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Serena Prinza Etichette:
8 marzo, festa della donna, festa delle donne, mimosa, uomo
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8 marzo 2013
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Non si vive di mimose
Tu che fai, uomo, regali una mimosa alla tua donna?
Tu regali una mimosa alla tua compagna, salvo poi prenderla a sberle se quando torni a casa il colletto della camicia non è stirato a dovere?
Tu regali una mimosa alla tua collega, salvo poi vantarti del fatto che lavori meno di lei e guadagni più di lei perché sei uomo?
Tu regali una mimosa alla tua amica, salvo poi guardarle il culo quando questa, dopo che ti ha ringraziato, ti saluta e se ne va?
Tu regali una mimosa alla tua collaboratrice, precaria, e la festeggi alla notizia della sua prossima gravidanza, salvo poi firmare la sua lettera di licenziamento lasciandola a casa con la prole?
Tu regali una mimosa alla tua segretaria, salvo poi complimentarti con lei solo quando la sua scollatura è più generosa e la sua gonna e più corta?
Tu regali una mimosa alla tua fidanzata, salvo poi spaccarle la faccia se ti sembra che abbia guardato un altro?
Tu regali una mimosa alla madre di tuo figlio, salvo poi non aiutarla mai nella gestione della famiglia e della casa?
Tu regali una mimosa alla ragazza incontrata in discoteca l'altra sera, salvo poi infamarla se lei non ci sta e non te la dà?
Tu regali una mimosa alle tue dipendenti, salvo poi non rispondere mai alla loro richiesta di un asilo aziendale, che ti potresti permettere e che le aiuterebbe a lavorare meglio?
Tu regali una mimosa alla tua stagista, salvo poi sapere che non ci pensi nemmeno ad assumerla, che poi ha già quasi 30 e sai mai che alla fine sogna un marito e dei figli?
Tu regali una mimosa alla tua sottoposta, salvo poi annoiarla con quelle tue battutite pieni di doppi sensi e con quel tuo fare da maschilista retrogrado, che pensi di poterti permettere perché sei un maschilista retrogrado?
Tu regali una mimosa alle tue elettrici, salvo poi riempirti la bocca con i bei discorsi sui diritti delle donne, ma senza fare mai nulla di veramente concreto per cambiare le cose?
Tu regali una mimosa al tuo capo donna, salvo poi partecipare a tutte quelle voci che dicono che quel posto se l'è guadagnato andando a letto con chissà chi, perché, si sa, le donne solo così riescono ad ottenere dei posti di comando?
Tu regali una mimosa alla tua impiegata, salvo poi pensare che quella promozione, che lei si merita perché lavora sodo, non gliela darai mai perchè ha rifiutato le tue avances e tu pensi che una donna, per avere un posto di comando, deve per forza andare a letto con qualcuno?
Tu che fai, uomo, regali una mimosa alle donne che ti stanno accanto?
Ma se anche una sola volta ti sei comportato come in uno di questi esempi, facci un favore: lascia stare, non regalarci mimose.
Non è di mimose che abbiamo bisogno.
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Serena Prinza Etichette:
8 marzo, festa delle donne, giornata internazionale della donna
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8 marzo 2011
Pubblicato daSerena Prinza Etichette:
8 marzo, festa delle donne, giornata internazionale della donna
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Questa festa è una tragedia
La giornata internazionale della donna, comunemente definita festa della donna, ricorre l'8 marzo di ogni anno per ricordare sia le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne, sia le discriminazioni e le violenze cui esse sono ancora fatte oggetto in molte parti del mondo.
In questa data, secondo una diffusa credenza, vi sarebbe stato l'incendio in una fabbrica di New York nel quale morirono 129 operaie donne. In realtà l'incendio della fabbrica di Triangle avvenne il 25 marzo del 1911.
In Italia fu l'UDI, Unione Donne Italiane, a prendere l’iniziativa di celebrare l’8 marzo a partire dal 1945.
Poi ci furono le grandi rivendicazioni e le grandi battaglie con grandi vittorie.
Poi ci fu l'uguaglianza raggiunta e mai arrivata, per cui gli stipendi delle donne sono sempre più bassi di quelli degli uomini e i posti di vertice occupati sono sempre pochi.
Poi ci furono e ci sono quelle che "io non festeggio la festa delle donne perché non dobbiamo essere festeggiate un solo giorno l'anno", poi ci furono e ci sono quelle che "io festeggio perché almeno ci festeggiano un giorno all'anno".
Poi ci sono state e ci sono ancora (?!) quelle che "io vado in discoteca con le amiche e mi godo uno spogliarello maschile senza il fidanzato", poi ci sono quelle che "che palle sta festa delle donne in giro con le amiche che vogliono vedere uno spogliarello maschile".
Poi ci sono quelle che "stiamo diventando peggio degli uomini perdendo di vista il nostro ruolo di donne, madri, mogli", poi ci sono quelle che "stiamo diventando peggio degli uomini che ci vorrebbero solo nel nostro ruolo di madri e mogli".
Poi ci sono quelle che "non uso il mio corpo perché ho un cervello" e quelle che "uso il mio corpo perché non ho un cervello" e poi quelle che "uso il mio corpo perché ho un cervello".
Poi ci sono quelle che vorranno delle mimose e quelle che non vorranno delle mimose. Poi ci sono quelle che riceveranno delle mimose e quelle che non riceveranno delle mimose.
Poi ci sono quelle del "se non festeggiamo ora, quando?" e quelle del "se non l'abbiamo fatto sino ad oggi perché ora?"
Poi ci sono le vecchie puttane e le nuove escort e quelle che tra queste restano normali, disorientate, smarrite, amareggiate, indignate.
Poi ci sono quelle di cui si è parlato e quelle di cui non si parla mai.
Poi ci sono le sante. Poi ci sono le stronze. La donna in carriera e la casalinga. Quella che domani sarà scavalcata da un tacco più alto e che dopo domani scavalcherà con un tacco ancora più alto e quella che continuerà ad indossare scarpe da ginnastica.
Poi ci siamo noi, perché sempre di noi si tratta.
Noi che dovremmo ricordare che la giornata internazionale della donna, comunemente definita festa della donna, ricorre l'8 marzo di ogni anno per ricordare sia le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne, sia le discriminazioni e le violenze cui esse sono ancora fatte oggetto in molte parti del mondo.
Una festa. Questa è la tragedia.
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