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20 gennaio 2012


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Piange il telefono. Piange al telefono.

Mia madre me lo urlava spesso: "Attacca quel telefono!"
Lei sapeva, lei aveva capito. 
Tutti parlano al telefono, tutti straparlano al telefono. Il telefono sembra essere diventato una sorta di nuovo confessionale, di macchina della verità, di strumento che svela effettivamente quello che siamo, come ci pensiamo, come ci poniamo con gli altri.
Per telefono abbiamo scoperto che Berlusconi aveva detto basta dopo la dodicesima, ma che avrebbe anche potuto continuare.
Per telefono la Minetti raccontava di quelle natiche troppo flaccide.
Per telefono la Merkel veniva ripresa per delle rotondità che poco piacciono agli uomini che si fermano alla dodicesima, ma che andrebbero anche avanti.
Per telefono era chiaro quanto il direttore della Rai riusciva ad abbassare il capo (e metaforicamente non sono quello) davanti ad un premier padrone.
Per telefono abbiamo scoperto chi rideva subito dopo il terremoto all'Aquila.
Per telefono abbiamo sentito quanto Lavitola si sentisse furbo e potente per i servizi che poteva fornire.
Per telefono siamo riusciti a capire le preoccupazioni della Santanchè (santa che?!) e di Briatore dinanzi a comportamenti poco edificanti di un anziano potente.
Per telefono abbiamo appreso che mentre naufragava la Concordia era buio e che per qualcuno questo rappresentava un problema per tornare al comando di una nave che colava a picco, mentre per un altro questo limite era superabile.
Per telefono, perché per telefono quanto ce piace de chiacchierà! Forse avevamo davvero creduto che una telefonata allunga la vita.
Invece mia madre aveva capito tutto e quando mi trovava attaccata alla cornetta urlava: "Attacca quel telefono!"
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24 ottobre 2011


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72 ore

C'era un presidente Italiano, uno tedesco (donna) e uno francese.
Erano tutti sulla stessa barca, che rischiava di affondare. La tedesca e il francese provavano a lavorare e ad evitare che la barca imbarcasse acqua. L'italiano raccontava barzellette per rendere più piacevole l'avvicinarsi dell'abisso. Ma le barzellette dell'italiano divertivano poco. La verità è che non si rideva con lui, ma si rideva di lui e infatti quando al francese e alla tedesca si chiese: "dareste mai l'unico secchiello per togliere l'acqua da questa nave al presidente italiano?" i due si guardarono, risero di gusto e dissero: "come no?!"
Allora il presidente italiano si arrabbiò e disse che era un complotto, che era incompreso, che lui era il migliore e che in realtà era lui l'unico unto dal Signore!
Tutti lo guardarono con attenzione poi esclamarono: "Benissimo, ti crediamo! Perciò ti diamo tre giorni per risorgere!"
Quello che non è stato fatto in anni si può fare in tre giorni? Ci vorrebbe un miracolo!
Non so voi, ma io se non vedo non credo...
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17 settembre 2011


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Io mi dimetto!

Non ho mai pagato per fare sesso. E non ho mai chiesto soldi per fare sesso.
Non ho mai presentato Sanremo, non ho mai chiesto a nessuno di piazzare mio fratello in una fiction. Non sono ministro, non sono nemmeno consigliere regionale. Non vivo all'Olgettina. Non andrei mai a letto con un 75enne, nemmeno se fosse l'uomo più potente d'Italia.
Sono demodè? Sono all'antica? Sono una brava ragazza? Sono normale? Sono stupida? Sono solo una racchia che fa come la volpe che non arriva all'uva?
Fate vobis! 
Io preferirei la carriera politica della Merkel, che con il suo culone non appetibile (perdonatemi, ma nemmeno mi và di scrivere certe cose per citazione) tiene a galla un paese, alla carriera politica della Minetti, che sappiamo tutti essere meglio senza t-shirt, almeno in quel caso sembra riuscire a mostrare se non delle doti, delle zinne!
Io preferirei concentrarmi sui problemi di un'Italia che va a rotoli, piuttosto che sui problemi di un premier che va a puttane!
Io preferirei che si usasse il termine puttana, al termine escort, per tutte quelle ragazze che si mettono in fila davanti alla porta di una camera da letto con i loro sogni e con delle richieste da esaudire in cambio di toccatine nelle parti intime.
Io preferirei che non ci fossero eroine che dicono no, perché in certi casi, in questo caso, un no non sarebbe stato eroico, ma doveroso, naturale, normale se ci si considera delle donne del 21esimo secolo e non delle becere cortigiane dai tempi bui.
Io preferirei che a delle non dimissioni del nostro presidente del consiglio, seguissero le nostre dimissioni! Dimissioni da italiani, se a rappresentarci e a governarci c'è certa gentaglia.
Perché mi chiedo: dove sono andati i tempi di una volta, per Giunone, quando ci voleva per fare il mestiere anche un pò di vocazione... (*)
Non solo quello della puttana, ma anche per quello del Presidente del Consiglio.

(*) La città vecchia di Fabrizio De Andrè
 

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