finisce che il ristoratore per il solito magna magna vuole farci mangiare solo nel proprio ristorante e addio cene di qua e cene di là!"
"Tolgo il ristoratore."
"A giornalisti come siamo messi?"
"Gli altri stanno messi meglio."
"Ma, chessò, non possiamo chiamare qualcuno di Libero o de Il Giornale?"
"Mmmm, ma non so se ce li fanno passare come giornalisti."
"E a sportivi come siamo messi?"
"Ne abbiamo persa una che si faceva toccare da Berlusconi."
"Perché, mo' si fa toccare da altri?"
"Sembrerebbe di si!"
"E Balotelli?"
"E' una mela marcia e non vogliamo che rovini lo spogliatoio."
"Appunto, e noi lo ficchiamo nelle liste, una in più, una in meno chi vuoi che se ne accorga? E a comici?"
"Bene, ma gli altri non sono da meno. Ce ne sono parecchi che fanno ridere."
"A pregiudicati?"
"Ce ne siamo tenuti parecchi, dopo aver affossato le liste pulite, ma sembra che abbiamo fatto un favore anche agli altri, insomma ognuno c'ha i suoi."
"Bene e a pluripregiudicati?"
"Non abbiamo voluto esagerare, ma siamo riusciti a tenerci Dell'Utri."
"Ben fatto, certo ci sarebbe stata qualche altra brava persona che avremmo dovuto accontentare, ma così almeno abbiamo accontentato la più brava di tutte. E le donne?"
"Abbiamo le amazzoni, sono meno che dall'altra parte, ma sono sicuramente molto più belle."
"I giudici?"
"Una parte fa partito a sé."
"I traditori?"
"La Lega è tornata, alcuni, invece, sono andati con Monti, altri cantano l'inno: Fratelli D'Italia, l'Italia s'è desta..."
"La società civile c'è?
"C'è! Solo che forse è un tantino meno civile che da altre parti."
"Persone dello spettacolo?"
"C'è la Santanchè (la Santa che?!)."
"Ma la Santanchè (la Santa che?!) non è un personaggio dello spettacolo."
"Certo che lo è, quando parla dà sempre spettacolo."
"Un imprenditore?"
"Ci stiamo lavorando, ma sarà sicuramente da sogno!"
"I cattolici?"
"Mmmm, stavolta sarebbe meglio puntare sui gay."
"Perfetto, mi sembra che ci siano tutti. E il premier l'abbiamo scelto?"
"All'occorrenza."



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8 maggio 2012


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E...leggimi questo!

"Quindi, com'è andata?"
"Ha vinto la sinistra!"
"Maddai! Incredibile..."
"Si, in Francia."
"Mi sembrava strano. Ok, ma in Italia?"
"Ha perso il PDL"
"Come ha perso il PDL? Quanto ha perso il PDL?"
"Sciolto come neve al sole ai primi caldi."
"E Berlusconi che ha fatto?"
"Qualche sera fa ascoltava il duello tra i candidati alla presidenza francese: Hollande diceva a Sarkozy che Berlusconi era amico suo e quello si difendeva dicendo che no, in realtà era amico di Hollande, così Berlusconi, che ha creduto di essere amico di tutti, si è messo in cammino per la Francia per salire sul carro dei vincitori, ma tutti hanno finto di non riconoscerlo e così, visto che la voglia di festeggiare un amico vincitore era rimasta, è andato fin in Russia ad osannare Putin."
"Quindi non c'era?"
"Un po' come fanno i topi quando la nave affonda. Ma ha già una grande idea e un nuovo leader."
"Alfano?"
"No, la Santanchè!"
"La Santa chè?! Non è possibile! E la Mussolini che dice?"
"Per solidarietà femminile ha fatto sapere che accetta la cosa. E si è armata."
"E la Lega?"
"Ha perso."
"Povero Tosi!"
"No, lui ha vinto. Ricordi? Lui era quello che da uomo di Lega aveva deciso di correre senza legarsi, alla Lega."
"E il terzo polo?"
"Non ha sfondato e non ha fatto da ago di nessuna bilancia."
"A questo punto non resta che la sinistra. Ha vinto la sinistra! Ha vinto il PD?!"
"Si, ma solo in parte e solo dove l'avevano spuntata i candidati non scelti dal PD."
"Vuoi dire che a Palermo Ferrandelli non ce l'ha fatta?"
"Ha preso il 17,59% dei voti, ma va al ballottaggio."
"Con chi?"
"Leoluca Orlando, il nuovo che avanza o che era avanzato. Lui ha preso il 47,94%"
"Tempi bui per tutti."
"Ci sono sempre le stelle."
"Ti metti a fare il romantico?"
"Parlo del movimento 5 stelle."
"Quelli del Grillo parlante?"
"Quelli di Grillo straparlante. E l'antipolitica si fece politica..."
"Ma non sembra la storia della Lega?"
"E la storia a volte si ripete..."
"Ma quello succedeva nella seconda repubblica."
"Non c'è due senza tre!"


