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27 settembre 2013


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La rana e lo scorpione

C'era una volta una rana che si chiamava Letta. La rana che aveva sempre fatto la rana, un giorno pensò di essere diventato un rospo, uno di quei rospi fortunati che era stato baciato e si era trasformato in un principe. A baciarlo, però, non era stato nè una principessa, nè la fortuna, ma un signore anziano, con i capelli bianchi che voleva fare il nonno del paese, ma che in realtà ne era il reggente. A quel re, senza il figlio giusto, serviva un erede a cui lasciare il governo del paese e scelse lui: Letta la rana, che non era rospo e che divenne principe.
Il lavoro era bello duro, ma Letta la rana divenuto principe si mise all'opera: doveva portare il Paese di là, oltre lo stagno della crisi e per farlo aveva bisogno di nuovi amici, fuori dalla cerchia degli amici di sempre, perché gli amici di sempre non erano bastati, non erano stati bravi e non ci avevano creduto.
Si mise all'opera, ma capitò che un giorno tra i nuovi amici si presentò Belusconi lo scorpione, che chiese a Letta la rana di prenderlo sulla schiena e di trasportarlo per portarlo di là, oltre lo stagno della crisi.
Letta la rana temendo di essere punto durante la traversata cominciò a pensarci su, ma Berlusconi lo scorpione lo rassicurò: "Prometto di non pungerti perché se pungo te poi muoio anch'io ed io non posso e non voglio ancora morire e poi dobbiamo stare insieme per la stabilità, il bene del paese perché altrimenti sarebbero vani tutti gli sforzi di re Giorgio che da rana ha voluto farti principe, mentre non eri nemmeno un rospo."
Letta la rana si convinse e si mise in groppa Berlusconi lo scorpione, ma al momento di salire si portò con lui tutti i suoi amici. 
La traversata cominciò e mentre si andava ad un certo punto quelli cominciarono a dire: "Così non va bene, noi non vogliamo più l'Imu, buttiamola nello stagno della crisi per arrivare di là più in fretta." Letta la rana disse: "Non si può!" Allora Berlusconi lo scorpione lo rassicurò: "Se cancelli l'Imu, prometto di non pungerti perché se pungo te poi muoio anch'io ed io non posso e non voglio ancora morire e poi dobbiamo stare insieme per la stabilità, il bene del paese perché altrimenti sarebbero vani tutti gli sforzi di re Giorgio che da rana ha voluto farti principe, mentre non eri nemmeno un rospo."
Letta la rana si convinse e continuò la traversata. 
Ogni tanto ne spuntava una, un desiderio, un'esigenza, una voglia a cui Letta la rana finiva per cedere e come al solito Berlusconi lo scorpione lo rassicurava: "Prometto di non pungerti perché se pungo te poi muoio anch'io ed io non posso e non voglio ancora morire e poi dobbiamo stare insieme per la stabilità, il bene del paese perché altrimenti sarebbero vani tutti gli sforzi di re Giorgio che da rana ha voluto farti principe, mentre non eri nemmeno un rospo."
Letta la rana, però, era sempre più spaventato, e più passava il tempo e più sapeva che non rischiava solo la puntura di Berlusconi lo scorpione, ma di tutti i suoi amici. 
Lo avrebbero punto, non erano amici, non erano uguali, erano nemici, lo erano sempre stati. 
E' nella loro natura.
Letta la rana era sempre più sfiduciato. 
Chi non è nato principe non può essere un principe, soprattutto se non è mai stato un rospo e se non c'è stata nessuna principessa che ti ha scelto. Una rana deve restare rana, così come uno scorpione resterà scorpione. 
E' nella loro natura.
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8 novembre 2011


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Mi dimetto, lo prometto e se prometto io mantengo...

Berlusconi sale al Quirinale. Questo è quello che si sono detti lui e Napolitano.

Berlusconi: "Io mi ero perso nella figa e tu, tu dalla rabbia ormai non mi credevi più e adesso che sono salito qua ti dico mi dimetto, si, e non lo avrei detto mai."

Napolitano: "e adesso giura, adesso giura, adesso giura che non hai paura, che non è una fregatura dirmi mi dimetto, perché per delle dimissioni, senza reali dimissioni sparano lo spread su! e noi cadiamo giù!"

Berlusconi: "mi dimetto e lo prometto, e se prometto poi mantengo."

Napolitano: "ti dimetti e se ci tieni, tu prometti e poi mantieni. Prometti, prometti!"

Berlusconi: "ti giuro dimissioni, dimissioni in eterno, e quando mi dimetterò me ne andrò all'inferno, ma solo dopo la legge di stabilità, sperando poi che mai si farà. Lo grido cento, mille volte a sera. Sono disperato e non mi resta che una preghiera: spero di non svegliarmi già in galera, quando solo sarò."

Napolitano: "prometti, per sempre sarà. Prometti indietro non si tornerà! E adesso se c'è una crisi la mandiamo via, perché i problemi tuoi non sono più i problemi miei. Bisogna che tu non sia più con noi e tutti gli altri poi, non ti chiameranno mai! E adesso giura, adesso giura sopra la mia Costituzione che non è certo dedicata a te e che invece io ho consumato con i baci e pianti, perché per colpa tua non ci credevo più!"

