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17 novembre 2011


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Il governo del futuro

Ho guardato la foto di questo nuovo governo: uomini e donne, vestiti scuri, sobrietà e compostezza. 
Ho avuto paura.
Ho avuto paura perché questa gente non rideva, ma sorrideva e c'è una bella differenza.
Ho avuto paura perché questa gente dice che la crisi c'è e non la nasconde sotto il tappeto.
Ho avuto paura perché nessuno ha raccontato una barzelletta.
Ho avuto paura perché ho sentito pronunciare una parola "vecchia", talmente "vecchia" che mi è sembrata nuova: sacrificio.
Ho avuto paura perché guardandoli mi sono accorta che la politica ha fallito e che quei politici che hanno fallito dovrebbero essere sostituiti, ma a sostituirli non ci sono nuovi giovani politici, ma tecnici esperti, perché non abbiamo altro.
Ho avuto paura perché pur se rappresentano le eccellenze mi sono resa conto che non mi fido.
Ho avuto paura perché mi sono ritrovata a pensare, da blogger: "mi mancherà Brunetta, che forniva ottimi spunti per i miei post!" Poi ho letto la sua ultima intervista sul Corriere e mi sono resa conto che certa gente non perderà mai l'occasione per stare zitta.
Ho avuto paura che le parole di Berlusconi non fossero un addio, ma un avvertimento. O una minaccia.
Ho avuto paura dello spread, perché per la prima volta mi sono detta che lui se ne potrebbe fregare di questo governo.
Ho avuto paura che il vento nuovo fosse già finito.
Ho avuto paura che questo presente torni ad essere troppo presto esattamente come il passato.
Speriamo che passi.
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20 ottobre 2010


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Non siamo noi ad essere romani, sono loro ad essere romeni o non siamo noi ad essere romeni, sono loro ad essere romani?

Una giornata come un'altra. In fila per comprare un biglietto della metro. Due persone litigano. Un ragazzo 20enne romeno e una ragazza 32 anni, romana. Lei dice a lui: “ma che cazzo vuoi, cose ci fai qui nel mio paese”. Il litigio è per motivi futili, ma lui si sente aggredito. Camminano a fianco, continuano a volare parole “grosse”, poi si fronteggiano e lui sferra un pugno. Lei cade a terra. Lui va via, come se non fosse successo nulla. Qualcuno lo ferma, chiede spiegazione, lo riporta dinanzi a quel corpo che continua a giacere per terra.

Il fatto diventa notizia. La donna è in coma per un pugno. C'è un video. L'indifferenza della gente che non si cura di quello che accade, che ci mette troppo ad accorgersi di quella donna a terra. Una telecamera che ci mostra quanto sia facile non vedere.
Tutti avranno un opinione sul fatto: il ragazzo 20enne è un violento romeno. La ragazza è una donna di soli 32 anni, romana. Loro non dovrebbero stare qui. I motivi per semplificare sono lì a portata di mano. Non è un fatto di razzismo, però...

La donna dopo alcuni giorni in coma muore. C'è un altro mostro a portata di mano. Violento e straniero. Sono tutti schierati dalla parte giusta. Lui finisce in carcere. Quando le forze dell'ordine vanno a prelevarlo, il pubblico applaude soddisfatto. La classe politica è compatta, tutti a condannare, indecisi solo su quanto dura dovrà essere la pena. Magari è una buona occasione per tornare a parlare di pena di morte, per far leva sul sentimento di paura. Noi, loro. Italiano vittima dello straniero cattivo.
La cronaca nera dà una mano a orientare l'attenzione. In questo giorni fa comodo.
Cazzo, lui è romano e lei è romena! Sarebbe potuta andare meglio...

Per fortuna è cominciato il grande fratello. Potremmo parlare di questo. Si dice che quest'anno nella casa ci sia il figlio di un camorrista. Chissà se si sarà presentato dicendo: "Mi manda papà!"?
 

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