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30 maggio 2011


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Risultati assurdi o assurdi risultati?

E' Assurdo!!!

Milano: 55,1%
Napoli: 65,3%
Cagliari: 59,4%
Trieste: 57,5%
Novara: 52,9%
Arcore: 56,6%

Con queste percentuali si perdono le elezioni a destra.
Bondi si dimette.
Silvio Berlusconi tace, anzi no. Dalla Romania parla di cetrioli avvelenati.
Dalle barzelletta passa forse alle sottili metafore?
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27 maggio 2011


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C'è Gigi? e la cremeria?

L'idea di un mega, maxi, grande concertone sarà venuta a Red Ronnie, del resto lui ci capisce di musica!
Così si è messo a pensare al personaggione per fare il botto. Avrebbe voluto Elio e le storie tese, Daniele Silvestri, Giuliano Palma & The Bluebeaters, ma tutti hanno declinato l'invito dicendo: "dobbiamo fare le prove per una serata tra amici che terremo venerdì 27 maggio!"
Aveva pensato a John Lennon, ma chiamandolo al telefono una vocina gli ha detto: "Non è più (ahimè) raggiungibile!"
Allora ha cercato consiglio e sostegno tra i suoi fan di Facebook e lì, sulla sua bacheca, qualcuno gli ha suggerito: "chiama Gigi D'Alessio!!"
Che ideona geniale! Gigi D'Alessio, milanese doc, bandiera del neomelodico milanese in piazza per i suoi concittadini.
Solo dopo si è scoperto che a dar suggerimenti su Facebook non erano altro che figuranti pagati (molto probabilmente da Pisapia) per aumentare in maniera esponenziale il numero dei contatti in bacheca.
Comunque Gigi per l'amor della Madunnina accetta, dicendo: "vabbuò, uagliù c'verimm a piazza Duomo!"
La Lega non storce il naso ma drizza le orecchie e cerca di capire quella strana lingua.
Salvini incita i suoi dicendo: "E nel bel mezzo del concerto faremo il nostro classico coro: chi non salta un napoletano è! e come ci insegna Borghezio proviamo a insultare il terrone che ci sta più vicino!"
E' a questo punto che Gigi si ricorda che la Lega ce l'ha duro, forse troppo duro e viene preso da sgomento. Prova a imparare l'italiano, ma non ci riesce. Quella cadenza che i leghisti non capiscono non va via.
Il concerto comincia. C'è La Santanchè (santa chè?!), La Russa, De Corato (indecoroso) e persino la Moratti. Chi?! Ah si, il "candidato debole", meglio conosciuta come la "mamma di Batman".
In piazza ci sono anche molti giovani del sud. Emigranti? No, viaggiatori pagati "tutto compreso" (viaggio, vitto e alloggio), corsi a fare da terroni da mettere vicino ai leghisti incazzati (ma i viaggiatori non lo sanno!).
Le stelle cominciano ad esibirsi: c'è Bryan Ferri! E tutti a cantare a squarciagola parole che fanno più o meno cosi: "mmm, mmmmm, mmm, mmmmmm, mm!"
Ecco Gigi, vieni Gigi, fuori Gigi, dateci Gigi, dov'è Gigi?
"Dove sta Giggì?! Uh, Madonna mia..." "Gigi non c'è, è andato via..."
Squilla il telefono: "rinuncio al concerto (a cui l'aveva invitato Silvio Berlusconi) a causa del clima di estrema tensione che si è venuto a creare, attraverso i giudizi di chi ha un pensiero politico diverso, sia per i commenti ricevuti da parte di alcuni esponenti della Lega Nord, in quanto napoletano."
La Lega si difende: "Non siamo noi ad essere razzisti, è lui ad essere napoletano!"
Allora Gigi D'Alessio aggiusta il tiro: "Mi sono sentito minacciato, ho avuto paura e sono andato via. Credevo di partecipare a una festa per la musica, per la Moratti, per il Pdl, ma ho ricevuto minacce da parte di chi ha un giro politico diverso, diciamo dalla sinistra, e mi sono risentito su delle parole di qualche esponente della Lega"
La Lega conferma: "L'avevamo detto che non eravamo razzisti noi, ma lui ad essere napoletano!"
Ma il pubblico si infuria. I ragazzi arrivati dal sud, pagati, per vedere il concerto si appellano alla formula: "soddisfatti o rimborsati!"
Ma come si fa a rimborsare chi  è già stato pagato? i ragazzi si lamentano: "Ad averlo saputo avremmo chiesto almeno il doppio!"
Ma la Moratti, che da sindaco qual è stata è abituata ad affrontare i problemi di una grande città, prende la situazione di petto: sale sul palco con Iva Zanicchi e canta "o mia bela madunina!"
Il concerto si chiude con un appello della sciura Letizia: "Votate per me! perché con la stessa professionalità con la quale abbiamo organizzato questo mega concerto vogliamo organizzare anche l'Expo 2015!"
Poi cala il sipario.
Speriamo!
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16 maggio 2011