Berlusconi: "mi dimetto e lo prometto, e se prometto poi mantengo."

Napolitano: "ti dimetti e se ci tieni, tu prometti e poi mantieni. Prometti, prometti!"

ADESSO GIURA!


*T'appartengo di Assolo, Franco Migliaccio, E. Migliaccio, Stefano Acqua, E. Migliacci.
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2 novembre 2011


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Su e giù dal Colle

La crisi è crisi.
E' un via vai di gente, di finte proposte, di preoccupazioni, di allarmismi, di correnti, di pensieri e parole, di salite e discese.
Le borse vanno giù e allora i politici vanno su. 
Su al Colle.
Bersani sale al Colle.
Casini sale al Colle.
Tremonti sale al Colle.
Berlusconi dovrebbe salire al Colle.
Fini c'è già stato al Colle.
Tutti su da Napolitano, indispettito perchè in tempi di crisi anche le tartine costano e questi politici mangiano, mangiano e mangiano. Si sono mangiati il Paese!
Eppure io ne inviterei qualche altro. Su anche Bossi, Calderoli, magari anche Scilipoti che tiene in piedi il governo e che crede di essere il nuovo che avanza. E su anche chi scalpita, ovvero il giovane Renzi. Destra e sinistra, tutti su! Su Angelino Alfano, leader (?) del Pdl, e di tutti i suoi tesserati. 
E le donne? Volete lasciare giù le donne? Su le quote rosa, su la Bindi, su la Gelmini, su la Prestigiacomo, persino la Santanchè. 
Su, sempre più su.
E quando saranno tutti su, proviamo a fare un giochino.
Chi buttereste per primo giù dal Colle?
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30 maggio 2011


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Risultati assurdi o assurdi risultati?

E' Assurdo!!!

Milano: 55,1%
Napoli: 65,3%
Cagliari: 59,4%
Trieste: 57,5%
Novara: 52,9%
Arcore: 56,6%

Con queste percentuali si perdono le elezioni a destra.
Bondi si dimette.
Silvio Berlusconi tace, anzi no. Dalla Romania parla di cetrioli avvelenati.
Dalle barzelletta passa forse alle sottili metafore?
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22 aprile 2011


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Via Lassini delle liste! Anzi no...

Milan l'è sempre un gran Milan.
E il Pdl qui sembra una grande famiglia. Si, quella di "Parenti serpenti" di Mario Monicelli.
Donna Letizia si ri-candida a sindaco di Milano. A qualcuno può fra piacere a qualcun altro no. E parliamo della sua stessa coalizione. 
Parte la campagna elettorale, manifesti a destra e a manca. Donna Letizia in ogni salsa: spazzina, operaia, assistente degli anziani, vicina ai giovani, ai giovanissimi, in versione verde, come pulitrice di muri sporcati dai graffiti, tra le forze dell'ordine, tra i lavoratori, progettista. Milano ne è tappezzata. 
Eppure qualche spazio libero resta ancora. Da qualche parte spunta la faccia di Pisapia, o il faccione di Palmieri. E poi qualcuno vede rosso!! Saranno i comunisti? No! Proprio il contrario! 
E' una trovata (pubblicitaria) di Roberto Lassini, candidato nelle liste del Pdl per le elezioni comunali di Milano, che, ispirandosi alle parole del nostro Presidente del consiglio, fa fare dei manifesti rossi con la scritta: "Via Le BR dalle procure".
Apriti cielo! Per quei manifesti rossi tutti diventano incazzati neri! Il Pd insorge (c'è anche il Pd?), Il Presidente Napolitano stigmatizza i manifesti, Donna Letizia strepita: "O lui o me!"
Chi resta in silenzio è il Presidente del consiglio, copyright ed ispiratore dei manifesti.
Lassini fa un passo indietro e scrive a Napolitano scusandosi e annunciando la propria "rinuncia irrevocabile" alla candidatura alle comunali di Milano. Poi fa una giravolta: "rinuncio (solo) alla campagna elettorale", poi la fa un'altra volta: "se mi candidano non mi dimetto".
Il silenzio di Silvio Berlusconi diventa solidarietà espressa telefonicamente (ma non aveva rinunciato al cellulare?). Il quotidiano "Il Giornale" lancia la campagna "Io voto Moratti e Lassini", la Santanché (Santa chè?) diventa attivista del partito salva Roberto (Lassini, appunto). A fare da groupie anche Tiziana Maiolo, anti-giudici da sempre e nemica di Donna Letizia.
E Donna Letizia che fa? Per adesso resta incompatibile con Lassini, ma compatibile con Silvio Berlusconi, che si impegnerà in prima persona nel rush finale della campagna elettorale. Perché Milano è la cartina di tornasole. Qui si misurano gli umori del Paese. Oppure la coesione del Pdl.
Del resto se uno dei problemi di Silvio Berlusconi sono state le escort, il suo partito, il Pdl a Milano, non poteva che essere un "casino".
 

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