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Gente di seggio

Alla fine il sole splendeva alto sui seggi, ma senza il caldo che invogliava tutti ad andare al mare. Sarà per questo che a Milano l'affluenza è stata maggiore che in altre città d'Italia.
Sarà così. Oppure i cittadini sono andati a votare per dirci qualcosa. Cosa avranno voluto dire lo scopriremo a seggi chiusi e ad urne aperte.
Io ho provato a guardare le facce del mio seggio. Mi sono sentita giovane.
C'era quello con fidanzata al seguito, ben vestito, occhiali da sole e una faccia da over 40enne di bella presenza con un golfino color pastello che esclamava: "ahhh, nessun nome da votare, solo una croce su un simbolo, che poi questi chi li conosce, infondo mi hanno detto solo di barrare..."
C'era la signora ultra 60enne, appoggiata a una stampella, messa in piega fatta e lingua tagliente, inferocita per la mancanza di quel personale addetto ad accompagnare al seggio coloro che necessitavano di assistenza.
C'era il milanese con la pancia da imprenditore e giubbino di pelle.
C'era quello con la faccia da lavoratore autonomo e la moglie casalinga che ha passato una vita tra fornelli e figli.
C'era la signora 80enne con il vestito buono della messa.
C'era la ragazza con la felpa, gli occhialoni, il jeans stretto, le scarpe colorate e il casco in una mano.
C'era una donna di colore, nata in un altro paese, ma milanese quanto me.
C'era una mia vecchia vicina di casa a ricordarmi che sono a Milano da così tanto tempo che anche andare a votare diventa un'occasione per rivedere persone conosciute.
E c'ero io che cercavo di capire quali erano i volti che somigliavano al mio. I voti che sarebbero potuti essere il mio e quelli che proprio no, non ditemi che avete votato così.
C'era la cabina dalla tendina che dà sempre l'impressione di rimanere un pò aperta, quel tanto che basta per aver quasi paura di essere visto mentre compi una scelta.
C'era la matita, quella che ti rimane sempre in mano anche a scheda imbucata e che lo scrutatore ti richiede con insistenza, tenendo in ostaggio i nostri documenti che diventano merce di scambio per riavere indietro il vero strumento democratico di questa giornata.
Tutti alle prese con una scheda lenzuolo, troppo grande per destreggiarsi in cabina elettorale e troppo grossa per poter essere ripiegata con destrezza.
Forse era questa la vera difficoltà del voto.
Si, Milano è una città dove si vota con una scheda lenzuolo sperando che, in futuro, la coperta non sia troppo corta.
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22 aprile 2011


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Via Lassini delle liste! Anzi no...

Milan l'è sempre un gran Milan.
E il Pdl qui sembra una grande famiglia. Si, quella di "Parenti serpenti" di Mario Monicelli.
Donna Letizia si ri-candida a sindaco di Milano. A qualcuno può fra piacere a qualcun altro no. E parliamo della sua stessa coalizione. 
Parte la campagna elettorale, manifesti a destra e a manca. Donna Letizia in ogni salsa: spazzina, operaia, assistente degli anziani, vicina ai giovani, ai giovanissimi, in versione verde, come pulitrice di muri sporcati dai graffiti, tra le forze dell'ordine, tra i lavoratori, progettista. Milano ne è tappezzata. 
Eppure qualche spazio libero resta ancora. Da qualche parte spunta la faccia di Pisapia, o il faccione di Palmieri. E poi qualcuno vede rosso!! Saranno i comunisti? No! Proprio il contrario! 
E' una trovata (pubblicitaria) di Roberto Lassini, candidato nelle liste del Pdl per le elezioni comunali di Milano, che, ispirandosi alle parole del nostro Presidente del consiglio, fa fare dei manifesti rossi con la scritta: "Via Le BR dalle procure".
Apriti cielo! Per quei manifesti rossi tutti diventano incazzati neri! Il Pd insorge (c'è anche il Pd?), Il Presidente Napolitano stigmatizza i manifesti, Donna Letizia strepita: "O lui o me!"
Chi resta in silenzio è il Presidente del consiglio, copyright ed ispiratore dei manifesti.
Lassini fa un passo indietro e scrive a Napolitano scusandosi e annunciando la propria "rinuncia irrevocabile" alla candidatura alle comunali di Milano. Poi fa una giravolta: "rinuncio (solo) alla campagna elettorale", poi la fa un'altra volta: "se mi candidano non mi dimetto".
Il silenzio di Silvio Berlusconi diventa solidarietà espressa telefonicamente (ma non aveva rinunciato al cellulare?). Il quotidiano "Il Giornale" lancia la campagna "Io voto Moratti e Lassini", la Santanché (Santa chè?) diventa attivista del partito salva Roberto (Lassini, appunto). A fare da groupie anche Tiziana Maiolo, anti-giudici da sempre e nemica di Donna Letizia.
E Donna Letizia che fa? Per adesso resta incompatibile con Lassini, ma compatibile con Silvio Berlusconi, che si impegnerà in prima persona nel rush finale della campagna elettorale. Perché Milano è la cartina di tornasole. Qui si misurano gli umori del Paese. Oppure la coesione del Pdl.
Del resto se uno dei problemi di Silvio Berlusconi sono state le escort, il suo partito, il Pdl a Milano, non poteva che essere un "casino".
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15 novembre 2010


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Dice che dice... Bhooo

Dice che c'è crisi. C'è grossa crisi.
Dice che così non si va lontano. E si dice che le elezioni siano vicine.
Dice che è meglio dimettersi, per aprire un nuovo corso.
Dice che è successo un miracolo, il miracolo di (a) Milano. Dice che da qui si deve passare per capire il Paese.
Dice che il Pd ha perso le elezioni, le elezioni primarie.
Dice che Bersani ha guadagnato la prima serata.
Dice che il governo ha perso la propria maggioranza.
Dice che il Cavaliere è dimezzato.
Dice che Bossi resta, almeno per ora.
Dice che lo Stato deve garantire che davvero la legge sia uguale per tutti. Chi lo dice? Fini.
Dice che tira un vento nuovo.
Dice che stasera comunque piove. E quindi: "governo, ladro!"
Dice che questo Paese è fatto ancora di brava gente.
Dice che la tv aveva spento le coscienze.
Dice che la tv sta riaccendendo le coscienze.
Dice che quella gente davanti alla tv ha cambiato canale. Chi l'ha detto? L'auditel.
I punti di share domattina ci diranno dove andrà questa nazione, dopo che un "uccellino" ci aveva già annunciato la vittoria di Pisapia.
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7 settembre 2010


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Politici sopra(f)Fini

Lo ammetto, sono disorientata.

Mirabello è un paesino nell'Emilia Romagna, una regione notoriamente “rossa”. Il sindaco di Mirabello è una donna eletta in una lista civica con un passato a sinistra. Tutto normale e quasi anormale in un paese a destra.

Mirabello su wikipedia non c'è, ma forse ci sarà.Potrebbe esserci dopo il 5 settembre 2010. Potrebbe esserci perchè a Mirabello si è detto che il “PDL non c'è più!” E il PDL su Wikipedia c'è.

Fini, una volta fascista, che fu MSI prima e AN poi, parla a braccio per quasi due ore e punta il dito verso il dittatore comunista: Berlustalin, il capo di un governo di destra.

Fini pronuncia parole strane come integrazione, rispetto, legalità, costituzione, popolo. Le parole che una certa politica, al governo, cercava di farci dimenticare e che una certa politica, all'opposizione, ha dimenticato. Fini pronuncia parole che quelli a sinistra credevano fossero a sinistra. Parole che quelli a sinistra hanno sperato fossero ancora a sinistra. Fini pronuncia parole da oppositore, diventando un oppositore stando in maggioranza. Fini, di questo governo, era un compagno di squadra. Fini adesso sembra solo un compagno. Un traditore per alcuni, il salvatore della Patria per altri. Forse è solo un'alternativa. Forse è l'alternativa. Forse. O forse no.

Quello che è certo è che Fini è un politico, non un imprenditore della politica.

Quello che è certo è che adesso la più grande differenza è tra chi intende la politica come interesse personale e tra chi la intende come un interesse comune. Quello che è certo è che c'è un vuoto in questo Paese e che la vera differenza è tra chi è capace di colmare quel vuoto e chi invece non ci riesce. Quel che è certo è che abbiamo una legge elettorale che è una porcata. Quello che è certo è che alla fine di un discorso politico ti devono tremare le mani dall'emozione e che se chiedi un bicchiere d'acqua quel tremore si vede.

Quello che è certo e che in caso di elezioni potrei cominciare a chiedermi cosa votare.

Il delfino divenne squalo, mentre si apriva la stagione della caccia al voto.

 

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